La Corte accoglie il ricorso di una coppia milanese. «No a discriminazioni basate sul sesso, Italia si adegui alla Ue».

MILANO – No a qualunque discriminazione fondata sul sesso. Così la Cassazione ha motivato una sentenza in favore dell’attribuzione del cognome materno ai figli legittimi nel caso entrambi i genitori siano concordi.

La Suprema corte cita l’approvazione, il 13 dicembre 2007, del Trattato di Lisbona, per sottolineare che anche l’Italia, come tutti i 27 stati membri, ha il dovere di uniformarsi ai principi fondamentali della Carta dei diritti Ue. In pratica, mentre in una precedente sentenza del 2006 gli Ermellini si erano limitati a un appello al Parlamento affinché con una legge consentissero l’adozione del cognome materno, adesso i magistrati di piazza Cavour dicono di essere pronti – proprio in forza della novità costituita dal Trattato di Lisbona – a rimuovere, disapplicandole, o avviando gli atti alla Consulta, le norme italiane in contrasto con i principi del Trattato.

COPPIA MILANESE – Questo nuovo affondo della Cassazione a sostegno del cognome materno in sostituzione del patronimico – «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non più in sintonia con l’evoluzione della società e le fonti di diritto soprannazionali» – nasce dal ricorso di una coppia milanese che da anni conduce la battaglia per dare ai propri figli il cognome materno.

Si tratta dei coniugi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo che per la seconda volta si sono appellati alla Suprema corte dopo il no pronunciato dalla Corte d’appello di Milano.

Con la sentenza 23934 della I Sezione civile di Piazza Cavour, i supremi giudici rilevano che ormai da quasi trent’anni (la prima proposta di legge a favore del cognome materno è del 30 ottobre 1979) il Parlamento, pur avendo affrontato il tema, «non è ancora pervenuto a soluzioni concrete».

Da Il Corriere della Sera  la notizia qui

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