Quando la giustizia è paradossale.

ALESSANDRA CRISTOFANI

SPOLETO
Non avrebbe mai immaginato che un impeto di generosità compiuto dieci anni prima le sarebbe costato la casa della buon’anima del marito. Quando il figlio le aveva annunciato la lieta novella, svelandole la dolce attesa della compagna, il cuore di mamma non aveva resistito. In un atto d’altruismo aveva aperto ai due piccioncini, con prole in arrivo, le porte del suo appartamento di 8 stanze, diventato da quel momento il nido d’amore dei fidanzati. Non sapeva, l’incauta suocera, di aver appena firmato un contratto di comodato d’uso, gratuito e a tempo indeterminato, in favore della famigliola. Così quando tra i due le cose erano volte al peggio e il rampollo aveva pensato di andarsene, lasciando moglie e figlia, la nonna aveva invitato le ospiti a far fagotto, restituendole l’alloggio.

Deve aver pensato che, interrotta la liaison del figlio, non ci fosse più alcuna ragione per tenersi la sua compagna. Pur di non averla tra i piedi l’ex suocera ha offerto una permuta, proponendo all’ex nuora con nipote di trasferirsi in una dimora più piccola ma altrettanto confortevole. Certo più adatta alle mutate dimensioni del nucleo familiare. Avrebbe messo a disposizione un appartamento più modesto e lei, ospite della sorella, sarebbe tornata a casa sua.

La legge
Non aveva fatto i conti però con la legge che tutela i minori, siano nati da un’unione sancita dal vincolo coniugale o siano frutto di una convivenza more uxorio. Il ricorso al giudice di Spoleto si era concluso con un nulla di fatto. Era stato allora che la nonna aveva scoperto, non senza un pizzico di sbigottimento, d’aver sottoscritto, verbalmente e a sua insaputa, un contratto di comodato d’uso sine die.

Così come, del resto, aveva dovuto prendere atto, nella stessa sede, che il finito amore tra il figlio e la compagna non rappresentava motivo sufficiente per richiedere la restituzione dell’immobile. La legge la condannava a dividere la sua casa con l’ex del figlio e la bambina. A meno di non voler, lei, far le valigie e chiudersi alle spalle l’uscio di casa sua. Cosa che effettivamente è stata poi costretta a fare, visto che nemmeno in appello ha visto riconosciute le sue ragioni. L’ultimo tentativo era stato un atto notarile attraverso il quale la donna, disperando di poter tornare tra le mura domestiche, aveva proceduto alla divisione ereditaria dell’immobile, oggetto di una precedente comunione con il figlio, diventando quindi l’unica proprietaria dell’appartamento conteso. Niente da fare.

Tentativo vano
La sezione civile del tribunale di Spoleto non solo ha respinto il ricorso ma ha perfino eccepito la questione dello scioglimento della comunione ereditaria col figlio, in conseguenza del quale la donna era diventata proprietaria, in via esclusiva, dell’appartamento abitato dall’ex nuora. Un escamotage per rendere nullo il provvedimento del tribunale dei minori che aveva assegnato la casa alla madre della bambina, affidataria della piccola. Il principio è chiaro.

Non c’è il bisogno urgente e imprevedibile, requisito fondamentale per la restituzione del bene, essendo la donna al corrente, al momento del rogito, dello stato dell’immobile, occupato dall’ex nuora. Una Caporetto. Tanto da indurre l’altruista-pentita a levare le tende, abbandonando la sua città, l’amata Trevi, e piantando in asso amici, abitudini e ricordi.

Da La Stampa   la notizia qui

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