(Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, Ordinanza 13 maggio 2008, n.11921: Risarcimento danni – Danno differenziale per infortunio sul lavoro – Azione diretta del lavoratore nei confronti dell’assicuratore del datore di lavoro).

La Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha dichiarato rilevante e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1917, secondo comma, Codice Civile, per lesione degli articoli 3, 35, 24 e 111 Costituzione, nella parte in cui non prevede azione diretta del lavoratore per il credito risarcitorio da danno differenziale per infortunio sul lavoro nei confronti dell’assicuratore del datore di lavoro.

Tra i profili di rilevanza, la Cassazione ha formulato i seguenti:

– In primo luogo vi è l’azione diretta, riconosciuta dall’articolo 1676 Codice Civile, dei dipendenti dell’appaltatore sul debito del committente nei confronti dell’appaltatore. Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, da considerarsi diritto vivente, l’apertura del procedimento fallimentare nei confronti dell’appaltatore non comporta l’improcedibilità dell’azione precedentemente esperita dai dipendenti nei confronti del committente, ai sensi dell’articolo 1676 Codice Civile, per il recupero dei loro crediti verso l’appaltatore -datore di lavoro, atteso che la previsione normativa di una tale azione risponde proprio all’esigenza di sottrarre il soddisfacimento dei crediti retributivi al rischio dell’insolvenza del debitore e che, d’altra parte, si tratta di un’azione “diretta”, incidente, in quanto tale, direttamente sul patrimonio di un terzo (il committente) e solo indirettamente su un credito del debitore fallito, sì da doversi escludere che il conseguimento di una somma, che non fa parte del patrimonio del fallito, possa comportare un nocumento delle ragioni e degli altri dipendenti dell’appaltatore, che fanno affidamento sulle somme dovute (ma non ancora corrisposte) dal committente per l’esecuzione dell’opera appaltata; né tale situazione suscita sospetti di incostituzionalità, con riferimento all’art. 3 Costituzione (letto in corrispondenza del principio della “par condicio creditorum”), non essendo irrazionale una norma che accorda uno specifico beneficio a determinati lavoratori, anche rispetto ad altri, in relazione all’attività lavorativa dai medesimi espletata e dalla quale un altro soggetto (il committente) ha ricavato un particolare vantaggio (Cass. 10 luglio 1984 n. 4051, Cass. 10 marzo 2001 n. 3559, Cass. 23 agosto 2004 n. 16577, Cass. 24 ottobre 2007 n. 22304)….[continua…]

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