I riposi giornalieri aggiuntivi per parto plurimo spettano anche al padre lavoratore giovedì, Set 6 2007 

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Se la madre non li fruisce poiché non è lavoratrice subordinata .

Il Ministero del Lavoro risponde con nota prot. 25/I/0011025 ad un’istanza di interpello inoltrata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro volta a conoscere se al padre lavoratore dipendente spettino o meno i riposi giornalieri aggiuntivi, previsti in caso di parto plurimo, non goduti dalla madre in quanto lavoratrice parasubordinata o autonoma.

Premessa
Per riposi giornalieri si intendono i periodi di riposo di cui la lavoratrice madre può fruire durante il primo anno di vita del bambino per provvedere alle esigenze del bambino stesso. Originariamente tale possibilità era strettamente collegata al parto e alle necessità proprie dell’allattamento. Ora è escluso alcun nesso tra la possibilità di fruizione dei riposi con l’allattamento : le ore di riposo possono essere utilizzate dalla madre per assolvere i compiti delicati e impegnativi durante il primo anno di età del bambino. A seguito di più modificazioni attualmente la disciplina dei riposi giornalieri è regolata dal D.lgs. 151/2001 (T.U. Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità).

Infatti, l’art. 39 del predetto decreto dispone che la lavoratrice ha diritto, entro il primo anno di età del bambino, a due ore giornaliere di riposo (anche cumulabili) ovvero a un’ora se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore.

Ai sensi dell’art. 40 dello stesso decreto il padre lavoratore ha diritto ad usufruire dei riposi giornalieri qualora:
A) i figli siano stati affidati al solo padre;
B) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
C) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
D) in caso di morte o grave infermità della madre.

In caso di parto plurimo l’art. 41 del D.Lgs. n. 151/2001 prevede a favore del padre e della madre lavoratrice che le ore di riposo siano raddoppiate.

La risposta del Ministero
Il Ministero ricorda che l’Inps con circolare n. 95 bis del 6 settembre 2006, modificando la sua posizione precedente espressa con circolare n. 83/2003, ha affermato che fermo restando che per madre lavoratrice non dipendente deve intendersi la lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola professionale, parasubordinata e libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell’INPS o di altro ente previdenziale, nulla impedisce al padre, lavoratore dipendente, di poter fruire, in caso di parto plurimo, dei riposi giornalieri aggiuntivi (e quindi raddoppiati) secondo quanto previsto dall’art. 41 D.Lgs. n. 151/2001.

Al contrario, precedentemente l’Inps aveva sostenuto che il diritto ai permessi aggiuntivi in caso di parto plurimo era da escludersi qualora la madre fosse lavoratrice autonoma in base all’assunto che in quanto “aggiuntive” rispetto alle ore previste dall’art. 39 era, di fatto, impossibile aggiungere delle ore alla madre che non aveva diritto al riposo giornaliero.

Da Newsfood  la notizia qui

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Vendita e comunione legale tra coniugi giovedì, Set 6 2007 

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Cassazione civile SS.UU. 17952/2007  del 24 agosto 2007.

Ci deve essere il consenso di entrambi i coniugi per la vendita dell’immobile in comunione legale.Il contratto preliminare di vendita di bene immobi­le in regime di comunione legale costituisce negozio ec­cedente l’ordinaria amministrazione e le azioni che da esso traggono origine richiedono la pre­senza in giudizio d’entrambi i coniugi….[continua….]

Da Diritto in Rete  la notizia qui

Rissa in campo? Giocatore bandito da stadio giovedì, Set 6 2007 

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La sentenza della Cassazione: non basta la squalifica della Federazione.

Il questore deve disporre l’allontanamento temporaneo come per i tifosi che provocano incidenti sugli spalti.

ROMA – Il giocatore, l’allenatore o qualunque tesserato della Federcalcio (Figc) che partecipa a una rissa in campo, e magari la prosegue negli spogliatoi, deve essere bandito dallo stadio con il provvedimento del questore di allontanamento temporaneo, come avviene per i tifosi che provocano incidenti. È la rivoluzionaria sentenza della Corte di cassazione, destinata a incidere nel mondo surriscaldato del calcio italiano.

Secondo la Suprema Corte, quindi, non basta la squalifica comminata della Federazione. La Cassazione lo ha stabilito con la sentenza 33864 che accoglie il ricorso della procura di Santa Maria Capua Vetere, presentato contro l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari (gip) che non aveva convalidato il provvedimento del questore (divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono attività sportive per 18 mesi) disposto nei confronti di un dirigente e di un calciatore tesserati della Figc.

RIBALTATA SENTENZA GIP – Il gip nel giugno 2006 non convalidando il provvedimento del questore aveva sostenuto che i provvedimenti previsti dall’art. 6 della legge 401/89 «non si applicano alle condotte poste in essere nei campi da giochi o nelle immediate vicinanze da tesserati di federazioni sportive» perché «esistono possibilità di sanzioni specifiche da parte dei competenti organi federali». La Suprema Corte ha sancito che «non può ipotizzarsi una rinuncia di giurisdizione da parte dello Stato in favore delle federazioni sportive, data la diversità tra tutela dell’ordine pubblico e repressione di condotte contrarie alla regolamentazione sportiva».

Da Il Corriere Della Sera  la notizia qui