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La condotta del marito non era, come sostenuto dalla difesa, un aiuto alla moglie che cercava di tagliarsi i capelli da sé, ma l’imposizione di un comportamento in violazione della libertà morale della donna. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 10413/13.

Il caso
Un uomo è condannato in entrambi i gradi di merito per violenza privata aggravata (art. 610 c.p.), in quanto, per gelosia, ha imposto alla moglie, brandendo le forbici, di subire il taglio dei capelli. L’imputato fa ricorso, sostenendo che in realtà i fatti da lui compiuti integrerebbero i reati di ingiuria e minacce; queste ultime, inoltre, non sarebbero state finalizzate al taglio dei capelli, ma ad ottenere chiarimenti su un presunto tradimento della moglie: la donna, infatti, voleva tagliarsi i capelli da sé e il marito l’avrebbe semplicemente aiutata. Per la Cassazione il ricorso non è fondato: i giudici di merito hanno correttamente ricostruito la vicenda, concludendo che effettivamente l’imputato ha minacciato la moglie con le forbici per poi imporle il taglio dei capelli…continua a leggere

Da La Stampa

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