Respinto il ricorso di un dipendente: non andava d’accordo con i colleghi.

Isterici, collerici, malmostosi, attenti a come vi comportate sul luogo di lavoro. E nella pausa caffè fatevi magari una camomilla, perché il caratteraccio può essere una giusta causa per il trasferimento in altre sedi. Lo dice la sentenza 22059 della Cassazione, stabilendo che l’armonia e la serenità della squadra sono un valore fondamentale.

Gli allenatori di calcio lo ripetevano come un mantra su ogni canale tv. Stessa cosa facevano i guru dell’organizzazione aziendale. Ora lo afferma anche la legge. Meglio, dunque, stare all’occhio.

La storia comincia a Venezia, nel ‘98, in un cantiere navale. Un elettricista non va d’accordo con i colleghi di lavoro. Litiga e discute. L’azienda decide di calmarlo con tre giorni di ferie obbligate. Poi lo trasferisce in un altro cantiere, contro la sua volontà e dato che non si presenta mai gli sospende pure lo stipendio. Lui, più furioso che mai, fa causa all’impresa per tornare dov’era prima. Ma il tribunale di Venezia nel luglio 2001 gli dà torto. L’azienda è riuscita a dimostrare che quell’elettricista aveva un’indole pessima, guastava il clima con i colleghi.

Stessa sorte avversa quattro anni dopo. Nell’agosto del 2005 la Corte d’appello conferma la decisione del Tribunale sostenendo che «rientrava nel potere dell’azienda trasferire l’uomo per ripristinare un ambiente sereno». L’elettricista non si rassegna e vuole arrivare fino in fondo. Ma perde anche in ultimo grado…[continua…]

Da La Stampa   la notizia qui

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