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Varie le ipotesi: dall’adeguamento a 65 anni, alla fascia per tutti da 62 a 67.

Il governo ha scritto alla Ue che si adeguerà alla sentenza europea in materia.

MILANO – Di necessità virtù. Nel 2009 il governo varerà una riforma graduale e flessibile per allineare il requisito per la pensione di vecchiaia di uomini e donne del pubblico impiego: verrebbero portate entrambe almeno a 65 anni (attualmente per le donne il requisito è di 60 anni di età).

E’ l’impegno formale, preso dal governo in una comunicazione inviata lunedì a Bruxelles dal ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi.

LA LETTERA – La nota, dice il quotidiano economico, prende atto della sentenza dell’Alta corte di giustizia del Lussemburgo che il 13 novembre scorso aveva individuato nella differenza d’età minima (60 anni per le donne e 65 per gli uomini) una violazione dell’articolo 141 del Trattato. La sanzione, in caso di mancata correzione, prevede una multa base di 10 milioni di euro, più una penalità di mora variabile da 12.000 a 700.000 euro al giorno. Le nuove norme per allineare i trattamenti saranno presentate nelle prossime settimane in consiglio dei ministri dal titolare della Funzione pubblica Renato Brunetta dopo una verifica su costi e compatibilità. L’ipotesi più accreditata è che le modifiche vengano inserite nel disegno di legge comunitario 2009.

IPOTESI – Due sarebbero le ipotesi sul tappeto. Da un lato la possibilità di un adeguamento scaglionato (come la possibilità di un aumento di un anno ogni due dell’età minima per ottenere la pensione di vecchiaia, fino all’allineamento con gli uomini al «tetto» comune dei 65 anni). L’altra ipotesi prevederebbe un aumento immediato dell’età di pensionamento per vecchiaia a 62 anni da accompagnare con l’introduzione di una fascia flessibile di pensionamento di anzianità oscillante tra i 62 e i 67 anni valevole per tutti i lavoratori del pubblico impiego, sia donne che uomini…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

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