Clausola regolamentazione del premio nel contratto di assicurazione e buona fede dell’assicurato giovedì, Nov 29 2007 

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SOMMARIO:
1) Inquadramento della problematica: nozione di clausola di regolamentazione del premio assicurativo e giurisprudenza dominante
2) Orientamento giurisprudenziale contrario: commento a Cassazione Civile n. 3370 del 2005
3) Intervento della Cassazione Civile S.U. n. 4631 del 28 febbraio 2007

1) Inquadramento della problematica: nozione di clausola di regolamentazione del premio assicurativo e giurisprudenza dominate

Ai sensi dell’art. 1901 Codice Civile se il contraente nel contratto di assicurazione non paga il premio o la prima rata del premio stabilita per contratto, l’obbligo dell’indennità rimane sospeso fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente non corrisponde quanto dovuto.

Nel caso in cui il contraente non paghi i premi successivi al primo é previsto un periodo di tolleranza di quindici giorni durante il quale l’assicurazione rimane operativa con obbligo dell’assicuratore di corrispondere il capitale o la rendita nel caso in cui si verifichi l’evento o il sinistro durante il periodo di tolleranza.

Le parti, oltre a prevedere una misura fissa del premio, possono inserire nel contratto di assicurazione una clausola c.d. di regolamentazione del premio.

Si tratta di una clausola in virtù della quale l’assicurato è tenuto, oltre che al pagamento del premio minimo, anche alla corresponsione di un maggior premio alla scadenza di ciascun periodo assicurativo da determinarsi in funzione di elementi variabili da comunicare dall’assicurato all’assicuratore. Esempio di elementi variabili possono essere considerati l’ammontare delle retribuzioni corrisposte dal contraente ai propri dipendenti o il volume d’affari.

La giurisprudenza maggioritaria è orientata nel riconoscere nei contratti di assicurazione la clausola di regolamentazione del premio alla scadenza del periodo assicurativo.

In particolare il premio può essere stabilito per una parte in maniera definitiva ed invariabile all’inizio del contratto; per altra parte con riferimento ad elementi mutevoli e variabili. Nonostante ciò il premio costituisce un tutto immutabile e non frazionabile in virtù del quale il contraente è tenuto a comunicare all’assicurazione gli elementi mutevoli in maniera definitiva per consentire l’esatta determinazione del premio. Tale dovere è per l’assicurato un obbligo la comunicazione di quagli elementi variabili all’assicuratore, così come per l’assicuratore è un obbligo il pagamento del premio, che senza quegli elementi non può essere determinato nell’esatto ammontare.

Secondo questo orientamento giurisprudenziale questa clausola di regolamentazione del premio nel contratto di assicurazione è un elemento accessorio del premio in perfetta armonia con quanto statuito dall’art. 1901 Codice Civile.

La mancata comunicazione, nei termini contrattuali, degli elementi variabili sui quali si fonda l’esatta determinazione del premio, mette l’assicuratore nella posizione di non essere in grado di determinare l’esatto ammontare del premio, ed equivale al mancato pagamento di una parte di questo, la cui sanzione è costituita dalla sospensione della garanzia assicurativa da parte dell’assicurazione.

2) Orientamento giurisprudenziale contrario: commento a Cassazione Civile n. 3370 del 2005

La giurisprudenza di legittimità con la sentenza n. 3370 del 2005 si discosta dall’orientamento esposto in narrativa.

Il fatto. Le clausole vessatorie che prevedono, a carico dell’assicurato, l’onere di comunicare alla scadenza gli elementi in grado di modificare il rischio contrattuale (e ridefinire quindi il premio) devono essere approvate dall’aderente per iscritto.

Lo stabilisce la sentenza n. 3370 della III Sezione Civile della Corte di Cassazione, intervenuta nella controversia tra due compagnie di assicurazione e un notaio che si era assicurato con le due società per la responsabilità professionale. Non avendo segnalato per tempo gli elementi variabili previsti, le compagnie assicurative avevano invocato, nell’ambito di una causa intentata dal cliente al notaio per la mancata segnalazione di ipoteche su appartamenti acquistati, la sospensione dell’assicurazione.

La sentenza che risolve la controversia si pone in netto contrasto con il precedente orientamento giurisprudenziale; indirizzo che metteva in evidenza come spettasse all’assicurato la tempestiva comunicazione degli elementi variabili all’ente assicuratore.

Essendo detta clausola un accessorio del premio, coinvolge direttamente l’obbligo di pagamento e il suo mancato rispetto da’ luogo all’applicazione dell’articolo 1901 c.c..

Invece secondo questo revirement della giurisprudenza di legittimità la fattispecie appena esaminata non può portare all’applicazione dell’articolo 1901 Codice Civile….[continua…]

Da Filodiritto  la notizia qui

Daspo: doppia firma dell’ultrà in Questura anche se la squadra è in trasferta mercoledì, Nov 28 2007 

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Linea dura della Cassazione contro i disordini allo stadio. I tifosi sottoposti al Daspo (divieto di partecipare agli incontri di calcio) devono  firmare in Questura, 30 minuti dopo l’inizio e 30 minuti prima della fine della partita, anche quando la squadra è in trasferta.

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Da Cassazione.net  la notizia qui

Prostituzione:no a divieti totali nei comuni mercoledì, Nov 28 2007 

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Le regole nel Ddl del governo: condanne più pesanti anche della metà se la vittima è costretta a drogarsi.

ROMA – I sindaci non possono vietare completamente la prostituzione sul territorio comunale, né istituire zone a luci rosse in posti lesivi della dignità di chi si prostituisce, ma devono fare conoscere le loro decisioni con “opportune forme di pubblicità”. Chi affitta un appartamento a un professionista del sesso non è punibile. Sono, queste, alcune novità contenute nel disegno di legge che, a 50 anni di distanza, aggiorna la legge Merlin.

Il ddl voluto dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, presentato ieri al preconsiglio dei ministri, sarà approvato dal Governo giovedì, dopodiché inizierà l’iter parlamentare. Fra le novità, è previsto che i profitti del racket della prostituzione siano confiscati, assegnati a un fondo istituito presso la presidenza del consiglio dei ministri. E destinati a corsi professionali per le vittime dello sfruttamento o a chi decide di lasciare la strada.

I principi fondamentali della legge Merlin restano invariati: libertà di prostituirsi, lotta agli sfruttatori. Viene aggiunta una nota, diciamo così, sociale: visto l’aumento della prostituzione maschile (soprattutto minorile), nelle norme in cui si parla di prostituzione s’è deciso di sostituire il termine “donna” con quello di “persona”.

Il nuovo ddl vuole adeguare con tre reati specifici – che prevedono l’arresto obbligatorio in flagranza – la legislazione penale ai nuovi fenomeni della tratta di esseri umani e del racket internazionali di sfruttatori. Il primo, è la prostituzione coattiva, commesso da chi costringe qualcuno a vendere il proprio corpo, punito con la reclusione da 5 a 10 anni. Poi c’è lo sfruttamento, con pene da 2 a 6 anni, e infine l’induzione o reclutamento, con il carcere da 1 a 5 anni. Le condanne possono aumentare anche della metà se la vittima è in stato di necessità, se viene costretta a drogarsi o ubriacarsi, e se lo sfruttatore è un parente.

Ma il ddl Amato prevede “tolleranza zero” verso sfruttatori e clienti di minorenni. I primi rischiano da 6 a 12 anni di carcere, per i secondi, se sorpresi in flagranza con ragazze o ragazzi minorenni, è previsto l’arresto facoltativo) e pene fino a 4 anni, che possono salire a 6 se chi si prostituisce ha meno di 16 anni.

Non sono punibili, invece, i volontari che assistono gratuitamente le persone che si prostituiscono, né chi affitta loro appartamenti. Il nodo politico, che sarà risolto giovedì al consiglio dei ministri, riguarda il potere conferito ai Comuni di vietare l’esercizio della prostituzione (oltre che vicino a scuole, ospedali e luoghi di culto), in zone che provocano la reazione di cittadini. Ai clienti sorpresi in quelle zone off limits saranno comminate sanzioni amministrative, ma con modalità che rispettino la privacy. Gli enti locali non possono, però, imporre quel divieto “del tutto, in luoghi pubblici del territorio comunale”, né consentirlo in aree o con modalità “pregiudizievoli della dignità o dell’incolumità delle persone coinvolte”.

Da La Repubblica  la notizia qui

Licenziamento: non basta lo scritto di un terzo come prova decisiva martedì, Nov 27 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 23261 dell’ 8 novembre 2007.

Lo scritto costituisce soltanto mero indizio.

Con la sentenza dell’8 novembre 2007, n. 23261, la Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha confermato l’illegittimità del licenziamento (sentenziata dalla Corte di Appello) e giudicando come ingiustificato anche l’annullamento.
La Corte di Appello è pervenuta a tale decisione dopo aver stabilito che non è sufficiente la missiva di un terzo per infliggere ad un lavoratore la sanzione del licenziamento.
Per la Cassazione, il datore di lavoro che voglia licenziare un dipendente deve provare i fatti addebitatigli, non solo indicando gli scritti provenienti da terzi, ma anche elementi differenti che li possano confermare.

Fatto e diritto – Un dipendente di una impresa di autotrasporto di cose per conto di terzi (che si occupa anche di spedizioni internazionali) era stato licenziato dalla stessa per aver fornito ad un dirigente di una compagnia aerea numerosissimi documenti aziendali, sottraendoli dagli archivi dell’azienda.
Il dipendente impugnava allora il licenziamento, ma il Tribunale in primo grado rigettava il ricorso basandosi sul contenuto di due lettere redatte del dirigente suddetto e dallo scritto di un terzo .
La Corte d’Appello, adita dal dipendente, era stata di contrario avviso ed aveva stabilito che non era sufficiente la missiva di un terzo per infliggere ad un lavoratore la sanzione del licenziamento.
La Corte, dunque, aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento e aveva ordinato alla società di reintegrare il dipendente nel posto di lavoro precedentemente occupato, condannandola al risarcimento.

Le ragioni dell’azienda – L’azienda di trasporto, allora, è ricorsa in Cassazione lamentando in particolare l’omissione della Corte d’Appello di qualsiasi valutazione dei riscontri probatori, ulteriori rispetto alle due lettere del dipendente che aveva dedotto nei gradi di merito e negli scritti di un terzo che avvaloravano le sue motivazioni per licenziare il dipendente in questione.
Per l’azienda, il giudice di merito avrebbe dovuto fare uso dei poteri di cui all’art. 421 c.p.c. e compiere un’indagine rigorosa per scoprire i veri motivi del licenziamento.

La decisione della Corte di Cassazione – Per la Corte di Cassazione, l’utilizzazione di questi poteri da parte del giudice del merito ha carattere discrezionale, e come tale non può essere oggetto di riesame e di valutazione da parte del giudice di legittimità.
Secondo la Cassazione, il giudice di appello ha il potere di disporre d’ufficio i mezzi di prova che ritenga indispensabili, ma questi si riferiscono soltanto all’esercizio, meramente discrezionale, della facoltà di scelta del mezzo probatorio più adatto alla verifica delle tesi di parte. Ne consegue che il mancato esercizio di tali poteri non sia assoggettato al sindacato in sede di legittimità, anche quando manchi un’espressa motivazione sul punto, dovendosi ritenere che il giudice stesso abbia reputato, in maniera implicita, la sufficienza degli elementi probatori già acquisiti.
Per la Cassazione, il datore di lavoro che voglia licenziare un dipendente deve provare i fatti addebitatigli, ma non potrà indicare solo gli scritti provenenti da terzi che da soli non possono avere valore di prova ma, eventualmente, soltanto di elementi indiziari che il giudice in concorso con altri elementi differenti che li confermino, potrà valutare liberamente.
La Cassazione, infine, ha rinviato alla Corte d’appello per la decisione in merito alla richiesta di reintegrare il dipendente nel posto di lavoro precedentemente occupato e alla richiesta di risarcimento.

Da NewsFood  la notizia qui

I nonni non possono essere tagliati fuori dalla vita dei nipoti martedì, Nov 27 2007 

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I nonni hanno il diritto di partecipare alla vita dei nipoti a meno che non venga dimostrato che questa partecipazione nuoce al minore o non contribuisce in nessun modo al suo sviluppo psico-fisico.

Sentenza n. 244423/07 del 8 novembre 2007

Da Cassazione.net   la notizia qui

Decreto flussi: scarica qui il programma lunedì, Nov 26 2007 

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In questa pagina potete scaricare il programma per compilare i moduli del Nulla Osta al Lavoro del Ministero dell’Interno. Ecco alcune indicazioni impiortanti da tenere presente per l’utilizzo del programma.

1. Scaricare per studiarlo
Scaricare ora il programma permette di studiarlo e imparare come funziona. Ma il modello sarà compilabile soltanto dal giorno dopo la pubblicazione del «decreto flussi» sulla Gazzetta Ufficiale.

2. Compilarlo solo dopo la pubblicazione del decreto
Nel programma è stata inserita la funzione «aggiorna». Il giorno successivo alla pubblicazione l’utente dovrà cliccare sull’icona «aggiorna» prima di iniziare la pre-compilazione. In questo modo avrà sicuramente il modulo aggiornato anche se fossero intervenute modifiche fra il giorno del download e quello della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale

3. Informazioni prima della pubblicazione del decreto
Nei giorni precedenti la pubblicazione del decreto è possibile trovare informazioni sul programma nel «Punto di contatto» sul sito dell’interno (barra a destra – sportello immigrazione – colonnina a destra – punto di contatto) o cliccando direttamente questo link.

4. Aiuto durante la compilazione
In fase di compilazione (dal giorno dopo la pubblicazione del decreto) chiunque può chiedere l’aiuto dei tecnici del Ministero inviando una mail all’help desk che sarà attivo dal 1° dicembre.

5. Quando inviarlo
Il decreto prevede che l’invio delle domande avvenga in 3 fasi, una per ogni tipologia di lavoratori.
Prima fase:dalle 8 del 15esimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto – le richieste per immigrati di nazionalità «privilegiate» (per vari accord di controllo dei flussi) che sono elencate nel decreto. Ecco i Paesi di provenienza: Albania, Algeria, Bangaldesh, Egitto, Filippine, Ghana, Marocco, Moldavia, Nigeria, Pakistan, Senegal, Somalia, Sri Lanka, Tunisia.
Seconda fase:dalle 8 del 18esimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto – le richieste per assumere come lavoratori domestici (colf e badanti) cittadini non comunitari residenti in tutti Paesi non elencati nella prima fase.
Terza fase:dalle 8 del 21esimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto– tutti gli altri casi….

Per scaricare il programma ….[continua..]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

Portabilità mutui: serve chiarezza lunedì, Nov 26 2007 

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L’Associazione Federconsumatori condivide totalmente quanto sostenuto autorevolmente dal Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, riguardo all’azzeramento dei costi per i cittadini che intendono avvalersi della procedura di portabilità dei mutui.

Per questo, la Federconsumatori chiede che finisca la farsa delle raccomandazioni, e che le banche si adeguino alla legge azzerando i costi per la portabilità. Le banche attraverso l’ABI, la loro Associazione, si fanno infatti una raccomandazione che però, come dichiara il presidente Corrado Faissola, è facoltativa.

Tale raccomandazione, in particolare, afferma che i costi della portabilità dei mutui debbano essere assunti dalla banca subentrante. Trattasi quindi di una raccomandazione che nella sostanza non risolve il problema, e che rischia di ‘aggirare’ le norme nonostante la legge dica chiaro e tondo che nessun costo debba essere applicato quando il titolare di un mutuo intenda avvalersi della procedura di portabilità.

Da Vostri Soldi  la notizia qui

Decreto flussi: domande dal 1° dicembre lunedì, Nov 26 2007 

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ROMA – Colf e badanti cercansi. Il decreto flussi 2007 è pronto: 170mila i lavoratori extracomunitari ammessi quest’anno in Italia, per più di un terzo collaboratrici domestiche. La novità? Le domande d’assunzione potranno essere inviate solo via internet, dal singolo datore di lavoro o attraverso patronati e associazioni imprenditoriali. Addio file alle Poste, tutto avverrà con un paio di clic.

Parte dunque il conto alla rovescia. Tre le date da annotarsi per partecipare alla “lotteria” delle quote: 15, 18 e 21 dicembre prossimi. Sono i cosiddetti “clic day”. Il 30 novembre, il decreto sarà pubblicato in Gazzetta ufficiale: il primo giorno utile per la precompilazione dei moduli sarà il 1° dicembre. Guide, modelli e software sono già scaricabili da oggi sul nostro sito internet.

Il decreto 2007. Col decreto flussi, l’Italia fissa ogni anno il tetto massimo (le “quote”) di cittadini extracomunitari, che possono entrare nel Paesi per motivi di lavoro subordinato o autonomo. Questo solo sulla carta, però. In verità il decreto è l’unica chance per mettere in regola chi già si trova in Italia: si fa domanda, si spera di rientrare nelle quote, si esce dal Paese e si ritorna da regolari. Quest’anno il decreto si è fatto attendere a lungo, colpa dei lavori di smaltimento delle pratiche dei due decreti 2006: 470mila ingressi, che hanno tenuto occupati gli uffici competenti per oltre 18 mesi.

Le date. Il decreto 2007 consente l’accesso in Italia di 47.100 lavoratori subordinati provenienti da quegli Stati (14) che hanno sottoscritto con il nostro Paese specifici accordi di cooperazione e di riammissione dei clandestini. Altri 2.500 quote sono riservate a quei Paesi pronti a concludere analoghi accordi.

Per questi lavoratori “privilegiati”, la presentazione delle domande scatta alle ore 8 del quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione del decreto in Gazzetta (e dunque il 15 dicembre). Altri 110.900 posti sono a disposizione dei lavoratori di tutte le altre nazionalità. Tra questi: 65mila per lavoro domestico o assistenza alla persona; 14.200 per il settore edile; 1.000 per dirigenti e lavoratori altamente qualificati.

In tal caso, la presentazione delle domande scatta alle ore 8 del 18 dicembre (per colf e badanti) o del 21 (per tutti gli altri settori). Altre quote sono riservate al lavoro autonomo (3mila) e alla conversione dei permessi di soggiorno per studio, tirocinio o lavoro stagionale in quelli per lavoro subordinato.

La procedura on line. Tutta la procedura sarà via internet. Mai più file alle Poste, dunque. Basterà avere un computer con la connessione internet (se adsl è meglio) e scaricare (a partire da oggi) l’apposito software dal sito internet del Viminale (www.interno. it) o da Repubblica.it.

Una guida aiuta l’utente alla compilazione dei moduli.

I moduli già scaricabili oggi dal nostro sito sono utili a familiarizzare con le domande e gli adempimenti richiesti, non potranno però essere compilati.

Ecco i moduli per l’assunzione.

Per questo, infatti, bisogna aspettare l’1 dicembre, primo giorno utile per la precompilazione delle domande. I moduli d’assunzione, una volta scaricati (www.interno.it) e compilati sul computer, dovranno essere spediti on line attraverso il software connesso ai server del Viminale nelle tre diverse date indicate: 15, 18 e 21 dicembre.

Consigli.
C’è la possibilità di farsi affiancare nella compilazione dei moduli da associazioni imprenditoriali, sindacati e patronati, che hanno firmato il relativo protocollo d’intesa col ministero. Ma – ed è questo il punto più importante – alla fine sarà meglio spedire la domanda in proprio, dal computer personale. Per formare la graduatoria, infatti, faranno fede la data e l’ora di spedizione via internet delle pratiche. Chi si affidasse alle associazioni anche nella spedizione potrebbe dunque rischiare di non rientrare nelle quote. Infatti, mentre il singolo potrà spedire non più di 5 moduli, ogni associazione potrà spedirne un numero illimitato. Meglio fare in proprio, dunque. Un esempio? Si prevede che i 65mila posti di colf e badanti finiranno in otto minuti.

Da La Repubblica   la notizia qui

RC auto: comunicato stampa lunedì, Nov 26 2007 

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Di seguito alleghiamo un comunicato stampa fattoci pervenire da Giovanni D’Agata.

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Prostituta? Anche lei paghi le tasse giovedì, Nov 22 2007 

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Il fisco ricostruisce il reddito di una «lucciola» con sei case e due auto.

MILANO — Anche le prostitute devono pagare le tasse. È il succo, portato alle estreme conseguenze, della prima sentenza tributaria in Italia sulla materia. Ad emetterla è stata la Commissione tributaria della Lombardia che ha condannato una prostituta proprietaria di sei appartamenti e di due auto a pagare quasi 70 mila euro tra tasse e sanzioni perché non ha dimostrato documenti alla mano la provenienza del suo reddito.

I controlli del Fisco si fanno via via più sofisticati. Incrociando i dati sulle compravendite di case, l’Ufficio «Milano 3» dell’Agenzia delle entrate due anni fa si accorse che M.L. era intestataria di un lussuoso appartamento di 130 metri quadri in pieno centro a Milano, di altri due monolocali in città, di due case di tre stanze a Corsico e di una a Baggio. Due autovetture completavano un patrimonio di tutto rispetto che i detective del fisco valutavano in un miliardo e 605 milioni e che non compariva, o c’era solo in parte, nelle dichiarazioni della signora.

L’agenzia calcolò che i redditi della contribuente ammontavano attorno a 98 mila euro per il 1998 e a 87 mila euro per l’anno successivo. A conti fatti, M.L. doveva pagare 68.277,67 euro. La donna confessò di non avere i soldi per pagare. Dopo aver fatto per venti anni il mestiere più antico del mondo, superati i 40 si era ritirata dall’attività. Fece ricorso alla Commissione tributaria provinciale. Per dimostrare di essere stata una prostituta, il suo avvocato raccontò la storia di una ragazza fuggita a 17 anni dalla Campania e che, dopo essere finita sulla strada, era riuscita a comperare un monolocale per intrattenere i clienti in modo più riservato e sicuro.

Essendosi sempre gestita da sola e non avendo mai avuto un protettore, aveva potuto accumulare un discreto gruzzolo che aveva diligentemente investito nel mattone.

Oggi vive in agiatezza grazie agli affitti che pagano gli inquilini delle sue case. Il legale aveva quindi prodotto le inserzioni con le quali sui giornali M.L. aveva negli anni messo in vendita il corpo e le bollette telefoniche. I giudici di primo grado le diedero ragione sostenendo che i guadagni della prostituzione «non possono essere considerati tecnicamente redditi» perché non sono collocabili né tra le attività illecite, né tra quelle lecite. Secondo la Cassazione, inoltre, i proventi dal meretricio sono una «forma di risarcimento del danno» che, vendendo se stessa, la donna subisce alla sua dignità. Come tali non possono essere tassati. Sentenza ribaltata in appello.

Le motivazioni della Commissione tributaria regionale — anche se non affronta in modo diretto il tema dei guadagni da prostituzione — partono dal presupposto che la M.L. ha avuto comunque un reddito (che lei ha dimostrato provenire dal suo lavoro di lucciola). Esso è quello «presunto» calcolato dall’Agenzia delle entrate. M.L. ha «chiaramente provato (…) quale era la sua attività negli anni, non ha però provato né quale era o poteva essere l’ammontare delle somme da lei percepite, né le somme da lei spese» perché «non ha prodotto una documentazione idonea», scrivono i giudici. Se l’avesse fatto, si sarebbe potuto stabilire con esattezza il suo reddito e forse avrebbe pagato meno.

Da Il Corriere della Sera  la notizia qui

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