Proprietario responsabile della sicurezza degli operai in casa mercoledì, Set 30 2009 

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Chi si avvale non di una ditta ma di un singolo lavoratore deve adottare le norme antinfortunistiche.

Cassazione 36581/2009.

di Roberto Codini
Chi utilizza per ristrutturare il proprio appartamento un operaio e non una impresa specializzata è tenuto al rispetto delle norme antinfortunistiche ed alla vigilanza sulla sicurezza del lavoratore, ed in caso di morte di quest’ultimo rischia una condanna per omicidio colposo.

Lo ha stabilito la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione annullando con rinvio una sentenza della Corte di Appello di Bari che aveva assolto, “perché il fatto non sussiste”, il proprietario di un immobile che aveva commissionato i lavori di ristrutturazione del suo appartamento ad un operaio che era morto a causa di un infortunio sul lavoro.

Il proprietario dell’immobile non si era rivolto infatti al titolare di una ditta specializzata ma aveva incaricato dei lavori un operaio dipendente in mobilità di un’altra impresa…[continua…]

Da Azienda Lex  la notizia qui

La madre separata che non permette gli incontri tra padre e figli commette reato mercoledì, Set 30 2009 

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Cass. Sez. pen. Sentenza n. 34838/09

La Cassazione ha di recente affermato che commettono un reato le madri separate che non favoriscono gli incontri con l’altro genitore.

Un comportamento del genere, infatti, spiega la Corte, lungi dal “tutelare l’effettivo interesse” del minore, denota “il proposito di vulnerare l’interesse del marito a frequentare il figlio in costanza di separazione coniugale”.

Da Saranno Avvocati  la notizia qui

Infortunio, il concorso di colpa non esonera la responsabilità del datore di lavoro martedì, Set 22 2009 

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Cass., sez. LAVORO, sen. n. 19494 del 10 settembre 2009.

In caso di infortunio sul lavoro l’eventuale colpa del lavoratore, dovuta ad imprudenza, negligenza o imperizia, non elimina quella del datore di lavoro, sul quale incombe l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, non essendo sufficiente un semplice concorso di colpa del lavoratore per interrompere il nesso di causalità. L’unico caso in cui si potrebbe configurare un esonero di responsabilità – continua la Corte – è quando vengono accertati i caratteri di “abnormità” e assoluta “inopinabilità” nel comportamento del lavoratore.

Nel caso al vaglio della Corte, la pronuncia muove dall’accertamento del fatto che il lavoratore, al momento dell’infortunio, era impegnato nelle abituali attività che svolgeva secondo le modalità consuete, eseguendo la fase di carico di un carro agricolo; carro che era venuto a trovarsi con la parte anteriore rialzata e con l’albero cardanico in posizione obliqua. Proprio in conseguenza di tale posizione, si era creata una fessura ove si era infilata la sciarpa della vittima, evento questo che aveva determinato la morte per strangolamento del lavoratore…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Si offende la moglie se si insulta la suocera lunedì, Set 21 2009 

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L’uomo è stato condannato a risarcire la consorte.

Cassazione 35874/2009.

Si può essere condannati al risarcimento dei danni anche se si offende la suocera (assente) durante un litigio con la propria moglie. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza 35874 depositata ieri.

I giudici della Suprema corte hanno respinto la richiesta del marito-genero, imputato di ingiuria e lesioni (aveva anche colpito la moglie alla bocca con una testata), di non considerare valida la querela presentata dalla donna perché ad essere ingiuriata era stata la madre e non lei.

La sentenza osserva che, anche se gli epiteti volgari erano rivolti a un altro soggetto, e per di più assente, “non vi è dubbio che ne sia derivata una lesione del decoro della stessa interlocutrice”…[continua…]

Da Cittadino Lex  la notizia qui

Se il lavoratore fa concorrenza sleale è legittimo il licenziamento senza preavviso mercoledì, Set 16 2009 

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Cass. sez. lavoro sentenza n. 18169/09

La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che: “secondo la costante giurisprudenza di legittimità, che il Collegio condivide i comportamenti del lavoratore che costituiscano gravi violazioni dei suoi doveri fondamentali sono sanzionabili con il licenziamento disciplinare a prescindere dalla loro inclusione o meno tra le sanzioni previste dalla specifica regolamentazione disciplinare del rapporto e anche in difetto della pubblicazione del codice disciplinare, purché siano osservate le garanzie previste dall’art. 7, commi 2 e 3 della legge n. 300/1970”.

Inoltre, visto che l’attuale ricorrente ha violato “un obbligo fondamentale, quale quello sancito dall’art. 2105 cod. civ., poteva prescindersi dall’avvenuta affissione, o meno, del codice disciplinare, la sentenza impugnata ha pertanto applicato correttamente nella fattispecie i principi testé richiamati”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Va risarcito anche il marito quando la moglie dopo l’operazione non può più avere rapporti sessuali con il coniuge mercoledì, Set 9 2009 

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Responsabilità medica: quando la moglie in seguito a un intervento chirurgico è costretta a rinunciare all’intimità con il proprio marito, anche l’uomo ha diritto al risarcimento dei danni. È quanto emerge dalla sentenza 19092/09 della Cassazione.

E’ stato confermato il verdetto di merito con il quale era stato stabilito un ristoro di novanta milioni di vecchie lire a favore di una donna e di ventisei milioni di lire per suo marito da parte della Regione e del ginecologo. La paziente, infatti, era stata operata una prima volta nel 1986 in ospedale, e successivamente aveva subito un altro intervento chirurgico su una fistola post-operatoria a seguito di isterectomia, eseguito dallo stesso medico, in una casa di cura.

Ma da quell’operazione la moglie non aveva tratto alcun effetto benefico su una sopravvenuta incontinenza urinaria, che aveva costretto i coniugi a non avere più rapporti sessuali.

La Corte d’appello – spiega la Cassazione – ha ampiamente motivato sulla responsabilità del medico e, in particolare, sul nesso causale tra l’intervento chirurgico eseguito dallo stesso ginecologo e l’insorgenza della fistola post-operatoria che ha compromesso l’integrità psicofisica della donna.

I giudici di merito hanno poi escluso che la situazione clinica della paziente al momento dell’operazione fosse tale da costituire una concausa in relazione ai danni subiti dalla donna.

Da La Stampa   la notizia qui

Obbligo di cura reciproca anche per chi convive mercoledì, Set 9 2009 

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La Corte d’Appello di Milano: stessi doveri degli sposati.

MILANO — Non soltanto il matrimonio tra marito e mo­glie, ma anche il rapporto di convivenza, se intenso e pro­tratto nel tempo, possono fare scaturire lo stesso «dovere di cura», gli stessi «reciproci obbli­ghi di assistenza morale e mate­riale » che la legge pone a carico dei soli coniugi e presidia con pene da 1 a 8 anni in caso di «abbandono di persona incapa­ce »: è l’innovativo principio prospettato dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano nel proces­so a un uomo imputato di aver per due mesi abbandonato nel degrado e da sola sul letto di ca­sa la convivente, incapace di provvedere a se stessa a causa di una grave malattia, immobi­­lizzata da una frattura al femore ignorata, e infine morta prima di quanto sarebbe accaduto se fosse stata curata per tempo.

La 56enne ricoverata al Poli­clinico nel maggio 2002, trova­ta dai lettighieri «in condizioni d’igiene scadentissime» nella casa dove viveva con un uomo da 15 anni, appariva devastata dal progredire di un tumore non diagnosticato, bloccata a letto da una frattura al femore non trattata, immersa nelle pro­prie feci tra dolori atroci. Il gior­no seguente era morta. Ed era emerso uno spaccato domesti­co di sofferenza ai limiti del di­sagio mentale anche per il con­vivente («mi diceva che avreb­be chiamato lei il medico…»)…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

Il datore di lavoro che licenzia il personale non può dare spiegazioni superficiali mercoledì, Set 2 2009 

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Cass. sez. civ. sentenza n. 16776/09

La Corte di Cassazione ha affermato, in tema di licenziamenti di personale, che “se il datore di lavoro omette di effettuare tale comunicazione ovvero pone in essere una comunicazione superficiale o incompleta che non consente al sindacato di effettuare alcun consapevole controllo sulle ragioni della programmata riduzione del personale, il licenziamento è inefficace”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui