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Corte dei Conti, sentenza 26 aprile 2007, n. 61

Con sentenza del 26 aprile 2007, n. 61, la Corte dei Conti ha confermato il reato di peculato e la perpetrazione di un danno nei confronti della pubblica amministrazione da parte di due dipendenti pubblici impiegati di una  Regione ove prestavano servizio in qualità di centralinisti, che avevano utilizzato l’apparecchio telefonico in dotazione degli uffici per ragioni meramente ed esclusivamente personali, reato che era stato contestato dalla procura regionale della corte dei Conti.
La Corte di Conti centrale aveva confermato il reato dei due centralinisti ed aveva derubricato quello di favoreggiamento al dirigente dell’Ufficio Affari generali organizzativi della Regione stessa.
Tutti e due i centralinisti, ammettendo la propria responsabilità, erano pertanto stati chiamati anche al risarcimento del danno: uno dei due aveva risarcito la P.A., l’altro era stato ammesso al risarcimento in forma dilazionatoria.

Fatto e diritto
La vicenda di danno portata all’esame del Collegio reca indubbiamente i tratti di un malcostume alquanto diffuso nelle Amministrazioni Pubbliche, che si sostanzia nella impropria – ed indebita – utilizzazione di apparecchiature telefoniche ordinariamente strumentali all’esercizio dell’attività amministrativa, ed invece utilizzate per esaudire e soddisfare esigenze di carattere personale che, in quanto non correlate al conseguimento ottimale e “fisiologico” degli obbiettivi dell’Amministrazione, rivelano “ex se” la propria carica di illiceità dannosa…[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui