Consiglio di Stato boccia la Regione.

Non accenna a ridursi lo scontro sulla regolamentazione dell’interruzione di gravidanza in atto alla regione Lombardia. Il Consiglio di Stato ha infatti stabilito che la Regione non può ridurre (da 24 a 22 settimane) il limite sull’interruzione volontaria di gravidanza. Ma i principali ospedali lombardi, sostenuti proprio dalla regione ribattono:”Da noi non cambierà nulla”.

In sostanza l’organo supremo della giustizia amministrativa aveva confermato una pronuncia del Tar del maggio scorso ed ha bocciato le linee guida adottate a gennaio dalla regione in materia di applicazione della legge 194.

L’azione legale era stata promossa da otto medici milanesi, supportati dalla Cgil. Il Pirellone aveva così stabilito che in Lombardia l’interruzione terapeutica di gravidanza (necessaria per gravi malformazioni del feto) potesse essere praticata solo entro la ventiduesima settimana e tre giorni, e non entro la ventiquattresima come avveniva ancora in diversi ospedali.

Da qui la dura battaglia con i movimenti femministi e il centrosinistra secondo cui le linee guida regionali, di fatto, servivano solo a creare un clima ostile all’aborto e limitare l’applicazione della 194. Il tribunale amministrativo non è entrato nel merito della questione ma ha in sostanza detto che la decisione sull’aborto terapeutico deve essere presa dal medico come dice la legge e non dalle linee guida regionali…[continua…]

Da Tgcom   la notizia qui

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