Il danno esistenziale: le differenze dal danno morale giovedì, mag 31 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 maggio 2007, n. 11278.

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 11278 del 16 maggio 2007, ha affrontato il tema del danno esistenziale.
La Corte, in particolare, ha rigettato il ricorso proposto da un dipendente di un’azienda che, essendo stato investito da un “muletto” all’interno della struttura, aveva richiesto il risarcimento del danno biologico ed esistenziale.
Sia Tribunale che la Corte di Appello di Trento avevano rigettato il ricorso e la Corte ha ribadito quanto da essi stabilito.

La Cassazione, infatti, ha ricordato la sentenza delle Sezioni Unite del 24 marzo 2006 n. 6572, per cui “il danno esistenziale è autonoma e legittima categoria dogmatica giuridica in seno dell’articolo 2059 codice civile; esso si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore (propria del cosiddetto danno morale), ma oggettivamente accertabile del pregiudizio attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso; richiede una specifica allegazione e prova, anche per presunzioni.

La Corte, quindi, ha aggiunto che il ricorrente aveva richiesto il risarcimento del danno esistenziale motivandolo con una “prostrazione fisica” e con la “limitazione di tutte le attività lavorative che prevedono prolungata stazione eretta o deambulazione protratta”.
Secondo quanto stabilito dalla Cassazione, invece, la prima fattispecie di danno è ricompressa nel danno morale, mentre la seconda è riconducibile al danno biologico e, pertanto, il ricorso è infondato.

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

Camera: deluse le aspettative sul ripristino del diritto all’assistenza dei danneggiati giovedì, mag 31 2007 

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Qualcuno si era fatto illusioni sulla possibilità che dal progetto di legge intitolato “Misure per il cittadino consumatore e per agevolare le attività produttive e commerciali, nonché interventi in settori di rilevanza nazionale” potesse scaturire un formulato atto a ripristinare il diritto del danneggiato a farsi assistere da un professionista nella delicata fase stragiudiziale.
Aspettative prontamente deluse.

L’art. 13 del PDL approvato dalla Commissione, su cui ci eravamo espressi, così recitava:

1. All’articolo 150, comma 1, del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) alla lettera d), in fine, sono aggiunte le seguenti parole: «, ivi comprese le spese sostenute dal danneggiato per assistenza legale o consulenza professionale
b) dopo la lettera e) è aggiunta la seguente la definizione dei rapporti con le imprese di autoriparazione abilitate ai sensi di legge secondo parità di condizioni di concorrenza, precludendo ogni forma di determinazione, anche indiretta, di tariffe massime o di sconti e ferma restando la libertà di scelta, da parte del danneggiato, di imprese di autoriparazione abilitate di propria fiducia.»

Dopo l’esame dell’aula ha subito una drastica cura dimagrante diventando

1. All’articolo 150, comma 1, del codice delle assicurazioni private, di cui al decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:

e-bis) previsione di rapporti con le imprese di autoriparazione abilitate a norma di legge, secondo parità di condizioni e ferma restando la libertà di scelta da parte del danneggiato di imprese di autoriparazione abilitate di propria fiducia»…[continua...]

Dal Blog di Stefano Mannacio  la notizia qui

Dal 2 giugno più facile la cancellazione dell’ipoteca giovedì, mag 31 2007 

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Dal 2 giugno operative le nuove disposizioni per la cancellazione d’ufficio dell’ipoteca per i mutui immobiliari. Le nuove linee guida, in applicazione delle disposizioni contenute nel decreto Bersani-bis (articolo 13, commi 8-sexies e seguenti del decreto legge 7/2007, convertito con modifiche dalla legge 40/2007), prevedono l’estinzione ope legis dell’ipoteca coincidente con l’estinzione del debito contratto con banche, società finanziarie o enti di previdenza obbligatoria: l’ipoteca viene cancellata d’ufficio, senza oneri per il debitore, a seguito della comunicazione del creditore alla conservatoria.

Per i mutui estinti prima della data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, la cui ipoteca non sia stata ancora cancellata alla medesima data, il termine previsto dal comma 8-septies decorre dalla data della richiesta della quietanza da parte del debitore, da effettuarsi mediante lettera raccomnadtata con avviso di ricevimento. Il comma 8-septies prevede che il creditore è tenuto a rilasciare al debitore quietanza attestante la data di estinzione dell’obbligazione e a trasmettere al conservatore la relativa comunicazione entro 30 giorni dalla stessa data, senza oneri per il debitore….[continua...]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Il licenziamento individuale è legittimo per giustificato motivo oggettivo, quando viene determinato dalla necessità di ottimizzare l’efficienza e la produttività mercoledì, mag 30 2007 

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In base all’art. 3 L. n. 604/66 -

Il giustificato motivo oggettivo di licenziamento determinato da ragioni inerenti l’attività produttiva, nel cui ambito rientra anche l’ipotesi di riassetto organizzativo attuato per la più economica gestione dell’impresa, è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il Giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, atteso che tale scelta è espressione della libertà di iniziativa economica tutelata dall’art. 41 Cost., mentre al Giudice spetta il controllo della reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore; ne consegue che non è sindacabile nei suoi profili di congruità ed opportunità la scelta imprenditoriale che abbia comportato la soppressione del settore lavorativo o del reparto o del posto cui era addetto il dipendente licenziato, sempre che risulti l’effettività e la non pretestuosità del riassetto organizzativo operato.

Le ragioni, inerenti l’attività produttiva, possono, dunque, derivare, oltre che da esigenze di mercato, anche da riorganizzazioni o ristrutturazioni, quali ne siano le finalità e quindi comprese quelle dirette al risparmio dei costi o all’incremento dei profitti. 
Queste ragioni devono essere, nella loro oggettività tali da determinare il venir meno della posizione lavorativa e ciò si verifica quando la prestazione divenga inutilizzabile a causa della diversa organizzazione che viene attuata e non in forza di un atto arbitrario del datore di lavoro.

Tale indirizzo interpretativo si fonda sul disposto dell’art. 3 L. 604/66, da cui si ricava che è oggettivamente giustificato il licenziamento del dipendente che sia stato attuato allo scopo di sopprimere una posizione lavorativa ancorché per ridurre i costi, pur se le mansioni già assegnate al dipendente licenziato vengano affidate ovvero distribuite tra altri soggetti (siano essi lavoratori dipendenti o no della stessa impresa), dato che, in tal caso, il recesso è strettamente collegato “all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro ed al regolare funzionamento di essa”, elementi questi, in relazione ai quali non può essere sindacata la scelta operata dal datore di lavoro, essendo la stessa espressione della libertà di iniziativa economica garantita dall’art. 41 Cost. della Costituzione.

Opinare diversamente significherebbe affermare il principio, contrastante con quello sancito dal richiamato art. 41, per il quale l’organizzazione aziendale, una volta delineata, costituisca un dato non modificabile se non in presenza di un andamento negativo e non, anche ai fini di una più proficua configurazione dell’apparato produttivo, del quale il datore di lavoro ha il “naturale” interesse ad ottimizzare l’efficienza e la competitività (Cassazione Sezione Lavoro n. 10672 del 10 maggio 2007, Pres. Ianniruberto, Rel. Stile).

Da Legge-e-giustizia

Nullità del termine apposto al contratto di lavoro mercoledì, mag 30 2007 

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(Cassazione Sezione Lavoro n. 11741 del 21 maggio 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Balletti).

La cessazione del rapporto di lavoro per scadenza del termine non costituisce licenziamento – Non va perciò impugnata nel termine di 60 giorni previsto dalla legge n. 604 del 1966.

In caso di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, non sussiste per il lavoratore cessato dal servizio l’onere di impugnazione del licenziamento nel termine di sessanta giorni previsto, a pena di decadenza, dall’art. 6 della legge n. 604/1966. Infatti, in tale caso, il rapporto cessa non già in forza di un licenziamento formalmente intimato (che costituirebbe il necessario presupposto per l’applicabilità dell’art. 6 cit.), bensì per l’apparente operatività del termine stesso in ragione dell’esecuzione che le parti danno alla clausola nulla. Da ciò deriva l’applicabilità della disciplina della nullità con la conseguenza che in qualsiasi tempo il lavoratore può far valere l’illegittimità del termine e chiedere l’accertamento della perdurante sussistenza del rapporto e la condanna del datore di lavoro a riattivarlo riammettendolo al lavoro; ad eccezione:

1) dell’ipotesi in cui il protrarsi della mancata reazione del lavoratore all’estromissione dall’azienda ed il suo prolungato disinteresse alla prosecuzione del rapporto esprimano, come comportamento tacito concludente, la volontà di risoluzione consensuale del rapporto stesso;

2)nell’ulteriore ipotesi in cui il rapporto (apparentemente) a termine si sia risolto per effetto di uno specifico atto di recesso del datore di lavoro (licenziamento), che si sia sovrapposto alla mera operatività del termine con la conseguenza applicazione, in tale ultimo caso, sia del termine di decadenza di cui all’art. 6 cit., sia della disciplina della giusta causa e del giustificato motivo del licenziamento.

Da Legge e Giustizia  la notizia qui

Corona: “Ostaggio dello Stato” mercoledì, mag 30 2007 

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Per 80 giorni mi sono sentito ostaggio dello stato e vittima di quel Talebano di Woodcock che voleva solo fama e popolarità”. Queste le prime parole di Fabrizio Corona, il fotografo al centro dell’inchiesta scandalo su Vallettopoli subito dopo aver lasciato il carcere di San Vittore. Il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, ha concesso gli arresti domiciliari a Corona, che era detenuto da tre mesi nel penitenziario del capoluogo lombardo.

“Quello che ho subito in questi 80 giorni da parte di tutti, ma in particolare della Procura di Potenza, è vergognoso…Ma tra poco sarò libero e allora dirò le mie verità e saranno cavoli amari”. E’ un Fabrizio Corona che sembra esplodere dalla rabbia quello che varca il portone della carraia del penitenziario di San Vittore per entrare nella Bentley scura e raggiungere la sua abitazione in largo La Foppa dove, su ordine del gip di Potenza, dovrà restare agli arresti domiciliari…..[continua...]

Da Tgcom.it   la notizia qui

Arrestato il marito di Barbara Cicioni mercoledì, mag 30 2007 

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Ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Roberto Spaccino l’uomo si è presentato dai carabinieri insieme a due avvocati.

PERUGIA: L’avrebbe ammazzata di botte con il figlio che portava in grembo e ora è anche accusato di aver maltrattato gli altri due suoi figlioletti. L’assassino della donna incinta di Marsciano sarebbe il marito. Oggi, poche ore prima dei funerali di Barbara Cicioni, Roberto Spaccino è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario condita da una serie di aggravanti.

Le indagini erano arrivate a una soluzione ieri sera: l’assassino è stato tradito da una macchia di sangue. Spaccino – è scritto nel comunicato diffuso dal sostituto procuratore che coordina le indagini, Antonella Duchini – “è stato tratto in arresto, indagato per i delitti di omicidio volontario aggravato (futili motivi, crudeltà verso la vittima, rapporto di coniugio) per aver cagionato la morte della moglie Barbara Cicioni, maltrattamenti nei confronti della medesima e dei figli minori, calunnia nei confronti di ignoti, simulazione di reato”….[continua....]

Da La Repubblica   la notizia qui

La prescrizione dei diritti del lavoratore non decorre se egli è inquadrato con contratti a termine martedì, mag 29 2007 

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LA PRESCRIZIONE DEI DIRITTI DEL LAVORATORE NON DECORRE SE EGLI E’ INQUADRATO CON CONTRATTI A TERMINE
Anche se la clausola di limitazione temporale risulta nulla
(Cassazione Sezione Lavoro n. 11736 del 21 maggio 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Celentano). 

Di seguito riportiamo il caso

Corrado T. ha lavorato come carrellista alle dipendenze della s.p.a. De M. nel periodo dal gennaio 1974 al settembre 1992 in base ad una serie di assunzioni a tempo determinato. Dopo la scadenza dell’ultimo contratto egli ha chiesto, nel luglio 1993, al Pretore di Salerno, di accertare la nullità dei termini apposti ai vari contratti di lavoro e l’esistenza di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nonché di condannare l’azienda al pagamento di differenze di retribuzione maturate nell’arco di 18 anni di complessiva durata del rapporto; egli ha inoltre chiesto il pagamento della retribuzione relativa ai periodi di intervallo tra un contratto e l’altro nei quali era rimasto inoperoso. L’azienda ha sostenuto la legittimità dei termini apposti ed ha eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti del lavoratore, facendo presente di avere oltre 15 dipendenti. Sia il Tribunale di Salerno, subentrato al Pretore, che la locale Corte di Appello hanno ritenuto la nullità dei termini apposti ai vari contratti, ma hanno accolto l’eccezione di prescrizione, limitando al periodo ottobre 1998-settembre 1992 la condanna al pagamento delle differenze richieste ed escludendo il diritto del lavoratore alla retribuzione per gli intervalli tra un contratto e l’altro. Corrado T. ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza della Corte di Salerno per avere accolto l’eccezione di prescrizione e per avere negato il diritto alla retribuzione negli intervalli tra un contratto e l’altro.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11736 del 21 maggio 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Celentano) ha parzialmente accolto il ricorso, affermando che la Corte di Salerno è incorsa in errore accogliendo l’eccezione di prescrizione quinquennale. La Suprema Corte ha ripetutamente chiarito che il presupposto della stabilità reale – che consente il decorso della prescrizione quinquennale dei crediti del lavoratore durante il rapporto, ai sensi dell’art. 2948, n. 4, cod. civ. – va accertato con riferimento al concreto atteggiarsi del rapporto stesso e alla configurazione che di esso danno le parti nell’attualità del suo svolgimento (dipendendo da ciò l’esistenza, o meno, di una effettiva situazione psicologica di “metus del lavoratore) e non già alla stregua della diversa normativa garantistica che avrebbe dovuto, in astratto, regolare il rapporto ove questo fosse sorto, fin dall’inizio, con le modalità e la disciplina che il giudice riconosce applicabili (Cass. 20 giugno 1997 n. 5494; 10 aprile 2000 n. 4520; 14 ottobre 2000 n. 13722; 23 aprile 2002 n. 5934). La carenza di una stabilità reale riconosciuta ed operativa impedisce il decorso della prescrizione durante il rapporto, a seguito delle note sentenze della Corte Costituzionale n. 63 del 1966, n.143 del 1969 e n. 174 del 1972…[continua...]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Citazioni o…epitaffi a progetto? martedì, mag 29 2007 

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Pubblichiamo, di seguito, un articolo di un blog che riteniamo molto interessante.

Rieccomi…rieccoci, dopo una settimana di minivacanzariposo, dopo una settimana di assenza a progetto e quindi non pagata (sono flessibilissimo io!) torno con un po’ di fresche novità, grazie specialmente al grande aiuto et supporto che mi sta dando Gegio. Tra l’altro non ci crederete, ma non ci siamo ancora visti personalmente.

Poffarbacco, allora non siamo così flessibili come pensavo. Forse siamo solo troppo impegnati coi nostri progetti.
Vorrei esordire con un po’ di frasi cariche di spunti di riflessione, citazioni dai racconti intorno al fuoco di Gegio…a me personalmente fanno venire i brividi. E penso che anche agli altri lavoratori a progetto balzino all’occhio alcuni piccolissimi aspetti, altre sfaccettature del nostro status, della condizione della nostra elite di sfortunati.

E vi spiego anche perché potrebbero diventare epitaffi…: “con il termine epitaffio […] si intende un’iscrizione funebre, il cui scopo è onorare e ricordare il defunto. Generalmente, pur non sempre, si tratta di uno o più versi di una poesia: molti poeti hanno infatti composto il proprio epitaffio.” […] – definizione tratta da wikipedia.org.

Io ho già in mente cosa potremo farci scrivere sulla nostra bella tomba, giusto per rimanere allegri. Vi fornirò qualche esempio che personalmente, come già accennato, mi fa perdere la mia classica “flessibilità fisica”.

credo che ci sia ben poco da fare sindacalmente parlando. Questo non perchè non sei tutelato/a ma perchè purtroppo, oggettivamente parlando, XXXXX ha la libertà di scegliere o non scegliere chi deve rimanere e chi no.

  • …perdere tre o forse più persone che sono lì - in un call center, ndr - da un po’ di tempo e che sono preparati dovrebbe essere peggio di avere anche 50 novellini.
  • (corollario) TEOREMA DELLA FLESSIBILITA’: per ogni assunto a progetto è previsto un incentivo per l’azienda; come diretta conseguenza, è evidente che il rapporto penale X carsaqualità / incentivo X nuoveassunzioni dev’essere sicuramente a vantaggio dell’azienda (in genere call center), altrimenti è impensabile un comportamento così.
  • XXXXX ha la possibilità di adottare questo comportamento quindi è liberissimo di dirti: “da settembre - o un mese che vi pare - non venire più!”, non contravvenendo a nessuna legge sindacale - perché non parlano di noi né ci proteggono in modo giusto? - o senza violare il contratto. Certo, è un comportamento penoso, vile e lievemente fascistoide[continua....]

    Da Blog a Progetto   la notizia qui

  • Nuove ombre sull’indennizzo diretto in materia R.C.A. martedì, mag 29 2007 

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    Nuove ombre sull’indennizzo diretto in materia R.C.A.
    Chiesta seria discussione per abolizione nuova procedura.

    A distanza di oltre quattro mesi dall’esecuzione della nuova procedura d’indennizzo diretto in materia R.C.A., introdotta dagli artt. 149 e 150 del decreto legislativo 2 settembre 2005, n. 209 (Codice delle Assicurazioni) ed attuato con il D.P.R. 254/2006, numerose ombre vengono proiettate anche in Parlamento sulla nuova procedura che vanno ad alimentare e confermare le copiose polemiche dei mesi immediatamente precedenti e successivi alla sua introduzione.
    E’ noto a tutti gli addetti del settore che ben tre proposte di legge sono state presentate per l’abolizione totale della procedura o per prevederne la sua facoltatività, nonché numerosi emendamenti tutti volti al precipuo scopo di garantire il diritto di difesa dei danneggiati, mestamente mortificato dalla procedura.

    Di recente, infatti, seppur respinti o ritirati tutti gli emendamenti al Progetto di Legge 2272-bis, presentati in sede di discussione avanti alla X Commissione Attività Produttive della Camera, e volti tutti al riconoscimento delle spese di consulenza ed assistenza professionale, è, invece, stato approvato un emendamento, dal contenuto contraddittorio, che prevede che “All’articolo 150, comma 1, del decreto legislativo 2 settembre 2005, n. 209, sono apportate le seguenti modificazioni: a) alla lettera d), in fine, sono aggiunte le seguenti parole: «, ivi comprese le spese sostenute dal danneggiato per assistenza legale o consulenza professionale»”.
    Nessuna aspettativa di ripristino immediato del giusto diritto al riconoscimento delle spese di assistenza professionale in favore dei danneggiati in caso di risarcimento diretto quindi, ma un tentativo, magari contraddittorio, di andare verso la giusta direzione…
    [continua...]

    Dal Blog di Stefano Mannacio  la notizia qui

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