La Sentenza della Cassazione che conferma la condanna nei confronti di un 54enne siciliano

ROMA – Sospetti sulla fedeltà di vostra moglie? Per scoprirlo, non pensate di mettere una cimice nel telefono per indagare sulle sue chiacchierate e smascherare così eventuali tradimenti: è vietato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza 19368, ha confermato la condanna nei confronti di un 54enne siciliano che, infuocato dalla gelosia, aveva messo un apparecchio sulla propria utenza domestica per captare le telefonate della moglie. Ed era stata proprio lei a scoprirlo e a ipotizzare che la ragione della cimice fosse legata alla gelosia dell’uomo che voleva indagare su «supposte amicizie extraconiugali».

TESI DIFENSIVA – Per questo il consorte geloso era stato condannato dal Tribunale di Gela a settembre del 2004. La decisione fu poi confermata dalla Corte d’appello di Caltanissetta esattamente tre anni dopo. Inutilmente il 54enne ha fatto ricorso in Cassazione: la V sezione penale lo ha respinto non credendo alla tesi difensiva del marito secondo cui l’apparecchio era stato usato per scoprire l’autore di una persecuzione telefonica attuata nei suoi confronti non solo a casa ma anche nel suo studio professionale.

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

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