
Andare in aula o no: oggi la scelta di Olindo e Rosa. Tra i testi anche Tavaroli. Domani la prima udienza
MILANO - L’unica certezza che manca è quella sulla presenza in aula di Rosi e Olindo. Sul resto, alla vigilia del processo per la strage di Erba, tutto sembra pronto. La Corte d’assise di Como ha fissato 16 udienze, da domani a metà marzo, due ogni settimana, nella speranza di arrivare in tempi record a una sentenza. Il Tribunale ha organizzato gli ingressi: 40 posti in aula per i giornalisti, 30 per il pubblico, uno stanzone poco distante adibito a sala stampa con annesso maxischermo per seguire la diretta del dibattimento.
La riserva, loro - la coppia insospettabile di Erba che la sera dell’11 dicembre del 2006 si sbarazzò con metodi da killer professionisti dei vicini Raffaella Castagna, del piccolo Youssef, della nonna Paola, della vicina Valeria Cherubini, per poi andare in un fast food di Como per crearsi un alibi - la scioglieranno solo oggi. Il loro avvocato li andrà nuovamente a trovare in carcere, come successo già sabato scorso, per sapere la loro decisione. Certamente in aula sarà presente Azouz Marzouk, il marito di Raffaella, il padre di Youssef, che, nonostante si trovi a sua volta detenuto con l’accusa di spaccio di stupefacenti, ha annunciato di “volerli guardare negli occhi”.
Tutto pronto, insomma, si assicura da Como, anche se le incognite sul processo sono moltissime. Arrestati l’8 gennaio del 2007, quasi un mese dopo la strage, i coniugi Romano hanno confessato poche ore dopo aver conosciuto le mura del carcere Bassone. Ricostruzioni minuziose, con il passare dei giorni, anche univoche. Il puzzle, per la procura lariana, si era insomma ricomposto in tutti i suoi tasselli. Il loro legale, Pietro Troiano, alla vigilia della richiesta del rinvio a giudizio, stava pensando a un rito alternativo capace di “limitare i danni”, di evitare un processo pubblico imbarazzante per i due suoi assistiti, differenziando anche le posizioni.
Poi è cambiato improvvisamente qualcosa. Rosi e Olindo hanno deciso di abbandonare questa linea, lasciare Troiano. Davanti al gup il primo colpo di scena: non siamo stati noi. Tesi incredibile per la mole di prove raccolte in quel mese successivo alla strage. Soprattutto una macchia di sangue sul lato passeggero della Seat Arosa del netturbino di Erba. Era di Valeria Cherubini, ha sentenziato la perizia affidata all’università di Pavia. Nel frattempo erano arrivate le intercettazioni ambientali in carcere, i “pizzini” scovati tra i libri sfogliati da Olindo: “Siamo stati noi”. Niente. I Romano vogliono stare insieme anche nella cattiva sorte e ora, attraverso i nuovi legali, Luisa Bordeaux e Luigi Schembri, tenteranno da domani mattina di smontare pezzo per pezzo la ricostruzione della procura e la non veridicità delle prime ammissioni fatte dai due imputati…[continua...]
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