Roma, 6 feb (Velino) – Lo scorso primo febbraio l’indennizzo diretto nell’Rc auto, quel discusso provvedimento maturato attraverso tre legislature per cui i risarcimenti dei sinistri vengono liquidati direttamente dalla propria assicurazione, ha spento la prima candelina.
Le pagine dei giornali, specializzati e non, hanno ospitato l’annuncio declinando in vario modo bilanci ancora provvisori, ma per il momento nessuno ha pensato ad organizzare un party. D’altra parte basta scorrere l’elenco dei possibili invitati per rendersi conto che tentare di raccogliere adesioni sarebbe solo fatica sprecata. I consumatori, che un anno fa avevano per la gran parte aderito con un entusiasmo tale da sembrare quasi sospetto, adesso girano la testa da un’altra parte e rimettono il disco di sempre: “Abbiamo le polizze Rc auto più care del mondo”.
Le compagnie di assicurazione, e l’associazione di categoria Ania, continuano a dar mostra di non gradire questo genere di musica e puntano il dito sull’incidenza dei sinistri e delle frodi, sottolineando che chi si aspetta vantaggi di prezzo conseguenti all’indennizzo diretto avrà ancora molto da aspettare.
Il ministro Bersani, che se ne faceva vanto come di uno dei pezzi più “preziosi” delle sue lenzuolate, è ormai affaccendato in ben altri problemi. Periti e legali, i famosi “costi intermediari” che l’indennizzo diretto taglia di netto, restano sul piede di guerra e tengono alta la bandiera di sospetta incostituzionalità del provvedimento. Gli unici ad avere il muso un po’ meno lungo sono quelli dell’Isvap, l’Authority sulle assicurazioni, anche se forse influisce soprattutto l’essere appena scampati all’ennesimo strano tentativo del governo uscente di farli sparire spezzettandone le competenze. Ma questo è un altro discorso…[continua...]
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