
La Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 7 giugno 2007, n. 13309, ha stabilito che il dipendente che abbia avuto un incidente stradale a causa di stress da lavoro può ottenere il risarcimento, previa dimostrazione della relazione tra lo stress e l’attività lavorativa.
Fatto e diritto
Un funzionario bancario era rimasto gravemente ferito in un incidente mentre era in trasferta e aveva chiesto al datore di lavoro un forte risarcimento per i danni subiti nello stesso incidente provocato, a suo dire, dallo «stress da continua trasferta».
Il giudice del lavoro ed il Tribunale avevano rigettato l’appello principale del lavoratore e quello incidentale del datore di lavoro, diretto ad ottenere la restituzione della retribuzione pagata durante la malattia conseguente all’infortunio.
Le osservazioni e le motivazioni dell’azienda
Per il datore di lavoro l’attività del dipendente constava della normale attività lavorativa svolta da tutti i lavoratori incaricati della promozione di affari per conto del datore di lavoro stesso.
Il datore di lavoro, inoltre, aveva sottolineato che l’incidente stradale era avvenuto quando non erano ancora trascorsi quattro giorni dall’inizio della missione e che tale missione era iniziata a distanza di 36 giorni dalla precedente. Ne consegue, secondo il datore di lavoro, che il lavoratore avesse usufruito di un periodo di tempo fra le due missioni sicuramente congruo per reintegrare le energie psico fisiche usurate dalla precedente missione.
Il mancato accoglimento della richiesta di essere destinato a diversa località, inoltre, non poteva costituire particolare aggravio, dato che solo nel primo giorno di missione era stato necessario un percorso più lungo di 300 chilometri, ma ciò risaliva a circa quattro giorni prima del sinistro.
Per il datore di lavoro le modalità dell’incidente stradale rilevavano che lo stesso si era verificato perché il dipendente, nonostante il fondo stradale umido, aveva imboccato una curva ad elevata velocità ed invaso l’opposta corsia, finendo contro un pesante automezzo che procedeva regolarmente nella direzione opposta. E il comportamento del guidatore non sarebbe stato imputabile a condizioni di stanchezza o di abbassamento della soglia di attenzione, ma ad un comportamento imprudente cosciente e volontario.
La decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha riconosciuto il nesso di causalità tra la condotta tenuta dalla banca e l’evento dannoso da cui il ricorrente è rimasto leso.
La Corte, infatti, ha rilevato che la responsabilità dell’imprenditore è causata dalla dimensione inadeguata dell’organico, che costituiva una condizione lavorativa stressante, dalla quale poteva derivare una specifica responsabilità datoriale.
Infatti, sostiene la Cassazione, che il ricorrente era stato in missione per ben 407 giorni, percorrendo alla guida della propria auto 80.409 chilometri, oltre alla sua normale attività lavorativa.
In tale decisone la Corte di Cassazione aveva però escluso che tra le cause avessero potuto concorrere anche lo stato personale di stress, unito all’ansia e alla preoccupazione per le condizioni di salute dei familiari, nonchè lo stato di stress acuito ed aggravato dal profondo insoddisfacimento per una progressione di carriera ingiustamente negata…[continua...]
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