Si al sequestro del cellulare se il candidato lo usa durante la prova mercoledì, Set 12 2007 

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La Cassazione usa il pugno di ferro contro chi usa il cellulare per far andar bene l’esame o il concorso pubblico. Infatti, scatta il sequestro ed eventualmente anche la confisca del telefonino.
Lo ha stabilito la Suprema Corte che, con la sentenza di 34384 depositata l’11 settembre, ha accolto il ricorso della Procura di Napoli.

Da Cassazione.net  la notizia qui

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Guida pratica al “mobbing” alla luce della più recente e rilevante giurisprudenza mercoledì, Set 12 2007 

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Da studi recentemente condotti dall’Ispesl (l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) emerge che, in quest’ultimi anni, sono aumentati in Italia i casi di “mobbing”, ossia di vessazione da parte di uno o più soggetti al fine di danneggiare, in modo sistematico, un lavoratore nel suo ambiente di lavoro.

Visto pertanto l’esponenziale proliferazione di tale deleterio fenomeno persecutorio, appare quanto mai essenziale esaminare il “mobbing” alla luce del “diritto vivente”, ovvero attraverso un’analisi pratica della più recente giurisprudenza (soprattutto quella della Suprema Corte di Cassazione) che, in più occasioni, ha trovato il modo di circoscrivere in maniera esauriente questa tematica al fine di “responsabilizzare” maggiormente i lavoratori ed “arginare” quanto più possibile la pericolosa ascesa dei casi di “mobbing” sul posto di lavoro.

La Corte di Cassazione ha perciò proceduto a definire esattamente cosa s’intenda effettivamente con il termine “mobbing”, quali siano i suoi elementi identificativi (ad esempio visite mediche fiscali continue, attribuzione di note di qualifica di insufficiente o anche la semplice privazione della abilitazione necessaria per operare al terminale); quali siano i fatti che il mobbizzato da un lato ed il mobbizzatore dall’altro debbono provare per far valere le loro ragioni in giudizio (anche alla luce di una sorta di “presunzione di colpevolezza” a carico del datore di lavoro); ed infine quali siano i danni patrimoniali (danno emergente, lucro cessante) e non patrimoniali (danno morale soggettivo, danno biologico in senso stretto e danno esistenziale) ritenuti in quest’ultimi anni meritevoli di risarcimento.

Ad ogni modo rimangono parecchi dubbi in tema di mobbing. Difatti se, da un lato, le Sezioni civili della Corte di Cassazione hanno più volte ribadito che il mobbing rappresenta, sul piano civilistico, una condotta ingiusta ed illegittima, dall’altro lato, le Sezioni penali dello stesso Supremo Organo hanno di recente (Agosto 2007) stabilito, inaspettatamente, che il mobbing non costituisce reato in quanto si tratterebbe di una fattispecie non prevista (rectius “tipicizzata”) dal nostro Codice Penale e, quindi, non punibile penalmente in virtù del principio “nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali” previsto dall’art. 1 del Codice Penale italiano.

INDICE

1. Cos’è il “mobbing”?
2. Come si prova il danno da “mobbing”?
3. Qual’è il tipo di responsabilità configurabile in caso di “mobbing”?
4. Quali sono i danni da “mobbing” risarcibili?
5. Il “mobbing” rappresenta una condotta penalmente rilevante?
6. Quali sono le categorie a maggiore rischio di “mobbizzazione”?

. Cos’è il “mobbing”?

    Mobbing: dall’inglese “mob” assalire, soffocare, malmenare.
Ma, al di là della sua traduzione letterale, cosa s’intende veramente con questa parola sempre più presente nel mondo lavorativo italiano come peraltro dimostrato da un recente monitoraggio dall’Ispesl (l’Istituto per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) che ha documentato la presenza di circa un milione e mezzo di lavoratori italiani mobbizzati su 21 milioni di occupati?
    Tradizionalmente, con il termine mobbing, si fa riferimento ad una forma di isolamento e di aggressione di uno o più lavoratori attraverso attacchi sistematici finalizzati a danneggiarne salute, reputazione e professionalità.
In particolare le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno recentemente definito il mobbing come quella pratica vessatoria posta in essere da uno o più soggetti diversi per danneggiare in modo sistematico un lavoratore nel suo ambiente di lavoro (Corte di Cassazione, sezioni unite civili, sentenza n. 8438/04).
Elementi identificatori di questo fenomeno, dilagante soprattutto fra le lavoratrici femminili (il 52% dei mobbizzati secondo i dati Ispesl), possono essere la reiterazione delle condotte per un periodo di tempo apprezzabile (almeno 6 mesi), visite mediche fiscali continue, attribuzione di note di qualifica di insufficiente o anche la semplice privazione della abilitazione necessaria per operare al terminale (Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 4774/06).
    All’interno del vasto panorama caratterizzante il mobbing è inoltre possibile distingue tra: mobbing verticale (o bossing) quando le condotte lesive sono poste in essere dal datore di lavoro; mobbing orizzontale quando le condotte sono poste in essere da colleghi del lavoratore; mobbing ascendete quando le condotte sono poste in essere da personale sottosposto al lavoratore; mobbing individuale qualora le condotte sono rivolte nei confronti di un unico soggetto; ed infine mobbing collettivo allorquando le condotte abbiano ad oggetto un gruppo di lavoratori.
    Appare altresì importante evidenziare che il mobbing va comunque distinto da altri comportamenti discriminatori posti in essere sul luogo di lavoro quali, ad esempio, le molestie sessuali o il demansionamento. Comportamenti, questi ultimi, che possono essere ricompresi tra le condotte mobbizzanti ma non le esauriscono. (Tribunale di Ivrea, sentenza 17/11/2005, sentenza n. 94)….[continua…]

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