La comunicazione di licenziamento per superamento del periodo di comporto per malattia non deve specificare i giorni di assenza mercoledì, Gen 23 2008 

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La comunicazione di licenziamento per superamento del periodo di comporto per malattia non deve specificare i giorni di assenza – Non si applica l’art. 7 St. Lav. –

L’art. 2110 del codice civile, al secondo comma, consente all’imprenditore di recedere dal rapporto di lavoro in caso di assenza del lavoratore per malattia che si sia protratta oltre il limite stabilito dalla legge o dal contratto collettivo. Poiché non si tratta di un licenziamento disciplinare, non è necessaria alcuna contestazione e non sono quindi applicabili le disposizioni di cui all’art. 7 St. Lav.

E’ sufficiente che sia stato superato il periodo di comporto e che tale circostanza sia invocata dal datore di lavoro a giustificazione del recesso. Non è richiesto che il datore di lavoro specifichi i giorni di assenza; a meno che il lavoratore non ne faccia richiesta ai sensi dell’art. 2 della legge n. 604 del 1966, che prevede il diritto di conoscere la motivazione del licenziamento (Cassazione Sezione Lavoro n. 278 del 10 gennaio 2008, Pres. Ciciretti, Rel. Celentano).

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

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Adozioni,storica sentenza Ue su gay mercoledì, Gen 23 2008 

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“No a lesbica è discriminazione”

Rifiutare a una lesbica di adottare un bambino è discriminazione sessuale: lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato la Francia per aver impedito a una lesbica e alla sua compagna di adottare un figlio.

Secondo la Corte, la donna è stata vittima di una discriminazione e ha subito una violazione del suo diritto alla vita privata. Le autorità francesi dovranno versarle 10mila euro per danni morali.

La sentenza, senza precedenti, potrebbe avere riflessi per altre adozioni gay in Europa. La vittoria di un’insegnante francese di scuola materna, dichiaratamente gay, davanti ai giudici di Strasburgo apre infatti nuove opportunità per gli omosessuali della Francia, ma anche di altri paesi membri del Consiglio d’Europa, soprattutto di quelli che già prevedono nel loro ordinamento l’adozione da parte dei single.

Il caso su cui si è pronunciata la Corte europea dei diritti dell’uomo è quello di una donna di 45 anni, E.B., che dal 1990 vive con una compagna di professione psicologa in una località del dipartimento francese del Giura. Di fronte al rifiuto opposto alla sua domanda di adozione dalle autorità locali competenti, E.B. ha avviato nel 1998 una battaglia legale, prima nel suo paese e poi davanti ai giudici europei che, riuniti nella Grande Camera, hanno riconosciuto, dieci contro sette, la violazione dell’articolo 14 (divieto di discriminazione) combinato con l’articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Inoltre, la Corte, undici voti contro sei, ha assegnato alla donna anche un indennizzo di 10mila euro per danni morali, oltre a 14.528 per le spese. Il no francese alla richiesta di adozione era stato motivato principalmente dall’assenza della figura paterna di riferimento e per il comportamento – definito “ambiguo” – della compagna della donna che non avrebbe mostrato interesse per l’adozione.

Nella sentenza, i giudici della Corte di Strasburgo hanno confutato entrambe le tesi ed hanno messo in evidenza che il rifiuto opposto a causa dell’orientamento sessuale della donna “costituisce una discriminazione”, vietata dalla Convenzione europea per i diritti umani….[continua…]

Da Tgcom.it    la notizia qui

Lombardia, cambia la 194. Nuovi limiti mercoledì, Gen 23 2008 

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Il pool della Turco: neonati salvabili dopo 22 settimane.

Sanità Formigoni: non è una sfida. Critiche da Pd e Radicali.

MILANO — E ora l’asticella della vita, per la prima volta, ha dei confini che la delineano ufficialmente, almeno dal punto di vista medico: è la 23esima settimana. Da qui viene riconosciuta la possibilità di vita autonoma di un neonato. Dopo mille polemiche sui due temi di bioetica più controversi degli ultimi mesi, doppia svolta ieri su aborto terapeutico e rianimazione dei bambini prematuri. In entrambi i casi sono stati fissati limiti «per aiutare i medici a decidere nelle situazioni più complesse».

Da un lato, la Regione Lombardia ha varato un manuale d’applicazione della legge 194, unico in Italia: come anticipato dal Corriere della Sera a inizio gennaio, il tempo limite per l’interruzione terapeutica della gravidanza viene fissato alla 22esima settimana e 3 giorni (la legge non ne fissa nessuno, anche se normalmente si considera la 24esima settimana). Dall’altro lato, il pool istituito dal ministro della Salute Livia Turco sulle cure ai prematuri ha stilato il suo documento conclusivo (trasmesso al Consiglio superiore di Sanità): sotto la 22esima settimana e 6 giorni la rianimazione è sconsigliata («Al neonato devono essere offerte solo le cure compassionevoli…»).

Due atti d’indirizzo per la soluzione di un unico dilemma. «Il principio è lo stesso — spiega Fabio Mosca, il neonatologo della clinica Mangiagalli tra i relatori di entrambe le linee guida —. Tutto ruota intorno alla 23esima settimana: l’aborto terapeutico può essere praticato fin qui, la rianimazione deve iniziare da qui, perché è proprio alla 23esima settimana che comincia la possibilità di vita autonoma di un neonato. Senza escludere mai l’autonomia del medico sul singolo caso». Il motivo dei tre giorni di differenza tra un regolamento e l’altro sono spiegati nel decreto della Regione Lombardia: «Per far fronte a eventuali margini di errore nella datazione della gravidanza »….[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui