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Sì alla pausa caffè, ma solo se breve. Altrimenti il lavoratore non è coperto per eventuali infortuni durante il percorso per raggiungere il posto di lavoro. E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 15973 del 18 luglio 2007, ha dettato un vero e proprio Abc delle pause tollerate, quelle, cioè, che obbligano il datore e l’Inail a risarcire il dipendente in caso di infortunio “in itinere”.

Le soste voluttuarie di pochi minuti, insuscettibili di modificare le condizioni di rischio, non escludono la tutela dell’infortunio in itinere”, hanno affermato i giudici del ‘Palazzaccio’ sposando interamente le motivazioni rese dalla Corte d’Appello. E’ rimasto a bocca asciutta un impiegato genovese che, nel tornare a casa dal lavoro, si era fermato a prendere in caffè ma si era dilungato per quasi un’ora. Poi, risalito in macchina, aveva avuto un incidente. Così aveva chiesto il riconoscimento dell’infortunio in itinere. Il giudice del lavoro glielo aveva negato. La corte territoriale genovese aveva confermato precisando che “va fatta questa distinzione: tra soste necessitate (quali la necessità di un breve riposo durante un lungo percorso o la necessità di soddisfare esigenze fisiologiche) e soste voluttuarie, ed in questo secondo ambito, quelle di pochi minuti, insuscettibili di modificare le condizioni di rischio, e quelle di apprezzabile durata e consistenza (come nella specie, circa un’ora), tale da far ritenere che anche la circolazione stradale possa aver avuto una sensibile modifica”.

Dunque, nel respingere il ricorso del lavoratore, ‘Piazza Cavour’ ha aderito alle motivazioni dei giudici di merito e non ha riesaminato i fatti perché ciò è precluso nel giudizio di legittimità.

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