E’ possibile accertare che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce quietanza – In sede giudiziaria mercoledì, Ott 31 2007 

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 Non esiste una presunzione assoluta di corrispondenza della retribuzione effettivamente percepita dal lavoratore con quella risultante dalla busta paga. E’ sempre possibile in sede giudiziaria l’accertamento che la sottoscrizione eventualmente apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce quietanza (Cassazione Sezione Lavoro n. 21913 del 19 ottobre 2007, Pres. De Luca, Rel. Curcuruto).

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Condominio: costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio mercoledì, Ott 31 2007 

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Di seguito alcune sentenze in tema di costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio, art. 1127 c.c.

La proprietà della colonna d’aria (cioè lo spazio sovrastante il lastrico solare) non costituendo oggetto di diritti e quindi di proprietà autonoma rispetto a quella del lastrico solare, va intesa come diritto del proprietario di utilizzare lo spazio sovrastante mediante la sopraelevazione; ciò, pertanto, non comporta per il proprietario che intenda sopraelevare l’esonero di corrispondere agli altri condomini l’indennità prevista dall’art. 1127 c.c., salvo che non vi sia accettazione dei medesimi e perciò conseguente rinunzia all’indennità da parte di tutti i proprietari dei piani sottostanti (Cass. civ.  sez II, 22 novembre 2004, n 22032).

La sopraelevazione poichè comporta sempre un aumento della volumetria preesistente, deve rispettare le distanze legali tra costruzion stabilite dalla normativa vigente al momento della realizzazione della stessa, ancorchè tale nuovo corpo di fabbrica sia “rientrato” rispetto ad un muro di appoggio la cui distanza sia da considerare legale avuto riguardo alla normativa – più favorevole – dell’epoca della sua costruzione (Cass. civ. sez II 7 dicembre 2004, n. 22895).

Lo spazio sovrastante una costruzione non costituisce un bene giuridico suscettibile si un autonomo diritto di proprietà ma può formare oggetto di diritto di superficie insistente sulla proprietà altrui, il quale al pari di ogni altro ius in re aliena è soggetto per effetto del non uso protrattosi per il tempo stabilito dalla legge ove la costruzione non venga edificata (Cass. civ. sez. II, 7 dicembre 1994, n. 10498).

Vedi anche: Condominio: manutenzione e ricostruzione delle scale

Vedi anche: Condominio: opere sulle parti dell’edificio di proprietà comune

Cooperative: regolamento interno mercoledì, Ott 31 2007 

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(art. 6 L. 142/2001; art. 8-ter DL 411/2001 conv. in Ll 463/2001; Circ. Min. Lav. 18 marzo 2004 n. 10).

Le cooperative devono definire un regolamento, approvato dall’assemblea, sulla tipologia dei rapporti che si intendono attuare, in forma alternativa, con i soci lavoratori.

Il regolamento che deve essere depositato entro 30 giorni dall’approvazione presso il DPL competente per territorio, deve contenere, fra le altre:

– le modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative da parte dei soci, in relazione all’organizzazione aziendale della cooperativa e ai profili professionali dei soci stessi;

– il richiamo ai contratti collettivi appicabili, per ciò che attiene ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato, nonchè il richiamo espresso alle norme vigenti applicabili ai rapporti di lavoro di diversa natura;

Il regolamento non può contenere disposizione derogative di minor favore rispetto ai trattamenti retributivi previsti dai contratti collettivi nazionali di settore o della categoria affine. La clausole che dovesse contenere disposizioni peggiorative è nulla.

In mancanza di adozione del regolamento interno, le cooperative non possono inquadrare i propri soci con rapporto diverso da quello subordinato, nè deliberare nelle materie indicate dalla legge.

Vedi anche: Cooperative di lavoro: rapporto tra soci lavoratori e cooperativa

Il chirurgo non risponde del danno estetico se informa il paziente mercoledì, Ott 31 2007 

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La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale di un chirurgo estetico in quanto è stato provato che l’intervento del medico era stato eseguito a regola d’arte e soprattuto perché della permanenza di cicatrici post operatorie, era stata chiaramente prospettata, come effetto inevitabile del’intervento, al paziente.

Non sussiste alcun inadempimento contrattuale, e quindi nessu obbligo di risarcimento da ascrivere al professionista, e tantomento alcun addebito di colpa professionale medica, se il contratto di prestazione chirurgica è integrato dal cosidetto consenso informato del paziente.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

I dipendenti dell’appaltatore fallito possono agire nei confronti del committente per ottenere il pagamento dei loro crediti di lavoro mercoledì, Ott 31 2007 

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I DIPENDENTI DELL’APPALTATORE FALLITO POSSONO AGIRE NEI CONFRONTI DEL COMMITTENTE PER OTTENERE IL PAGAMENTO DEI LORO CREDITI DI LAVORO – In base all’art. 1676 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 22304 del 24 ottobre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Renzis).

Paola A. ed altri dipendenti della s.p.a. Italpulimento hanno lavorato come addetti alle pulizie presso gli uffici della s.p.a. Alenia. Cessati i rapporti di lavoro, essi sono rimasti creditori verso la s.p.a. Italpulimento per differenze retributive e spettanze di fine rapporto. Nel gennaio del 1996 essi hanno iniziato davanti al Pretore di Roma un giudizio nei confronti della s.p.a. Italpulimento e della s.p.a. Alenia chiedendo la condanna di entrambe le società al pagamento di quanto loro dovuto. Essi hanno agito nei confronti della Alenia s.p.a. in base all’art. 1676 cod. civ. secondo cui coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente, per conseguire quanto loro è dovuto fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono domanda. Dopo il deposito del ricorso dei lavoratori, la s.p.a. Italpulimento è fallita. Davanti al Pretore si sono costituiti l’Alenia s.p.a. che ha chiesto l’accertamento delle somme dovute ai lavoratori e il Fallimento della s.p.a. Italpulimento che ha chiesto al Giudice di dichiarare l’improcedibilità della domanda sia nei propri confronti che verso l’Alenia s.p.a.

Il Fallimento ha sostenuto che dovessero ritenersi confluite nell’alveo della procedura concorsuale tutte le posizioni attive e passive della società fallita, con conseguente impossibilità per i lavoratori di agire direttamente verso un debitore della Italpulimento. Il Pretore ha dichiarato improcedibile solo la domanda proposta nei confronti del fallimento dichiarando che i lavoratori restavano legittimati a far valere il loro credito verso la Alenia; questa decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Roma. Il Fallimento ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione del Tribunale di Roma per violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 22304 del 24 ottobre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Renzis) ha rigettato il ricorso. In materia di appalto – ha osservato la Corte – l’apertura del procedimento fallimentare nei confronti dell’appaltatore non comporta l’improcedibilità dell’azione precedentemente esperita dai dipendenti nei confronti del committente, ai sensi dell’art. 1676 cod. civ., per il recupero dei loro crediti verso l’appaltatore – datore di lavoro, atteso che la previsione normativa di una tale azione risponde proprio all’esigenza di sottrarre il soddisfacimento dei crediti retributivi al rischio dell’insolvenza del debitore e che, d’altra parte, si tratta di un’azione “diretta”, incidente, in quanto tale, direttamente sul patrimonio di un terzo (il committente) e solo indirettamente su un credito del debitore fallito; deve pertanto escludersi che il conseguimento di una somma, non facente parte del patrimonio del fallito, possa comportare un danno delle ragioni degli altri dipendenti dell’appaltatore che fanno affidamento sulle somme dovute (ma non ancora corrisposte) dal committente per l’esecuzione dell’opera appaltata.

La ratio dell’art. 1676 cod. civ. – ha concluso la Corte – va individuata nell’esigenza di garantire agli ausiliari dell’appaltatore – proprio in relazione ad una attività lavorativa prestata per l’esecuzione dell’opera o del servizio appaltati al loro datore di lavoro – il pagamento della retribuzione dovuta per quella determinata attività, in modo da sottrarre il soddisfacimento del relativo diritto al rischio dell’insolvenza del debitore, dando la possibilità di agire direttamente nei confronti del committente.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Condominio: manutenzione e ricostruzione delle scale martedì, Ott 30 2007 

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L’art. 1124 c.c. stabilisce che “Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietari dei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani o porzioni di piano, e per l’altra metà in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune”

In tema di condominio di edifici la regola relativa alla ripartizione delle spese di manutenzione e ricostruzione delle scale, è applicabile per analogia alle spese relative alla manutenzione e ricostruzione dell’ascensore già esistente. Nell’ipotesi, invece, d’installazione ex novo dell’impianto di ascensore trova applicazione la disciplina dell’art. 1123 c.c. relativa alla ripartizione delle scale per le innovazioni deliberate dalla maggioranza.. Ne consegue che il riparto delle spese inerenti ai beni comuni, è suscettibile di deroga con atto negoziale, e quindi, anche col regolamento condominiale che abbia natura contrattuale. (Cass. 25 maggio 2004 n. 5975).

Anche nel caso in cui l’ascensore sia stato installato successivamente alla costruzione dell’edificio, ma con il consenso di tutti i condomini, l’impianto è di proprietà comune fra tutti i condomini in proporzione al valore del piano o porzione di proprietà esclusiva e la ripartizione delle spese relative all’ascensore è regolata dai criteri stabiliti dall’art. 1124 c.c. e dall’art. 1123 c.c. che costituisce una specifica applicazione mentre se il contributo finanziario apportato dai condomini nella costruzione dell’impianto, è d’entità maggiore rispetto alla quota di comproprietà, può dare luogo soltanto ad un diritto di credito del singolo condomino verso il condominio (Cass. 17 febbraio 2005 n. 3264).

Vedi anche: Condominio: opere sulle parti dell’edificio di proprietà comune

Vedi anche: Condominio: costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio

Condominio: opere sulle parti dell’edificio di proprietà comune martedì, Ott 30 2007 

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Pubblichiamo di seguito alcune recenti sentenze relative all’art. 1122 del c.c. “Ciascun condomino, nel piano o porzione di piano di sua proprietà, non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni dell’edificio”

Nozione di innovazione:

Per innovazione in senso tecnico-giuridico, vietata ai sensi dell’art. 1122 c.c., deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale che ne alteri l’entità sostanziale o ne muti la destinazione originaria, mentre le modificazioni che mirino a potenziare o a rendere più comodo il godimento della cosa comune e ne lascino immutate la consistenza e la destinazione, in modo da non turbare i concorrenti interessi dei condomini, non possono definirsi innovazioni in senso suddetto (Cass. 19 gennaio 2005 n. 1076).

 Casistica:

– devono considerarsi vietate le opere che un condomino effettua nella sua proprietà esclusiva, ove esse comportino un peggioramento del decoro architettonico dell’edificio (Cass. 11 febbraio 2005, n. 2743).

– in tema di utilizzazione del muro perimetrale dell’edificio concominiale da parte del singolo condomino, costituiscono uso indebito della cosa comune, le aperture praticate dal condomino nel detto muro per mettere in collegamento locali di sua esclusiva proprietà, esistenti nell’edificio condominiale, con altro immobile estraneo al condominio, in quanto tali aperture alterano la destinazione del muro, incidendo sulla funzione di recinzione, e possono dar luogo all’acquisto di una servitù di passaggio a carico della proprietà condominiale (Trib. Monza 29 agosto 2005).

Vedi anche: Condominio: manutenzione e ricostruzione delle scale

Cooperative di lavoro: rapporto tra soci lavoratori e cooperativa martedì, Ott 30 2007 

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Tra il socio lavoratore e la cooperativa si instaurano due diversi rapporti giuridici: quello associativo e quello di lavoro.

Rapporto associativo: (art. 1, c. 2, L 142/2001) in relazione al rapporto associativo il socio:

– concorre alla gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell’impresa;

– partecipa all’elaborazione di programmi di sviluppo e alle decisioni concernenti le scelte strategiche, nonchè alla realizzazione dei processi produttivi dell’azienda;

– contribuisca alla formazione del capitale sociale e partecipa al rischio d’impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione;

– mette a disposizione le proprie capacità professionalianche in relazione al tipo e allo sto d’invalidità svolta, nonchè alla quantità delle prestazioni di lavoro disponibili per la cooperativa stessa.

Rapporto di lavoro: (art. 3 c.1, L 142/2001) il socio lavoratore di cooperativa stabilisce un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasa altra forma con cui contribuisce comunque al raggiungimento degli scopi sociali. L’instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato deve essere comunicato al Centro per l’impeigo competente entro 5 giorni.

Se il rapporto di lavoro è svolto in forma subordinata al socio lavoratore si applicano le disposizioni:

1) contenute nello Statuto dei Lavoratori (legge 300/70). Fanno eccezioni le norme concernenti: – la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo nell’ambito di operatività della tutela reale qualora venga a cessare, insieme al rapporto di lavoro, anche quello associativo – i diritti sindacali. essi possono essere esercitati compatibilmente con lo stato di socio lavoratore solo se ciò è previsto e determinato da specifici accordicollettivi tra associazioni nazionali del movimento cooperativo ed organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative;

2) vigenti in materia di sicurezza e igiene sul lavoro

Vedi anche: Cooperative: regolamento interno

Lavoratori domestici: nozioni generali martedì, Ott 30 2007 

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Il rapporto di lavoro domestico consiste nella prestazione del lavoratore, a qualsiasi titolo, della propria opera per il funzionamento della vita familiare (art. 1 L. 339/58).

Il datore di lavoro può essere rappresentato da una singola persona, da un gruppo di familiari o da comunità stabili senza fini di lucro.

Sono considerati collaboratori domestici:

1) autisti

2) giardinieri e custodi

3) custodi o portieri

4) addetti alla pulizia

La prestazione lavorativa dei domestici deve avere una sua continuità, non essere quindi puramente occasionale e deve essere resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro. Può svolgersi con servizio parziale, ad esempio ad ore, oppure tutti i giorni della settimana o solo in alcuni.

Documenti del lavoratore: a) eventuale documentazione assicurativa o previdenziale; b) tessera sanitaria e ogni altro documento sanitario aggiornato con tutte le attestazioni previste dalle vigenti norme di legge; c) copia di un documento d’identità personale non scaduto; d) copia di eventuali diplomi o attestati professionali specifici.

La Lettera di assunzione deve contenere: a) la data dell’inizio del rapporto di lavoro; la categoria di appartenenza e l’anzianità in detta categoria; b) la durata del periodo di prova; c) l’esistenza o meno della convivienza totale o parziale; d) la durata dell’orario giornaliero; e) l’eventuale tenuta di lavoro fornita dal datore; f) la mezza giornata di riposo settimanale in aggiunta alla domenica; g) la retribuzione pattuita; h) la previsione di eventuali temporanei spostamenti per villeggiatura o altri motivi familiari; i) il periodo di ferie annuali; l) lo spazio affidato all’addetto per custodire i propri effetti personali.

Maternità: più tutele per le iscritte alla gestione separata martedì, Ott 30 2007 

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Decreto Ministeriale del 12 luglio 2007.
Collaboratori sempre più simili ai subordinati.

Premessa – La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria per il 2007) ha disposto l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori subordinati in favore degli iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, ed in particolare dei c.d. parasubordinati.

Questo è un orientamento normativo consolidatosi nel corso degli anni : infatti, la parasubordinazione rappresenta l’espressione delle profonde trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro e non si configura come una categoria distinta rispetto al lavoro autonomo e subordinato ma definisce solamente una serie di rapporti contrattuali tipici e atipici che, pur rientrando nell’alveo del lavoro autonomo, presentano elementi peculiari che giustificano l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori dipendenti.

Al riguardo, si ricorda che il comma 788 dell’art. 1 della Finanziaria 2007 ha già introdotto a favore dei lavoratori a progetto e categorie assimilate, a decorrere dal 1° gennaio 2007, un istituto tipico del lavoro subordinato, l’indennità giornaliera di malattia.

Nel caso di specie, il comma 791 dell’art. 1 della stessa legge Finanziaria 2007 ha previsto l’emanazione di un decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, al fine di disciplinare l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 del decreto legislativo n. 151 del 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), a tutela e sostegno della maternità delle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, (di seguito definita “gestione separata”), nonché delle associate in partecipazione iscritte alla gestione medesima…[continua…]

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