Cassazione:violenza sessuale a dipendente: Basta parola vittima venerdì, Set 28 2007 

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Roma, 24 set. (Apcom) – È bastata la parola di una dipendente, che aveva ricevuto un indesiderato bacio sulla guancia e una carezza sui glutei, per far condannare il suo datore di lavoro a più di un anno di reclusione per violenza sessuale. È quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 35409 di oggi.

I giudici del “Palazzaccio” hanno confermato la decisione presa prima dal Tribunale di Sanremo (febbraio 2004) e poi dalla Corte d’Appello di Genova, l’anno successivo, di condannare il contitolare di una ditta a un anno e un mese di reclusione con la condizionale (oltrechè a 2500 euro di danni in favore della vittima) per violenza sessuale: aveva fatto delle avances a un’addetta delle pulizie dandole un bacio sulla guancia e posandole una mano sul gluteo. Il fatto era avvenuto nello spogliatoio della ditta dove lei si era recata per fare le pulizie e, dopo essersi lamentata per il gran caldo e per un calo pressorio, lui l’aveva baciata sulla guancia e accarezzata, dicendole: “vediamo se così la pressione sale”.

L’uomo aveva da subito ammesso il bacio, giustificandolo come un comune saluto prima delle vacanze estive, ma aveva negato fermamente di averle toccato “il sedere”. Insomma, aveva detto, la mia parola contro la sua. Una versione dei fatti, questa, che non aveva convinto i giudici di merito considerando anche il fatto che la lavoratrice era rimasta così scossa dal comportamento del capo che si era licenziata subito dopo. Così il titolare ha fatto ricorso in Cassazione puntando il dito, fra l’altro, contro la mancanza di prove: nessuno aveva assistito ai fatti. Ma i giudici della terza sezione penale del “Palazzaccio” hanno respinto la tesi difensiva e confermato la condanna.

L’impianto accusatorio analizzato dalle Corti di merito, hanno precisato, non fa acqua da nessuna parte. “Nel contrasto delle versioni offerte dai due”, si legge in un passaggio chiave delle motivazioni, “la sentenza (della Corte d’Appello-ndr) offre motivazioni adeguate circa le ragioni per cui la persona offesa può essere considerata attendibile ed il suo racconto fornito di sufficienti riscontri. Anche il comportamento che la dipendente ha tenuto nei momenti e nei giorni successivi al fatto (si era licenziata e aveva confidato tutto alla sorella e al marito-ndr) appare correttamente valutato in sentenza. In questo contesto il giudice di legittimità non può essere sollecitato ad accogliere una diversa ricostruzione dei fatti”.

Tanto più che, spiega ancora il Collegio, “il contesto in cui la condotta del ricorrente ha avuto luogo è stato efficacemente descritto dal giudice di prima istanza ed appare evidente che le caratteristiche del luogo e della pressione fisica operata da lui sulla signora connotano il fatto un livello sufficiente di violenza e la condotta ha una chiara matrice sessuale. La frase pronunciata (“Vediamo se così la pressione sale”), il toccamento della natica ed il contestuale bacio, per quanto limitato alla guancia, assumono nel contesto del luogo un rilievo ed un significato univoco che la sentenza impugnata ha fatto oggetto di motivazione immune da vizi logici”.

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L’annullamento del matrimonio disposto dal tribunale ecclesiastico per l’occultamento al coniuge di un’infedeltà prematrimoniale non è conforme all’ordinamento pubblico italiano venerdì, Set 28 2007 

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Contrasto di giurisprudenza (Cassazione Sezione Prima Civile, ordinanza n. 17767 del 21 agosto 2007, Pres. Luccioli, Rel. Bonomo).

Giuseppe D. ha ottenuto dal Tribunale Ecclesiastico del Triveneto la dichiarazione di nullità del matrimonio concordatario contratto con Cristina P., sostenendo di avere appreso solo dopo le mozze che sua moglie non gli era stata fedele durante il periodo del fidanzamento e gli aveva nascosto l’esistenza di una relazione avuta con altro uomo. Il Tribunale Ecclesiastico ha ritenuto che la volontà di Giuseppe D. sia stata viziata da un inganno su una qualità personale della moglie la cui mancanza era oggettivamente di tale gravità da perturbare il consorzio della vita coniugale. La decisione è stata confermata dal Tribunale Ecclesiastico Regionale di Appello. Giuseppe D. ha quindi chiesto alla Corte di Appello di Trieste di dichiarare efficace nella Repubblica Italiana la sentenza del Tribunale Ecclesiastico. La Corte di Trieste ha rigettato la domanda in quanto ha ritenuto contrari all’ordine pubblico nazionale gli effetti della decisione del Tribunale Ecclesiastico; essa ha rilevato che nel caso in esame l’errore sulla fedeltà prematrimoniale aveva carattere meramente soggettivo, che esso non riguardava una qualità personale caratteristica permanente o duratura dell’individuo, ma un comportamento attuato in determinate circostanze e in un determinato tempo e che non era riferibile, nemmeno in via di massima, e nessuna delle fattispecie di errore essenziale riconosciute dall’ordinamento italiano. Giuseppe D. ha proposto ricorso cassazione censurando la decisione della Corte di Trieste per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Prima Civile, ordinanza n. 17767 del 21 agosto 2007, Pres. Luccioli, Rel. Bonomo) ha trasmesso la causa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite Civili, dichiarando di non condividere l’orientamento espresso in una precedente sentenza (n. 4707 del 26 maggio 1987) che ha escluso, in un caso analogo, il contrasto fra la decisione del Tribunale Ecclesiastico e l’ordine pubblico italiano. Nell’ordinanza la Suprema Corte ha tra l’altro affermato:

che il periodo prematrimoniale è caratterizzato dal principio della libertà matrimoniale e non comporta limitazioni al principio generale della libertà sessuale delle persone;

che nella realtà sociale non è raro che prima del matrimonio possano coesistere relazioni con persone diverse, in situazioni di incertezza, nelle quali è proprio il matrimonio che rappresenta la scelta definitiva a favore di una di esse;

che in tali situazioni, la negazione dell’esistenza dell’altra relazione, di fronte ad una domanda precisa, costituisce un comportamento che può essere diretto ad evitare sofferenze all’interlocutore;

che l’infedeltà prematrimoniale, seguita dalla fedeltà matrimoniale, una volta che la scelta sia definitivamente compiuta, non costituisce impedimento al pieno svolgimento della vita matrimoniale, basata sul principio di responsabilità e su obblighi di reciproca solidarietà, e non può quindi farsi rientrare nell’ambito degli errori sulle qualità essenziali di cui si è detto;

che se invece la relazione prematrimoniale continuasse dopo il matrimonio, essa assumerebbe rilievo ai fini della separazione e non della nullità del matrimonio;

che in effetti, l’errore sulla fedeltà prematrimoniale – così come un eventuale errore sullo stato di verginità, considerato in passato importante da gran parte della popolazione – assume un valore diverso a seconda degli individui, il che dimostra il carattere soggettivo dello stesso e, anche sotto questo profilo, la non assimilabilità all’errore sulle qualità essenziali, che regola l’istituto matrimoniale italiano.

Da Legge e Giustizia    la notizia qui

Divorzio: se il marito si è arricchito dopo, l’assegno non cambia venerdì, Set 28 2007 

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L’importo dell’assegno di mantenimento alla ex moglie non cambia se il marito, che ha intrapreso la libera professione dopo la separazione, è diventato ricco.

È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 20204 del 26 settembre 2007, ha accolto il ricorso di un uomo, ex comandante dei vigili del fuoco, che aveva fatto il salto, come professionista, solo dopo il divorzio.

Da Cassazione.net    la notizia qui

Tutele in termini d’indennizzi per i lavoratori danneggiati sul luogo di lavoro giovedì, Set 27 2007 

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Di seguito pubblichiamo un importante comunicato stampa pervenutoci da un nostro assiduo lettore: Giovanni d’Agata

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La prescrizione degli accertamenti passati in giudicato giovedì, Set 27 2007 

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Con Legge 156/2005 sono stati introdotti termini certi di decadenza per la notifica della cartella di pagamento da parte del Concessionario della riscossione. Il D.L citato fissa termini perentori partendo da un momento certo e facilmente verificabile dal contribuente . Difatti il D.L. dispone che :

1. II concessionario notifica la cartella di pagamento al debitore iscritto a ruolo o al coobbligato nei confronti dei quali procede, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre:

a) del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione e presentata, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di liquidazione prevista dall’articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonchè del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta per le somme che risultano dovute ai sensi degli articoli 19 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;

b) del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale prevista dall’articolo 36 ter del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973;

c) del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo per le somme dovute in base agli accertamenti dell’uffici…[continua…]

Da Ascom di Procida   la notizia qui

Anche nella stagione della flessibilità le norme di legge imperative regolano direttamente il rapporto di lavoro in misura prevalente rispetto all’autonomia individuale giovedì, Set 27 2007 

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(Cassazione Sezione Lavoro  n. 18692 del 6 settembre 2007, Pres. Senese, Rel. De Matteis).

Anche nella stagione della flessibilità le norme di legge imperative regolano direttamente il rapporto di lavoro in misura prevalente rispetto all’autonomia individuale – In ragione della diseguaglianza di fatto delle parti nel contratto.

Lo svolgimento del lavoro di commesso alle vendite all’interno della struttura dell’impresa, con materiali ed attrezzature proprie della stessa costituisce un forte indizio della esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, indipendentemente dalla definizione del rapporto come collaborazione saltuaria. Quella del commesso è una figura tipologicamente subordinata, come quella del lavoratore che in fabbrica è addetto alla catena di produzione.

Nel nostro ordinamento non sussisteva e non sussiste, neppure dopo le recenti riforme del mercato del lavoro, una libertà indiscriminata ed incontrollabile di sussunzione della prestazione lavorativa in un modello contrattuale informale. Nella stagione c.d. della flessibilità il decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276 prevede rigorosi requisiti formali per le tipologie contrattuali, anche connotate dall’autonomia, diverse dal rapporto di lavoro subordinato (art. 62 per il contratto a progetto, art. 35 per il lavoro intermittente, art. 56 per il contratto di inserimento, art. 70 e segg. per le prestazioni occasionali di tipo accessorio, etc.).

L’art. 1 d.lgs. 6 settembre 2001, n. 368, consentendo l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, conserva l’esigenza causale del termine e l’onere della forma scritta. Per quanto riguarda l’orario, l’art. 3 d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66 pone una presunzione di normalità dell’orario di lavoro in 40 ore settimanali, e l’art. 2 D.Lgs 25 febbraio 2000 n. 61 continua a richiedere la forma scritta per il contratto a tempo parziale…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Adozione e congedo parentale giovedì, Set 27 2007 

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Inps mess. 20.9.2007, n. 22913.

L’indennizzabilità al 30% del congedo parentale per i genitori in caso di adozione di un bambino entro i primi tre anni dall’ingresso nel nucleo spetta, a prescindere dal reddito, per un massimo di 6 mesi tra i due genitori fino al compimento dei 6 anni di età del bambino.

 Le condizioni reddituali minime devono sempre sussistere:
– quando il bambino per il quale è già in corso il godimento del congedo ha superato i sei anni di età;
– quando il bambino al momento dell’ingresso nel nucleo ha un’età compresa tra 6 e 12 anni.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Il licenziamento può essere validamente comunicato con la consegna al lavoratore del libretto di lavoro recante la relativa annotazione – In base all’art. 2 della legge n. 604 del 1966 giovedì, Set 27 2007 

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In base all’art. 2 della legge n. 604 del 1966 il licenziamento comunicato verbalmente non è idoneo a risolvere il rapporto di lavoro, il quale deve essere considerato giuridicamente in atto, con la conseguenza che persiste l’obbligo retributivo a carico del datore di lavoro fino a quanto non venga comunicato per iscritto il provvedimento di risoluzione del rapporto.

L’atto scritto di comunicazione del licenziamento può essere anche diverso da una lettera indirizzata al lavoratore. La forma scritta può ritenersi rispettata anche quando il datore di lavoro comunichi la volontà di risolvere il rapporto consegnando al lavoratore il libretto di lavoro recante l’annotazione scritta del licenziamento.

(Cassazione Sezione Lavoro n. 17652 del 13 agosto 2007, Pres. Ianniruberto, Rel. Balletti).

Da Legge e Giustizia  la notizia qui

L’indigente che occupa una casa popolare non commette reato giovedì, Set 27 2007 

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Chi versa in uno stato di grave indigenza non commette reato se occupa abusivamente una casa popolare. Opera, in questi casi, la scriminante dello stato di necessità.

Lo ha stabilito la seconda sezione penale della Corte di Cassazione con sentenza 35580 del 26 settembre 2007.

Da Cassazione.net  la notizia qui

Stop alle lettere di dimissioni in bianco mercoledì, Set 26 2007 

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D’ora in poi saranno valide solo se scritte su appositi moduli, che scadono dopo 15 giorni. Il provvedimento approvato dal Senato in via definitiva.

Stop alle lettere di dimissioni in bianco fatte sottoscrivere nel momento dell’assunzione da imprese non corrette: da ora in poi le dimissioni saranno valide solo se scritte su appositi moduli predisposti dal ministero del Lavoro, che avranno un codice di identificazione e una validità massima di 15 giorni. Lo prevede un provvedimento approvato in via definitiva dall’Aula del Senato ieri 25 settembre.

La legge punta a eliminare la pratica delle false dimissioni, cioè delle dimissioni in bianco, firmate quando il rapporto di forza tra i contraenti è a favore del datore di lavoro. Per questo le dimissioni da ora in poi saranno valide solo se verranno compilati i nuovi moduli messi a punto dal ministero e disponibili entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge. Per evitare abusi ciascun modello riporterà un codice progressivo e la data di emissione.

Sempre per evitare abusi ciascun modulo avrà anche una “scadenza”: quindici giorni dalla data di emissione. Le nuove disposizioni si applicano a tutti i tipi di contratto di lavoro, indipendentemente dalle caratteristiche e dalla durata, compresi i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, a progetto e le collaborazioni di natura occasionale, nonchè i contratti di associazione in partecipazione per cui l’associato fornisca prestazioni lavorative e in cui i suoi redditi derivanti dalla partecipazione agli utili siano qualificati come redditi di lavoro autonomo, e i contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci.

Da Kataweb.it   la notizia qui

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