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Se è principio consolidato in giurisprudenza che integra il tentativo di frode in commercio, perché idonea e diretta in modo non equivoco alla vendita della merce ai potenziali acquirenti, la condotta dell’esercente che esponga sui banchi o comunque offra al pubblico prodotti alimentari scaduti sulle cui confezioni sia stata alterata o sostituita l’originale indicazione del termine minimo di conservazione (Sez. Un. n. 28 del 25.10.2000), per la univoca direzione degli atti alla vendita è sufficiente la semplice messa in commercio ovvero è necessario un quid pluris, ovverosia un inizio di contrattazione con un determinato cliente?

La questione è stata ripresa e affrontata dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione chiamata a decidere su ricorso del proprietario di un ristorante cinese riconosciuto responsabile di tentativo di frode in commercio per aver detenuto in cucina prodotti ittici congelati, non dichiarati come tali nel “menu” presentato ai clienti.

Nel ricorso il difensore dell’ imputato osservava che nel caso di specie mancava la prova che i pesci congelati presenti nel congelatore al momento del sopralluogo dei NAS fossero proprio quelli destinati ai clienti del ristorante e che non si era verificato neppure un principio di rapporto contrattuale con il cliente, elemento necessario per la configurazione del tentativo…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

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