Furti in treno: ecco come farsi rimborsare venerdì, giu 29 2007 

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Che fare in caso di furti quando si viaggia in treno? Ebbene, per chi viaggia sui treni regionali non c’è niente da fare; il discorso cambia invece per gli Eurostar, gli Intercity, i vagoni letto e le cuccette. A farlo presente è Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc, in concomitanza con il periodo estivo che di norma genera un aumento del numero dei viaggiatori in treno.

Nel prezzo del biglietto di Eurostar, Intercity, vagoni letto e cuccette e’ infatti compresa una quota assicurativa che consente di chiedere un rimborso per il furto, con un massimale di 520 euro, ed a seguito di regolare alle forze di polizia o alla Autorita’ giudiziaria entro 3 giorni, unitamente alla segnalazione del furto al personale del treno, ed all’invio entro 15 giorni della copia della denuncia, con allegato il biglietto del treno, a Trenitalia – Assistenza passeggeri, via Giolitti 2, 00185 – Roma, oppure presso gli Uffici passeggeri della stazione di arrivo.

Nel dettaglio,per i treni Eurostar e Intercity, Trenitalia indennizza i furti solo per le valigie sistemate nell’apposito vano portabagagli, all’estremita’ delle carrozze; il rimborso e’ di 260 euro per valigia per un massimo di due valigie (quindi 520 euro). Per i vagoni letto e le cuccette, oltre alle valige Trenitalia indennizza anche i furti di portafogli, macchine fotografiche, computer, ecc., a condizione che le porte siano state chiuse; anche in questo caso il massimale è di 520 euro.

Da Vostri Soldi.it   la notizia qui

Guida in stato di ebbrezza, no oblazione venerdì, giu 29 2007 

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Niente oblazione per chi guida in stato di ebbrezza.

Con la sentenza della Corte di Cassazione n. 25056 del 28 giugno 2007 è stato accolto il ricorso della procura di Brescia presentato contro un non luogo a procedere, emesso nei confronti di un automobilista trovato ubriaco, per estinzione del reato per intervenuta oblazione.

Da Cassazione.net   la notizia qui

L’oblazione è una causa di estinzione del reato limitata alle contravvenzioni, prevista agli articoli 162 e 162bis del codice penale.
Originariamente la oblazione poteva darsi solamente per le contravvenzioni punite con la pena dell’ammenda (art. 162 c.p). Si è poi prevista un ulteriore ipotesi di oblazione, riguardante le contravvenzioni punite con la pena alternativa dell’arresto e dell’ammenda (art. 162bis). L’oblazione consiste nel pagamento di una somma di denaro pari a un terzo del massimo dell’ammenda stabilita dalla legge come pena per le contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda, ovvero pari alla metà del massimo, quando si tratti di contravvenzione punita alternativamente con l’arresto o con l’ammenda. Il pagamento di tale somma estingue il reato.

Comunicato stampa: alterazioni dati assicurativi ai danni dei consumatori giovedì, giu 28 2007 

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Un nostro caro e affezionato lettore, il sig. Giovanni D’Agata, Componente del dipartimento Nazionale “ TUTELA DEL CONSUMATORE “ di Italia Dei Valori ci invita a pubblicare il comunicato stampa che alleghiamo, in tema di truffe assicurative.

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Avv. Maria Grazia Mei

Dott. Massimiliano Calcaterra

Revoca della pensione dell’invalido per interdizione e revoca dalle liste speciali giovedì, giu 28 2007 

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Con la sentenza del 14 giugno 2007, n. 68, il Tribunale di Ivrea, sezione lavoro, ha dichiarato l’illegittimità della revoca della pensione di un invalido civile e che era stata inflitta per la mancata iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio degli invalidi civili e perché era stata emanata una sentenza di interdizione, senza che fosse stato valutato se la patologia sofferta dallo stesso avesse potuto in qualche modo compromettere la sua residua capacità lavorativa.

Fatto e diritto
Un invalido civile, titolare di pensione di invalidità Inps, aveva chiamato in giudizio Inps (e Ministero dell’Economia e delle Finanze) che gli aveva revocato la pensione per mancata iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio degli invalidi civili e per intervenuta sentenza di interdizione legale, nonchè per aver superato per un anno il limite reddituale previsto dalla legge, richiedendo peraltro la restituzione di quanto percepito per tali periodi.
Si costituiva in giudizio il Ministero dell’Economia e delle Finanze, richiedendo di dichiarare il proprio difetto di legittimazione passiva.
Si costituiva in giudizio anche Inps, domandando in via preliminare di rito di dichiarare il ricorso improponibile od improcedibile e il rigetto della domanda.
Dopo l’espletamento senza esito del tentativo di conciliazione ed ascoltati i teste (tra i quali il responsabile del centro per l’impiego di Ivrea) ha avuto luogo il processo…[continua...]

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

Pensioni, verso lo stralcio dello scalone giovedì, giu 28 2007 

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Rutelli: non è la priorità. Subito le misure sulle minime e sui precari.

ROMA — La rottura della trattativa fra governo e sindacati sulle pensioni, ieri alle 3 del mattino, è stata drammatica. Ma già stamane governo e parti sociali torneranno a riunirsi a Palazzo Chigi per riaprire ufficialmente il dialogo. In realtà dietro le quinte il confronto non si è mai interrotto e gli incontri riservati si sono succeduti praticamente senza soste. Ma tutti, a partire dagli ambienti di Palazzo Chigi, spiegano che per l’accordo ci vuole ancora qualche giorno.

La trattativa è inciampata nello «scalone Maroni», l’aumento dell’età minima per la pensione da 57 a 60 anni dal 2008. I leader di Cgil, Cisl e Uil, nella cena dell’altra sera con il presidente del Consiglio, avevano suggerito una via per superare l’ostacolo: 58 anni dal 2009 accompagnati da incentivi per chi ritarda il pensionamento (1% in più per ogni anno di ritardo) e verifica della riforma dopo tre anni. Ma la proposta è stata affossata, conti alla mano, dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e dai suoi collaboratori della Ragioneria generale. Che prima hanno detto che bisognava partire con 58 anni dal 2008 e poi hanno aggiunto che comunque bisognava avere garanzie sul fatto che si sarebbero ottenuti gli stessi risparmi previsti dalla Maroni con l’aumento a regime dell’età a 62 anni. A quel punto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è andato in escandescenze contro Padoa-Schioppa e ha abbandonato il tavolo, seguito poco dopo da Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) quando lo stesso Romano Prodi ha confermato che non poteva rinunciare ai 62 anni…[continua...]

 Da Il Corriere Della Sera   la notizia qui

Supermulte e limiti per i neopatentati. Ecco le nuove norme approvate alla Camera giovedì, giu 28 2007 

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Il disegno di legge di riforma del Codice della strada è stato approvato ieri dalla Camera con 246 voti a favore, 17 contrari e 151 astenuti. Elaborato dal Governo, il testo era stato discusso e ampiamente emendato dalla commissione Trasporti.

Ora, se non verrà modificato dal Senato, si appresta a portare molte innovazioni al Codice del 1992.
Tra le più discusse, quella che introduce il cosiddetto «foglio rosa» a 16 anni, che foglio rosa in senso proprio non è (l’autorizzazione resta legata alla maggiore età e al superamento dell’esame di teoria) ma che consiste nella possibilità, data ai 16enni che siano già in possesso della patente A, di svolgere esercitazioni di guida accompagnata con un tutor che abbia la patente da almeno dieci anni. Il minore dovrà avere svolto prima dieci ore di guida presso un’autoscuola,delle quali almeno quattro in autostrada o su strade extraurbane e due in condizioni di visibilità notturna.

Queste esercitazioni diventeranno obbligatorie anche per prendere la patente B. La guida senza patente, invece, sarà punita con l’arresto. Buona parte dell’articolato è dedicata a quei comportamenti alla guida considerati all’origine di molte sciagure della strada. Infrangere i limiti di velocità, ad esempio, costerà di più nelle fasce più alte di “sforamento”: da 40 a 60 chilometri in più del consentito, si rischieranno multe da 400 a 1.500 euro e la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. Oltre i 60 chilometri, la multa andrà da 500 a 2mila euro e il periodo di sospensione della licenza da sei a 12 mesi. Novità anche per gli autovelox: saranno validi anche quelli che calcolano la velocità intermedia di percorrenza, ma dovranno essere resi visibili da cartelli e segnali luminosi.
Misure più pesanti anche per la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: nel primo caso le multe saliranno fino a 2mila euro con sospensione di patente fino a un anno; nel secondo sono previsti l’arresto fino a un mese, un’ammenda da 500 a 2mila euro e la sospensione della patente da tre mesi a un anno…[continua...]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Va risarcito il professionista che non viene inserito nell’elenco telefonico mercoledì, giu 27 2007 

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Il professionista, titolare di un’utenza telefonica, ha diritto ad essere inserito ogni anno nell’elenco degli abbonati, altrimenti può chiedere il risarcimento del danno. Tale danno verrà valutato secondo equità a meno che, non riesca a prova la perdita degli incarichi professionali.

Corte di Cassazione n. 14580 del 22 giugno 2007

Da Cassazione.net   la notizia qui

La condanna al risarcimento del danno in caso di licenziamento illegittimo costituisce titolo per l’esecuzione forzata – Anche se non specifica in termini monetari l’importo dovuto martedì, giu 26 2007 

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(Cassazione Sezione Lavoro n. 14000 del 15 giugno 2007, Pres. e Rel. Ianniruberto).

In caso di annullamento del licenziamento, con condanna dell’azienda, in base all’art. 18 St. Lav., al risarcimento del danno in misura pari alla retribuzione relativa al periodo del recesso alla reintegrazione, il lavoratore può agire esecutivamente per il recupero del suo credito in base alla sentenza, anche se questa non indica, in termini monetari, la somma dovuta dall’azienda.

La sentenza di condanna del datore di lavoro al pagamento di quanto dovuto al lavoratore a seguito dell’accertamento dell’illegittimità della risoluzione del rapporto di lavoro costituisce valido titolo esecutivo, che non richiede ulteriori interventi del giudice diretti alla esatta quantificazione del credito, sicché, a seguito della reintegrazione e della condanna al pagamento di un determinato numero di mensilità oppure delle retribuzioni dovute in virtù del rapporto, il lavoratore non può chiedere in separato giudizio che tale condanna sia espressa in termini monetari più precisi. In tal caso, ad integrare il requisito della liquidità, richiamato nell’art. 474 cod. proc. civ., è sufficiente che alla determinazione del credito possa pervenirsi per mezzo di un mero calcolo aritmetico sulla base di elementi certi e positivi contenuti tutti nel titolo fatto valere, i quali sono da identificare nei dati che, pur se non menzionati in sentenza, sono stati assunti dal giudice come certi e oggettivamente già determinati, anche nel loro assetto quantitativo, perché così presupposti dalle parti e pertanto acquisiti al processo, sia pure per implicito.

Da Legge e Giustizia      la notizia qui

In caso di riduzione del personale, l’imprenditore è tenuto ad una vera e propria trattativa con le organizzazioni sindacali martedì, giu 26 2007 

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(Cassazione Sezione Lavoro n. 13876 del 14 giugno 2007, Pres. Senese, Rel. Picone).

La nozione di licenziamento per riduzione di personale, introdotta dalla legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, è strettamente funzionale al controllo preventivo, sindacale e pubblico, dell’operazione imprenditoriale di ridimensionamento della struttura aziendale. La qualificazione del licenziamento dipende, quindi, da un progetto imprenditoriale di ridimensionamento in grado di produrre effetti sociali rilevanti (gli indici della rilevanza sociale sono costituiti dal numero dei licenziamenti ai sensi dell’art. 24, comma 1; oppure, indipendentemente dal numero, dalla circostanza che a licenziare sia un’impresa che ha ottenuto l’intervento pubblico della cassa integrazione guadagni, secondo la previsione dell’art. 4, comma 1). I licenziamenti previsti devono, naturalmente, essere la conseguenza di una “riduzione” dell’attività, ovvero di una trasformazione organizzativa, che siano effettive e non puramente contingenti.

In altri termini, la locuzione “licenziamenti dovuti a riduzione o trasformazione di attività o di lavoro”, adottata dall’art. 24, se letta in parallelo con la nozione comunitaria che esclude i licenziamenti dovuti a ragioni inerenti alla persona del lavoratore, serve a delimitare il campo di applicazione della disciplina (escludendo, per esempio, che possano esservi ricompresi i licenziamenti preordinati ad attuare un mero “rimpiazzo” del personale non adeguato alle esigenze dell’impresa), ma non ha valore causale, giacché nel nuovo quadro normativo del controllo preventivo e procedurale della riduzione del personale, la legittimità del recesso non dipende dai motivi della riduzione stessa (i quali, infatti, non sono sindacabili al giudice). Tanto è vero che la riduzione di personale “ingiustificata” non è prevista dalla legge tra i motivi di annullamento del singolo licenziamento….[continua...]

Da Legge e Giustizia    la notizia qui

Tfr: tassazione a confronto lunedì, giu 25 2007 

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Conviene lasciare il tfr in azienda o scegliere la previdenza integrativa?

Tassazione del tfr futuro
- Tfr in azienda: in questo caso il tfr non costituisce imponibile
– Previdenza complementare: in questo caso il tfr non costituisce imponibile

Deducibilità dei contributi (del datore di lavoro e del dipendente)
– Tfr in azienda: per i versamenti alla previdenza privata si possono dedurre un massimo di 5.164,57 euro all’anno
– Previdenza complementare: per i versamenti alla previdenza integrativa si possono dedurre un massimo di 5.164,57 euro all’anno

Imposta sui rendimenti del capitale
– Tfr in azienda: i rendimenti del capitale prima del raggiungimento della pensione subiscono una tassazione pari all’11%, mentre al raggiungimento dell’età pensionabile il lavoratore percepisce l’intero capitale derivante dal rendimento
– Previdenza complementare: i rendimenti del capitale prima del raggiungimento della pensione subiscono una tassazione pari all’11%, mentre dopo la pensione subiscono una tassazione pari al 12,5%

Tassazione del Tfr liquidato
– Tfr in azienda: il lavoratore riceve un capitale soggetto ad una tassazione minima del 23%
– Previdenza complementare: il lavoratore riceve un capitale (pari al massimo al 50% del totale) che è tassato al 15% (sull’importo corrispondente ai contributi versati) ed è soggetto ad un meccanismo di riduzione. L’aliquota, quindi, diminuisce dello 0,3% annuo dopo 15 anni di versamenti ed è pari al 9% dopo 35 di versamenti.

Imposta sulle rendite
– Tfr in azienda: non dà luogo a rendite
– Previdenza complementare: la parte degli assegni mensili corrispondente ai contributi versati è soggetta ad un’imposta del 15% con meccanismo di riduzione.

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

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