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L’individuazione dell’attività che il lavoratore si impegna a prestare è fondamentale al fine di determinare quali sono i diritti e doveri delle parti nel rapporto di lavoro.

L’oggetto della prestazione lavorativa è individuato dalle mansioni in relazione alle quali si stabiliscono le qualifiche.

L’art. 2103 c.c. stabilisce che “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. Nel caso di assegnazioni a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzioni di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi”.

L’inquadramento del lavoratore deve avvenire con riferimento alle categorie (o livelli) previste dalla contrattazione collettiva e, pertanto, nella pratica, ai fini dell’individuazione della qualifica e quindi del livello di inquadramento, hanno rilievo unicamente le mansioni effettivamente svolte dal lavoratore all’interno dell’azienda in modo stabile e continuativo ( Cass. 6 aprile 1992 n. 4200).

Il diritto alla qualifica superiore previsto dall’art. 2103 c.c. è fondato sullo svolgimento delle mansioni superiori, fatto oggetto giuridicamente qualificato dal suo presupposto, costituito dal livello delle mansioni svolte.

La qualificazione giuridica di tale presupposto, per la sua stessa natura, è nella norma (legale o contrattuale) e non discende, pertanto, dalla volontà datoriale. Ove, quindi, la qualificazione del livello sia subordinatamente connessa alla classificazione dell’ambito aziendale dove le mansioni sono svolte, il datore di lavoro non può ritardare il formale riconoscimento del livello superiore (Cass. Civ., sez. lav., 3 gennaio 2005, n. 24.

Inoltre, la reiterata assegnazione a mansioni superiori per periodi inferiori singolarmente considerati, al termine previsto dall’art. 2103 c.c., ma superiori per cumulo di più di esse, può rilevare l’intento del datore di lavoro meramente elusivo della disposizione finalizzata alla c.d. “promozione automatica”, quando non sussista contemporaneamente la prova, il cui onere è a carico del datore di lavoro, di aver fatto ricorso a tali modalità nella gestione delle assegnazioni provvisorie per assicurare la vacanza del posto da coprire obbligatoriamente per il tramite della procedura concorsuale o selettiva, e per il periodo necessario alla definizione della stessa (Cass. Civ.., sez.lav., 7 luglio 2004, n. 12534.

Ma non basta, ai fini dell’acquisizione da parte del prestatore di lavoro del diritto all’assegnazione definitiva delle mansioni superiori dopo un periodo fissato dai contratti collettivi in conformità delle disposizioni di legge, ai sensi degli artt. 2103 c.c. e 6 della legge 13 maggio 1985, n. 190, come sostituito dall’art. 1 della legge 2 aprile 1986, n. 106, è irrilevante la soppressione formale nell’organigramma aziendale della posizione lavorativa corrispondente a quelle mansioni ove di fatto si sia protratta l’assegnazione del lavoratore al loro espletamento ( Cass. Civ., sez. lav., 1 luglio 2004, n. 12103).

L’attribuzione al lavoratore di una qualifica superiore in relazione all’esercizio di fatto, per un determinato periodo, delle mansioni corrispondenti, ai sensi dell’art. 2103 c.c., non esige che l’assegnazione delle mansioni avvenga mediante un provvedimento formale, essendo sufficiente a tal fine che il datore di lavoro, anche mediante un comportamento concludente, manifesti il consenso all’espletamento delle mansioni superiori (Cass. Civ., sez. lav., 27 maggio 2000, n. 7018).

Ancora, ai fini del conseguimento della qualifica superiore non ha rilievo che il dipendente abbia svolto occasionalmente mansioni affidate anche ad altro dipendente che rivesta tale qualifica, essendo rilevante non solo la frequenza con la quale quelle mansioni siano stare eventualmente espletate, ma anche il concreto grado di autonomia, responsabilità, gravosità e intensità, comparato con le altre mansioni proprie della qualifica inferiore (Cass. Civ., sez. lav., 23 agosto 2003, n. 12404).

In ogni caso, il diritto al trattamento economico corrispondente alle mansioni superiori esercitate è garantito dall’art. 2103 c.c. in modo autonomo dal conseguimento della qualifica superiore e deve quindi essere riconosciuto per tutto il periodo in cui sia stato accertato un siffatto esercizio, anche se, per il ricorso della condizione ostativa prevista dal medesimo art. 2103 c.c., non possa essere attribuita all’interessato la qualifica anzidetta (Cass. Civ., sez. lav., 12 marzo 2004, n. 5137).

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