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Quello del matrimonio è un istituto in crisi. Gli italiani si sposano spesso dopo pochi mesi di fidanzamento e se qualcosa non va interrompono l’unione altrettanto in fretta. E’ nero il quadro tracciato dal presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani (Ami), Gian Ettore Gassani,

Secondo i dati dell’istituto di statistica nel 2007 sono stati celebrati 250.360 matrimoni (4,2 ogni mille abitanti), 4.368 in più rispetto al 2006. Le prime nozze, però, risultano in diminuzione mentre aumentano le seconde e quelle successive. Le nozze tra celibi e nubili sono dimezzate in 35 anni, passando da quasi 392mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a poco più di 217mila nel 2007 (l’86,7% del totale), i secondi matrimoni e quelli successivi sono invece in aumento: nel 2007 sono stati 33.070 (contro i 31.846 nel 2006) e rappresentano il 13,2% del totale.

Inoltre sono in continuo aumento delle separazioni. “Oggi – sottolinea l’esperto – ci si lascia in qualsiasi momento: dopo un mese, dopo un anno o dopo 30 anni. Non c’è più un periodo critico in particolare: c’è l’80enne che si separa per scappare con la giovane dall’est e la donna che tradisce a 50 o 60 anni. Il tradimento è un fenomeno che riguarda una coppia su due, è in corso un cambiamento radicale del costume”.

Il rovescio della medaglia è che gli italiani stanno diventando più tolleranti: “Parlando con i clienti ci accorgiamo che non esiste più il tabù dell’omosessualità. Non abbiamo più remore a dire in aula che la moglie o il marito è gay per ottenere il riconoscimento della separazione. Il tradimento omosessuale viene visto al pari di quello etero, non è più considerato una perversione”, spiega Gassani.

Gli italiani, poi, preferiscono sempre più spesso il rito civile: sono state 86.639 nel 2007 le nozze celebrate in questo modo (contro le 83.628 nel 2006). Sono aumentate del 50% in 15 anni e rappresentano attualmente il 34,6% del totale delle unioni. “Una scelta che dipende anche dal fatto – precisa Gassani – che per sciogliere un matrimonio religioso spesso non sono sufficienti dieci anni di pratiche. E sono diventati troppi per gli italiani”…[continua…]

Da Tiscali   la notizia qui

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