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La S.C. ribadisce che la ripartizione del trattamento di reversibilità, in caso di concorso fra coniuge divorziato e coniuge superstite aventi entrambi i requisiti per la relativa pensione, deve essere effettuata, oltre che sulla base del criterio della durata dei rispettivi matrimoni – coincidente con la durata legale dei medesimi (per il coniuge divorziato, fino alla sentenza di divorzio) – , ponderando, alla luce della sentenza interpretativa di rigetto della Corte costituzionale n.4 19 del 1999, ulteriori elementi correlati alla finalità solidaristica sottesa al trattamento di reversibilità, quali l’entità dell’assegno di mantenimento riconosciuto all’ex coniuge ed alle condizioni economiche dei due, la durata delle rispettive convivenze matrimoniali, elementi che non possono essere pretermessi per il solo fatto che sugli stessi non si sia aperto alcun contraddittorio. La S.C., confermando la decisione della corte territoriale, ha respinto, perché prive di fondamento legale e giurisprudenziale, le censure sollevate dalla ricorrente secondo cui nella determinazione della quota della pensione di reversibilità si dovesse tener conto dell’apporto contributivo, durante il periodo di convivenza, alla pensione del de cujus. (Cass. Sentenza n. 10669 del 10 maggio 2007 Sezione Lavoro, Presidente S. Ciciretti, Relatore A. De Matteis) Da Civile.it

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