Cassazione: reato coltivare anche solo una pianta di cannabis giovedì, Gen 10 2008 

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E’ reato la coltivazione di piante di canapa indiana: va incontro ad una condanna chi ne possiede anche una sola.

Lo ha sancito la Cassazione, confermando la condanna, inflitta dalla corte d’appello di Messina ad una donna, che aveva coltivato nel balcone della sua casa 8 piantine della specie ‘cannabis indica’, il cui principio attivo avrebbe consentito di ricavare un numero di dosi compreso tra 28 e 43. La donna aveva presentato ricorso in Cassazione lamentando l’erronea applicazione del dpr 309/1990, con riferimento alla ritenuta rilevanza penale della condotta contestata di coltivazione domestica di un esiguo numero di piantine di canapa indiana, destinata al consumo personale.

Per la Suprema corte (quarta sezione penale, sentenza numero 871) il ricorso va respinto: “la giurisprudenza costante, pur con alcune perplessita’ della dottrina, ha ritenuto che la coltivazione non autorizzata di piante – osservano gli alti giudici – dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti o psicotrope, costituisce un reato di pericolo presunto o astratto, essendo punito ‘ex se’ il fatto della coltivazione, senza che per l’integrazione del reato sia necessario individuare l’effettivo grado di tossicita’ della pianta e senza che occorra fare riferimento alcuno alla sostanza stupefacente che da essa si puo’ trarre e che puo’ dipendere da circostanze contingenti, connesse alla sua crescita, al suo sviluppo ed alla sua maturazione”.

Per la Cassazione, la figura criminosa “e’ costruita come reato di pericolo, la cui sussistenza va quindi affermata ogni qualvolta venga coltivata anche una sola piantina vitale e idonea a produrre sostanza stupefacente, appartenente ad una delle specie vietate, indipendentemente dalla percentuale di sostanza pura o di principio attivo presente nelle infiorescenze e nelle foglie”.

Da La Repubblica   la notizia qui

Via libera alle pubblicazioni in internet copiate giovedì, Gen 10 2008 

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È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.”Avete letto bene: non è una bufala, ma quanto inserito dopo il comma 1 dell’articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633. Siamo “in territorio di diritto d’autore” e chi l’ha scritto è il legislatore!

Il 21 dicembre 2007, tra le 20 e le 21, mentre molti stavano per addentare una buona fetta di  panettone, la VII Commissione del Senato della Repubblica, approvava il Disegno di legge S1861,  recante le Disposizioni concernenti la Società italiana degli autori ed editori. Un vero e proprio colpo di scena passato in sordina!!!!  Da una prima lettura, in molti esulteranno pensando  ad una vera e propria rivoluzione per il diritto d’autore, considerando l’incredibile abbattimento di barriere normative sino ad ieri presenti in rete…

In realtà questa disposizione confonde, a parere di chi legge, ancor maggiormente la situazione. Anzitutto il concetto di “immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate” è di una “tristezza unica”: la rete serve per far evolvere, non per reprimere le opere e tradurle in musiche o immagini incomprensibili e “rovinate” per rientrare in un dettato normativo… Secondariamente i concetti di “uso didattico” o “scientifico” lasciano il tempo che trovano: sono ampi, molto discrezionali, insomma: non certi…

In terzo luogo, torna trionfante lo scopo di lucro: ovvero il riconoscimento della possibilità di pubblicare opere  in internet solo se lo  sfruttamento non si traduce in “moneta sonante (o frusciante)”. 

Quindi, ricapitolando: opere protette dal diritto d’autore in condizioni ordinarie, se io  le devasto  totalmente, snaturandole, posso diffonderle in rete, magari scrivendo una dizione specifica di richiamo nella pagina web indicando “OPERA DEGRADATA- NESSUN DIRITTO!”.

La cosa mi dà la vaga sensazione di non corrispondere alla riforma che da sempre attendono gli autori ed i produttori, da una parte, gli utenti della rete dall’altra. Quando si cercherà di portare le proposte e poi le leggi, nella direzione dell’incremento della distribuzione via web? Quando sarà tolto l’equo compenso per agevolare il mercato della musica ordinaria?

Permettetemi infine un’ultima osservazione: nella norma come al solito si riporta tutto a meri interessi economici, ovvero la libertà di pubblicazione è in funzione della insussistenza di motivi di lucro. Quindi, per fare un esempio:  Valentina Frediani compone un brano, lo diffonde tramite il proprio sito; Tizio lo ascolta, gli piace, se lo copia sul suo sito per fini didattici e senza scopo di lucro….  Valentina Frediani non può far valere alcun diritto, perché per la normativa sopra descritta,  non sussiste alcun lesione del diritto d’autore.

Concetto interessante… che magari snatura la normativa a tutela delle opere dell’ingegno…  ma mica si può accontentare tutti!!!! Anche se il dubbio è che a questo giro siano stati accontentati solo alcuni… ma proprio pochi….

Valentina Frediani

Da Consulente Legale Informatico   la notizia qui

Risparmio: codice Iban, assegni, contanti: ecco che cosa cambia giovedì, Gen 10 2008 

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Un 2008 carico di novità nei rapporti tra banche e clienti. Buona parte sono effetto di disposizioni introdotte per tutelare i risparmiatori-investitori alla luce di eventi del recente passato o per migliorare la situazione esistente. In altri casi si tratta di conseguenze di provvedimenti che hanno altri obiettivi (ad esempio contrastare il riciclaggio di denaro) ma che vanno a incidere anche su pratiche quotidiane. Inoltre non mancano iniziative volontarie del mondo bancario nel complesso o di alcuni istituti di credito.

Conti dormienti
Il conto alla rovescia per i conti dormienti si sta avvicinando alla fine. Banche, intermediari finanziari, assicurazioni, Sim, Sgr e Poste hanno tempo fino al 17 febbraio per contattare i titolari dei conti non movimentati da 10 anni. Tali depositi sono infatti destinati ad alimentare il fondo che verrà utilizzato per risarcire le vittime di frodi finanziarie (come Parmalat e Cirio) ma anche per stabilizzare i precari del settore pubblico. Il Dpr 116/07 prevede che, a fronte di un conto non movimentato, gli intermediari debbano contattare il titolare tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Una volta ricevuta la lettera, ci sono altri 180 giorni di tempo entro i quali movimentare le somme, bloccando così la procedura di trasferimento. In mancanza di operazioni, le banche e gli altri intermediari hanno quattro mesi per dirottare gli importi sul fondo. Tenuto conto del fatto che il titolare del conto potrebbe aver cambiato indirizzo o essere deceduto, la notifica potrebbe riservare qualche difficoltà (non a caso tra i provvedimenti previsti dal Bersani ter che potrebbe vedere la luce nel 2008 è incluso l’obbligo di indicare, in fase di apertura di un rapporto, tre persone da contattare a fronte di due anni di inattività di un conto).
Il meccanismo di utilizzo delle somme derivanti da questa operazione sarà definito da un regolamento attuativo del ministero dell’Economia che ancora non è stato varato. La bozza prevede, comunque, l’accesso al risarcimento dei risparmiatori che hanno subito un danno per violazione delle norme di comportamento da parte delle banche o altri intermediari, che si sia arrivati a una sentenza in giudicato o a un lodo arbitrale non impugnabile, che il danno non sia stato risarcito in tutto o in parte e che l’importo sia di almeno mille euro. Se tutte queste condizioni sono rispettate, è previsto un tetto di 100mila euro per singolo risarcimento (da commisurare al danno).
Quanto all’accesso al fondo, ci sono regole di priorità. Nell’ordine, le vittime di frodi, chi ha redditi lordi fino a 40mila euro, chi ha subito danni fino a 50mila euro e chi non ha avuto risarcimenti parziali.

Assegni e contanti
Dal 30 aprile, in seguito alle norme sull’antiriciclaggio, si dovranno fare i conti con nuove disposizioni su assegni e banconote: scenderà da 12.500 a 5mila euro il limite per il trasferimento di somme in contanti, libretti e assegni al portatore. In pratica non si potranno fare acquisti o pagare compensi per valori superiori a 5mila euro utilizzando le banconote. I libretti di assegni, ma anche gli assegni circolari di importo inferiore a 5mila euro, a loro volta, verranno emessi con la clausola di non trasferibilità. Il cliente potrà richiedere per iscritto assegni trasferibili pagando un’imposta di bollo di 1,5 euro. Per effettuare la “girata” sarà comunque necessario indicare il codice fiscale del girante….[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Come cambiano le regole secondo la riforma delle pensioni giovedì, Gen 10 2008 

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Al link di seguito specificato potrete trovare la tabella con tutte le indicazioni circa le modificazioni apportate dalla nuova legge di riforma al sistema pensionistico.

Da Uil Basilicata   la notizia qui

Il diritto alla paternità non conosce limiti di tempo giovedì, Gen 10 2008 

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Il padre naturale può riconoscere il figlio minore anche molti anni dopo la nascita. Anche se il bambino non ha “intersse” a tale riconscimento e semprechè non gli arrechi danni alla salute psico-fisica.

Sentenza della Corte di Cassazione n. 4 del 3 gennaio 2008

Da Cassazione.net  la notizia qui