I jeans non sono “paragonabili” a una specie di “cintura di castita’” e, dunque, non possono essere considerati un ostacolo a una violenza sessuale.

Lo rileva la Cassazione confermando la condanna alla pena (sospesa) di un anno di reclusione inflitta ad un uomo dalla Corte d’appello di Venezia per violenza sessuale. L’imputato aveva, secondo l’accusa, “compiuto con violenza atti di libidine” nei confronti della figlia della sua compagna, “toccandola sul seno, sui fianchi, sul sedere e nelle parti intime, entrando con le mani sotto i pantaloni della donna”.

Contro la sentenza di condanna, l’uomo si era rivolto alla Suprema Corte, spiegando che “indossando la ragazza dei jeans ed essendo seduta”, era “impossibile” infilare una mano sotto i pantaloni da lei indossati toccandole le parti intime. Gli ‘ermellini’ della terza sezione penale, con la sentenza n.30403, hanno rigettato il ricorso dell’uomo, osservando la “compiuta valutazione degli elementi” da parte della Corte territoriale e sottolineando che “il fatto che la ragazza indossasse pantaloni del tipo jeans non era ostativo al toccamento interno delle parti intime, essendo possibile farlo penetrando con la mano dentro l’indumento, non essendo questo paragonabile ad una specie di cintura di castita’”.

Da La Repubblica  la notizia qui

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