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Arriva in aula a Palazzo Madama il disegno di legge che rivoluziona l’attribuzione del cognome ai figli 

Il cognome nel matrimonio. In otto articoli viene stabilito che con il matrimonio il coniuge conserva il proprio cognome, che al figlio di genitori coniugati è attribuito il cognome del padre o della madre o di entrambi i genitori, nell’ordine da questi concordato. La scelta, revocabile, si effettua all’atto del matrimonio o all’atto della nascita del primo figlio. In caso di mancato accordo o in caso di morte, irreperibilità o incapacità di entrambi, sono attribuiti al figlio i cognomi di entrambi i genitori in ordine alfabetico, limitatamente al primo cognome di ciascuno. Ai figli comuni successivi al primo, anche se nato prima del matrimonio, è attribuito lo stesso cognome del primo. Il figlio al quale viene trasmesso il cognome di entrambi i genitori può trasmetterne solo uno, a sua scelta.

 Figli dentro il matrimonio, o fuori. Scompaiono dalle disposizioni normative le espressioni «figlio legittimo» e «figlio naturale», sostituite da «figlio nato nel matrimonio» e «figlio nato fuori dal matrimonio». Al figlio nato fuori dal matrimonio, riconosciuto contemporaneamente dai genitori, il cognome è attribuito secondo la volontà dei genitori (o quello della madre, o quello del padre o entrambi, nell’ordine concordato dai genitori). Se il figlio è riconosciuto da un solo genitore ne assume il cognome. Se la filiazione viene accertata o riconosciuta dopo il riconoscimento dell’altro genitore, al primo cognome del genitore che ha effettuato il riconoscimento si aggiunge il primo cognome dell’altro genitore, con il consenso dell’altro genitore. È necessario il consenso espresso del minore che abbia compiuto 14 anni.

Nomi. È vietato imporre al figlio lo stesso nome del padre, della madre, di un fratello o di una sorella viventi se ne deriva l’omonimia con il congiunto. No anche all’attribuzione di un cognome come nome, o di nomi ridicoli o vergognosi. Le disposizioni non sono retroattive, ma si applicano a tutti i nati dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni che non abbiano fratelli nati dagli stessi genitori. I cognomi che alla data di entrata in vigore della legge siano composti da più parole di considerano come cognome unico. Il disegno di legge detta le regole anche per la dimostrazione di filiazione e di parentela fra una persona e la famiglia alla quale reclama di appartenere……[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

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