IL FATTO CHE IL LAVORATORE RIFIUTI LA “REGOLARIZZAZIONE” NON PRECLUDE UNA SUCCESSIVA AZIONE DIRETTA ALL’ACCERTAMENTO DELLA SUBORDINAZIONE – Si tratta di una manifestazione di volontà irrilevante (Cassazione Sezione Lavoro n. 11589 del 9 maggio 2008, Pres. Ravagnani, Rel. Mammone).

Noris A., dopo avere lavorato alle dipendenze della s.p.a. Confezioni Santi con mansioni di impiegata, senza inquadramento come dipendente, ha chiesto al Tribunale di Crema di accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato e di condannare l’azienda al pagamento di differenze retributive. L’azienda si è difesa contestando la fondatezza della domanda e facendo presente che la subordinazione doveva escludersi anche perché la lavoratrice aveva rifiutato la “regolarizzazione” del rapporto, più volte offertale.

Il Tribunale ha accolto la domanda in base alle risultanze della prova testimoniale dalla quale è emerso l’assoggettamento della lavoratrice alle disposizioni e al controllo dell’azienda. Questa decisione è stata confermata in grado di appello, dalla Corte di Brescia, che ha ritenuto irrilevante il rifiuto, da parte della lavoratrice, della “regolarizzazione”. L’azienda ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Brescia per vizi di motivazione e violazione di legge…[continua…]

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