Lavoro, modifiche in vista per i contratti a termine Mercoledì, Giu 6 2007 

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Entro la fine del mese il governo potrebbe presentare un provvedimento per apportare modifiche alla legge Biagi, entrata in vigore nell’ottobre 2003. L’obiettivo è di dare «una svolta» alla lotta contro la precarietà, soprattutto attraverso una forte incentivazione alle aziende per assumere dipendenti a tempo indeterminato. Le risorse per queste riforme dovrebbero essere attinte dai 2,5 miliardi di euro del “tesoretto” fiscale. E se per l’opposizione questa decisione è una sorta di attacco frontale alla legge Biagi, fonti del ministero del Lavoro la definiscono piuttosto un processo di necessario «ammodernamento».

Per i contratti a termine si parla di porre un limite di tre anni alla loro durata, limite oltre il quale l’azienda sarà incentivata a trasformarli in contratti a tempo indeterminato. Inoltre, saranno aumentati i controlli sugli intervalli dei rinnovi dei contratti. Probabilmente spariranno le due formule “job on call” e “staff leasing”: secondo la prima, detta anche “contratto a chiamata”, il lavoratore è permanentemente a disposizione dell’azienda, che può chiamarlo in servizio in base a esigenze produttive improvvise e non prevedibili. Lo “staff leasing”, invece, prevede che si possa essere dipendenti di un’azienda pur lavorando per un’altra. Quanto all’indennità di disoccupazione, dovrebbe essere aumentata e passare così dall’attuale 50 al 60% dell’ultima retribuzione, a condizione che l’indennità sia legata a iniziative di formazione e reimpiego.

Infine, verrebbero introdotti dei “contributi figurativi” per coprire i buchi assicurativi, ossia i periodi nei quali i lavoratori non versano nulla a causa della perdita del posto o di una pausa tra un lavoro temporaneo e un altro.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Sui rogiti è scontro tra avvocati e notai Mercoledì, Giu 6 2007 

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«Criptico, allarmistico e omissivo». Gli avvocati contrattaccano con gelida durezza al messaggio a pagamento – pubblicato ieri su alcuni quotidiani, a firma del presidente del Notariato, Paolo Piccoli – in cui si contestava la possibilità, anche per l’avvocatura, di autenticare gli atti di compravendita per immobili dal valore catastale, per ora, non superiore ai 100mila euro.

Una prospettiva contenuta in una proposta di emendamento al Ddl liberalizzazioni – sotto esame a Montecitorio – e proposta dallo stesso relatore del provvedimento, Andrea Lulli (Ulivo). Secondo i notai, la misura colpirebbe al cuore il “sistema italiano”, basato sull’integrità dei pubblici registri attraverso il controllo di legalità a prevenzione dei contenziosi, cui essi stessi sono tenuti, quali pubblici ufficiali.
Secondo il Consiglio nazionale forense, invece, l’appello dei notai alle Istituzioni – «e indirettamente ai lettori» – è «oggettivamente lesivo della reputazione e della dignità della categoria»……[continua...]

 Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui

RC auto: l’indennizzo diretto non frena i rincari Mercoledì, Giu 6 2007 

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Da maggio 2006 a maggio 2007, in base ad un monitoraggio effettuato dall’Associazione Altroconsumo, i premi delle polizze RC auto, ma anche quelle delle moto, hanno registrato un’accelerazione nella crescita dei premi ben superiore all’inflazione, fino al caso limite di Napoli che ha messo a segno un clamoroso aumento dell’8,53%.

Insomma, sottolinea l’Associazione, chi sperava che l’indennizzo diretto agisse come un ago capace di sgonfiare, oltre ai tempi del risarcimento, anche le tariffe delle polizze RC auto dovrà ricredersi. In particolare, per quanto riguarda le polizze RC auto, e per tutto il periodo analizzato, l’indagine Altroconsumo rivela che Napoli è sempre la città più cara, seguita da Roma e Palermo. Milano invece è la città meno costosa.

L’Associazione, per avere un’idea delle tariffe, afferma che si va dai circa 400 euro per un 40enne milanese nella classe di merito più vantaggiosa ai quasi 2.900 euro che deve sborsare un 18enne napoletano in classe di ingresso.

Da Vostri Soldi    la notizia qui

L’inapplicabilità dell’art. 18 St. Lav. perché il numero dei dipendenti non supera i 15 deve essere tempestivamente eccepita dal datore di lavoro Mercoledì, Giu 6 2007 

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Il fatto relativo alla dimensione dell’impresa – inferiore al limite determinante l’obbligo a carico del datore di lavoro di reintegra del lavoratore illegittimamente licenziato (cd. “tutela reale”) – costituisce una eccezione processuale in senso proprio che il datore-convenuto deve proporre, e chiedere di provare, entro il termine ex art. 416 cod. proc. civ Cassazione Sezione Lavoro n. 11640 del 18 maggio 2007, Pres. Ianniruberto, Rel. Balletti).

Come hanno statuito le Sezioni Unte con la sentenza n. 141/2006 “in tema di riparto dell’onere probatorio in ordine ai presupposti di applicazione della tutela reale o obbligatoria al licenziamento di cui sia accertata l’invalidità, fatti costitutivi del diritto soggettivo del lavoratore a riprendere l’attività e, sul piano processuale, dell’azione di impugnazione del licenziamento sono esclusivamente l’esistenza del rapporto di lavoro subordinato e l’illegittimità dell’atto espulsivo, mentre le dimensioni dell’impresa, inferiori ai limiti stabiliti dall’art. 18 della legge n. 300 del 1970, costituiscono, insieme al giustificato motivo del licenziamento, fatti impeditivi del suddetto diritto soggettivo del lavoratore e devono, perciò, essere provati dal datore di lavoro”: con l’assolvimento di questo onere probatorio il datore di lavoro dimostra – ai sensi della disposizione generale di cui all’art. 1218 cod. civ. – che l’inadempimento degli obblighi derivatigli dal contratto di lavoro non è a lui imputabile e che, comunque, il diritto del lavoratore a riprendere il suo posto non sussiste, con conseguente necessità di ridurre il rimedio esercitato dal lavoratore al risarcimento pecuniario.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui