Privacy, il Garante agli operatori tlc “Da cancellare i dati sui siti visitati” giovedì, Gen 24 2008 

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L’authority: le informazioni non si possono conservare, neanche a fini di giustizia. Emerse irregolarità di Telecom, Vodafone, H3G e Wind. Due mesi per rimediare

ROMA – I gestori telefonici non possono conservare i dati sulla navigazione internet dei propri utenti, neanche per fini di giustizia. E’ l’importante decisione del Garante per la privacy, che ha imposto ai principali operatori di telefonia la cancellazione di informazioni conservate illegittimamente sui siti visitati dagli utenti e la messa in sicurezza dei dati personali archiviati per legge.

Secondo quanto stabilito dal Garante, i gestori devono conservare esclusivamente i dati di traffico telematico funzionali alla fornitura e alla fatturazione del servizio di connessione e non altre informazioni (ad esempio le pagine web visitate o gli indirizzi ip di destinazione). Tali dati, osserva l’authority in un comunicato, “possono coincidere di fatto con il contenuto della comunicazione, consentendo di ricostruire relazioni personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di salute”.

“Questi provvedimenti”, commenta Mauro Paissan, componente del Garante, “affermano un principio innovativo e importante: va tutelata la riservatezza anche della navigazione in internet e dell’uso dei motori di ricerca. I gestori telefonici non possono dunque conservare questi dati, nemmeno per ragioni di giustizia. Entro due mesi”, precisa Paissan, “queste informazioni dovranno ora scomparire. Viene in questo modo riaffermata l’estrema delicatezza delle visite e delle ricerche in internet”.

La mossa del Garante arriva al termine di un’attività ispettiva effettuata nell’ultimo anno per verificare il rispetto del codice sulla privacy e delle prescrizioni riguardanti la protezione dei dati conservati a fini di giustizia, prescrizioni impartite dalla stessa authority nel 2005. Durante questi controlli, il Garante ha scoperto mancanze nelle misure di sicurezza e ha rilevato casi di indebita conservazione dei dati sulla navigazione.

Gli operatori interessati dal provvedimento sono Telecom, Vodafone, H3G e Wind. Ai primi tre è stata imposta la cancellazione delle informazioni sui siti visitati dagli utenti, mentre i soli Vodafone, H3G e Wind dovranno adottare specifiche misure tecniche per la messa in sicurezza di dati personali dei propri utenti conservati a fini di giustizia.

Da La Repubblica  la notizia qui

Mobbing, quando il lavoro fa ammalare giovedì, Gen 24 2008 

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Storie di ordinari soprusi, finiti prima in clinica e poi davanti al giudice

La manager finita a far fotocopie, la pediatra con la scrivania in corridoio, la redattrice licenziata per colpa del capo

MILANO – L’impiegata che al rientro dalla maternità trova la sua scrivania occupata da un’altra persona e viene relegata ad una mansione secondaria; il capoufficio che si ritrova senza più nessuno da dirigere e senza neppure un incarico preciso per se stesso; il giovane operaio emarginato e costretto a fare i turni peggiori per avere chiesto maggiori tutele sindacali; la cassiera del supermercato che per aver rifiutato le avances di un superiore si è ritrovata spedita dietro al banco del pesce, al freddo e in mezzo al persistente odore di trote e molluschi. Basta andare in un qualsiasi giorno allo sportello mobbing della Camera del lavoro di Milano, uno dei tanti aperti in Italia per raccogliere denunce e segnalazioni, per entrare a contatto con le storie di chi il mobbing l’ha subito e ne porta ancora le conseguenze. Non tutti vogliono raccontare i dettagli della loro storia, perché magari le vertenze con i datori di lavoro sono ancora in corso e non vogliono esporsi, neppure dietro garanzia di anonimato, prima di un pronunciamento del giudice del lavoro. Ma c’è anche qualcuno che vuole rompere il silenzio e ci fa assistere al colloquio con la rappresentante legale del servizio. Come ad esempio R. F,42 anni, che prima di ritrovarsi immersa nella trafila del riconoscimento del danno biologico era una manager informatica di successo.

LA MANAGER – R. F continua ad essere un quadro e una dipendente della multinazionale informatica con sede a Milano insieme ad altri duemila dipendenti. Ma la sua vita è cambiata: «Dopo 9 anni di assunzione mi ritrovo a impugnare una vertenza per dequalificazione professionale e mobbing. Il raggiungimento degli obiettivi è stato uno dei miei punti di forza. Ma l’azienda mi ha colpito, spostandomi improvvisamente e senza motivo e ridimensionando il mio ruolo di quadro». «Non sono nelle condizioni di potermi licenziare – dice ancora la donna – e non ho assolutamente intenzione di accettare il riconoscimento di 25.000 mila euro che mi ha proposto l’azienda per un licenziamento concordato. Dal 2002 quando è iniziato il mio calvario ad oggi mi è successo di tutto. Ho sempre cercato di conciliare, accettando la progressiva dequalificazione. Sono finita a fare le fotocopie e a svolgere le mansioni di una stagista appena assunta. Negli ultimi cinque anni ho iniziato a prendere psicofarmaci per reggere l’urto e non perdere la calma. Ma adesso non ce la faccio più».

LA PEDIATRA – G.M.L., 49 anni è invece pediatra, un lavoro che ha amato fin dal primo giorno in cui ha indossato il camice bianco. Ed è una signora battagliera che nel giorno del suo ennesimo appuntamento allo sportello mobbing si presenta non con una borsa, ma addirittura con una valigia azzurra, tanta è la documentazione a sostegno delle sue rivendicazioni. Quando la apre spuntano cinque faldoni colorati pieni zeppi di prove. Sul tavolo del legale incaricato la aspetta una pratica di “richiesta ex art 410 D.Lgs 165/01 – Discriminazioni e vessazioni sul luogo di lavoro da parte dei preposti – risarcimento del danno biologico patrimoniale e morale” da inviare alla azienda ospedaliera presso cui operava. «Dopo che ho dato anima e corpo all’ospedale – racconta G.M.L. -, nel 2001 senza nessuna comunicazione preventiva sono stata rimossa dal mio reparto. Mi hanno emarginato da un giorno all’altro. Hanno iniziato con le riunioni di reparto alle quali mi hanno impedito di assistere, senza motivo. Poi, una mattina ho trovato la mia scrivania fuori dal reparto, nel corridoio. Il motivo? Giochi di potere e cambio del primario»…[continua…]

Da  Il Corriere della Sera    la notizia qui

Scontrino «parlante» in farmacia: istruzioni per l’uso giovedì, Gen 24 2008 

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Ancora qualcuno non è a conoscenza della novità. Ma anche per chi è informato, lo “scontrino parlante” in farmacia presenta ancora qualche lato oscuro. Serve sempre? Quando va chiesto? Come si utilizzerà? Qualche chiarimento, a tre settimane del debutto, può essere ancora utile.

L’obiettivo
Lo scontrino parlante è un documento contabile che evidenzia la natura (basta l’indicazione generica di “farmaco” o “medicinale”), la qualità (va riportata la specificazione del tipo di farmaco), la quantità e il prezzo dei prodotti acquistati, nonché il codice fiscale del destinatario. Serve al contribuente che vorrà beneficiare, nella dichiarazione dei redditi, della detrazione delle spese mediche sostenute (articolo 15, comma 1, lettera c) del Dpr 917 del 1986).
L’introduzione del nuovo sistema di contabilizzazione ha come obiettivo principale quello di imputare senza margini di dubbio l’acquisto, e quindi l’utilizzo, di un medicinale a chi intende detrarlo nella dichiarazione dei redditi. Ne consegue che la detrazione d’imposta del 19% sulla spesa sanitaria totale eccedente la franchigia di 129,11 euro è subordinata alla prova dell’effettivo acquisto del prodotto che ha diritto alla detrazione d’imposta.

Alla cassa
Tutti coloro che intendano utilizzare lo “scontrino parlante” per usufruire del beneficio fiscale della detrazione dovranno ricordarsi di portare con sé il proprio codice fiscale o la propria tessera sanitaria (che contiene il codice fiscale sia in formato alfanumerico sia in formato “codice a barre” e sostituisce il tesserino plastificato di codice fiscale) oppure quella della persona che utilizzerà il medicinale o altro prodotto.
Chi avesse smarrito questi tesserini potrà chiederne il duplicato a un qualunque Ufficio locale dell’agenzia delle Entrate collegandosi al sito internet http://www.agenziaentrate.it (alla voce Servizi “codice fiscale e tessera sanitaria”) o chiamando il servizio automatico d’informazioni (tel. 848.800.333).
È consigliabile che il cliente chieda lo “scontrino parlante” prima della sua emissione e prima di effettuare il pagamento in modo tale da rendere più rapida e sicura l’apposizione dei dati utili ai fini fiscali.

I prodotti interessati
Ma quali sono i prodotti farmaceutici che danno diritto alla detrazione d’imposta?
Ebbene si sappia che sono detraibili tutti i medicinali, sia quelli con obbligo di prescrizione medica sia quelli senza obbligo (i cosiddetti “medicinali da banco”, inseriti nella classe C e quindi totalmente a carico dei cittadini). Ma ci sono anche altri prodotti detraibili, ossia:
a) i prodotti omeopatici (in quanto sono stati equiparati ai medicinali, ai sensi dell’articolo 1, Dlgs 178/1981, dalla Direzione generale del ministero della Sanità);
b) i prodotti integratori alimentari (purché prescritti da un medico specialista a scopo curativo);
c) gli occhiali da vista e i liquidi per lenti;
d) le attrezzature sanitarie (macchine per aerosol o per la misurazione della pressione sanguigna, aghi, siringhe, eccetera);
e) i medicinali per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per pratica sportiva (tale spesa confluisce nella voce “spese veterinarie” che beneficiano della detrazione del 19% sulla parte eccedente i 129,11 nel limite massimo di 387,34 euro);
f) talune specialità farmaceutiche o mezzi ausiliari di un organo carente o menomato nella sua funzionalità (sono elencati nel decreto 332 del 27 agosto 1999 emanato dal ministero della Sanità: ad esempio i pannoloni per incontinenti).

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

L’avvocato non deve diffondere notizie di una controversia giovedì, Gen 24 2008 

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Sentenza n. 25816 dell’11 dicembre 2007

Secondo la Corte, la rivelazione di notizie relative ad una controversia in corso da parte dell’avvocato patrocinante è lesiva dell’interesse delle parti alla non pubblicazione delle vicende giudiziarie che le riguardano, indipendente dalla circostanza che una di esse non se ne sia lamentata, costituendo comunque condotta idonea a pregiudicare la dignità professionale e l’immagine dell’intera categoria.

Da Corte di Cassazione   la notizia qui

Il risarcimento del danno morale può essere determintato solo in via equitativa giovedì, Gen 24 2008 

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IL RISARCIMENTO DEL DANNO MORALE PUO’ ESSERE DETERMINATO SOLO IN VIA EQUITATIVA – La valutazione spetta al giudice del merito (Cassazione Sezione Terza Civile n. 25171 del 3 dicembre 2007, Pres. Trifone, Rel. Levi).

La liquidazione del danno morale conseguente alla lesione dell’onore o della reputazione, allo stesso modo di quanto è previsto per ogni altro risarcimento del danno per fatto illecito, sfugge necessariamente ad una precisa determinazione analitica, restando essa affidata al criterio equitativo, non sindacabile in sede di legittimità, ove il giudice del merito abbia dato conto dei criteri adottati e la valutazione medesima risulti congruente al caso e non sia, per difetto o per eccesso, palesemente sproporzionata.

Unica possibile forma di liquidazione – per ogni danno che sia privo, come il danno morale, delle caratteristiche della patrimonialità – è quella equitativa, sicché la ragione del ricorso a tale criterio è insita nella natura stessa del relativo pregiudizio e nella funzione del risarcimento realizzato con una somma di denaro, che non è reintegratrice di una diminuzione patrimoniale, ma compensativa di un pregiudizio non economico. Ne consegue che non si può fare carico al giudice di non aver indicato le ragioni per le quali il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare – costituente, in linea generale, la condizione per il ricorso alla valutazione equitativa – giacché per il danno in tanto una precisa quantificazione pecuniaria è possibile, in quanto esistano dei parametri normativi fissi di commutazione, in difetto dei quali il danno non patrimoniale non può mai essere provato nel suo preciso ammontare.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Giornalista Tv deve evitare ospiti che di solito offendono giovedì, Gen 24 2008 

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La Cassazione interviene a fare un po’ d’ordine nella giungla televisiva, precisando che lo speaker deve cercare di invitare nei suoi programmi ospiti che ‘non sono rinomati’ per avere l’abitudine di rilasciare dichiarazioni diffamatorie, naturalmente agendo “entro i limiti del diritto di informazione”.

Non basta. Se si trova all’interno di una discussione che assume toni troppo accessi, lo speaker deve cercare di moderarli; ma non può essere punito per diffamazione se le dichiarazioni pesanti sono vere e provengono da persone che hanno il titolo per farle.

Sentenza della Corte di Cassazione n. 3597 del 23 gennaio 2008

Da Cassazione.net   la notizia qui

Procreazione, il Tar del Lazio rimette la legge 40 alla Consulta giovedì, Gen 24 2008 

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Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso di un gruppo di associazioni. Annullate per eccesso di potere le linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita

ROMA – Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di un gruppo di associazioni, fra le quali Madre Provetta, Amica Cicogna e Warm, annullando per eccesso di potere le linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita, la legge 40. In particolare la parte contestata riguarda il divieto di diagnosi preimpianto agli embrioni contenuto nelle linee guida. Lo ha annunciato l’avvocato Gianni Baldini in rappresentanza dell’associazione Madre Provetta. Il tribunale amministrativo ha anche chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 40.

IL TESTO DELLA LEGGE SULLA FECONDAZIONE

Un mese fa un tribunale di Firenze aveva accolto il ricorso di una coppia, stabilendo che le linee guida che vietano la diagnosi preimpianto degli embrioni sono inapplicabili perché contro la legge stessa e contro la Costituzione, e che al contrario è possibile la diagnosi preventiva se c’è il rischio di trasmettere una grave malattia genetica. Nella stessa sentenza il tribunale aveva affermato che è lecito rifiutare il numero obbligatorio di tre embrioni se una gravidanza gemellare può compromettere la salute della donna. In precedenza una decisione analoga era stata presa dal tribunale di Cagliari.

L’annullamento è stato festeggiato dalle associazioni che hanno fatto ricorso al Tar e da esponenti del mondo politico, che ora chiamano in causa il ministro Livia Turco invitandola a dare le nuove linee guida.

“La decisione del Tar del Lazio è ottima” afferma il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, secondo cui queste linee guida “sono più restrittive e oscurantiste della legge”. Adesso, conclude Ferrero, c’è la necessità di varare “subito nuove linee guida ‘rischiarate dalla ragione’, al fine di riconoscere alle donne quei diritti che ogni Stato laico e democratico dovrebbe riconoscere”…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui