Calunnia e frode processuale: Chiesto il giudizio per la Franzoni lunedì, Gen 26 2009 

iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiLa donna, che sta scontando 16 anni per l’omicidio del figlio
dovrà ora fronteggiare l’accusa di aver cercato di creare false prove.

Un maldestro tentativo di far emergere un diverso assassino
fuggito attraverso il garage. Assolto l’avvocato Taormina.

TORINO – Frode processuale e calunnia. Una nuova richiesta di rinvio a giudizio per Anna Maria Franzoni già condannata in via definitiva a 16 anni di reclusione per il delitto di Cogne. La donna, riconosciuta colpevole di aver ucciso il figlio Samuele, dovrà ora rispondere, nel processo “Cogne bis” di questi due reati minori a causa di un maldestro tentativo di sostanziare con prove la tesi di un “terzo uomo”, di un possibile assassino individuato in un vicino.

Insieme a lei è stato chiesto il rinvio a giudizio anche per un consulente svizzero, tale Eric Dust, che dovrà rispondere solo di “frode processuale”. Fu lui a lasciare nel garage della casa di Cogne un’impronta del medio della mano sinistra impresso sul luminal. E’ la prova sulla quale si basa la certezza dei giudici che si trattò di un tentativo di depistaggio. Da assolvere, invece, sempre secondo il Gip torinese, l’avvocato Carlo Taormina e alcuni altri consulenti che, in un primo momento, erano stati individuati come gli ideatori e gli esecutori del tentativo di frode. Pare, però, che i giudici non abbiano raggiunto un accordo sul coinvolgimento di Taormina e degli altri imputati nella vicenda.

A rispondere di tutto, dunque, resta solo la Franzoni che aveva firmato l’esposto alla Procura di Aosta nel quale, a partire da alcune tracce eventualmente lasciate nel garage della casa di Cogne, s’individuava la via di fuga di un possibile assassino del piccolo Samuele diverso dalla madre. Anche il marito della Franzoni, Lorenzo Stefani risultava tra gli indagati. Pure lui è stato assolto…[continua…]

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Franzoni: “Ho pregato fino all’ultimo” giovedì, Mag 22 2008 

Alle 23,17 i carabinieri la portano via – Lei: «Che fate? E ora i miei bambini?»

Alle 21 e 27 ci sono già i carabinieri, alle 23.17 la portano via, nascosta in una Punto grigia. Lei dice: «Che fate, e ora i miei bambini?». I figli piangono e implorano: «Mamma, non andare via». E’ finito così, il processo di Cogne, fra una siepe di telecamere e nell’assedio quasi cinematografico dei giornalisti, e nell’ira della gente.

E’ finito com’era cominciato, dentro all’occhio implacabile del quarto potere, qui, nella casa di Elisabetta Armeni, l’amica di Annamaria Franzoni, dove lei s’era nascosta in questi giorni per sfuggire tutto questo e per restare nel silenzio.

Qui, dove si sono piazzate le gazzelle sotto le luci dei riflettori, dove hanno acceso le candele, dove si erano messi a pregare con il parroco, per chiedere un miracolo al Signore e «la giustizia agli uomini», come diceva lei prima che tutto questo accadesse..[continua…]

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Il delitto di Cogne in Cassazione: Il Pg chiede conferma a 16 anni mercoledì, Mag 21 2008 

La decisione ultima sul processo per la morte del piccolo Samuele
La Franzoni non è presente. “Non sono stata io. Sono preoccupata per i miei figli”

ROMA – Il giorno della verità per il caso Cogne. Oggi la sentenza della Cassazione che deciderà se Anna Maria Franzoni, accusata di aver ucciso il figlioletto Samuele il 30 gennaio 2002, dovrà andare in carcere o avrà un nuovo processo. Il sostituto procuratore generale della prima sezione penale Gianfranco Ciani ha chiesto la conferma della condanna 16 anni (in primo grado i giudici decisero per 30 anni di reclusione con rito abbreviato). La sentenza è attesa in tarda serata…[continua…]

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Cogne, Franzoni condannata a 16 anni lunedì, Apr 30 2007 

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La Corte, dopo una camera di consiglio durata quasi dieci ore, ha concesso all’imputata le attenuanti generiche.

TORINO Pena ridotta per Anna Maria Franzoni. La Corte d’assise e d’appello di Torino l’ha condannata alla pena di 16 anni di reclusione contro i 30 comminati in primo grado. La Corte, dopo una camera di consiglio durata quasi dieci ore, ha concesso all’imputata le attenuanti generiche[continua]

Da La Stampa la notizia

Di seguito, abbiamo pubblicato gli articoli 62 e 62 bis del codice penale che specificano cosa si intende per attenuanti comuni e attenuanti generiche 

Art. 62, codice penale, Circostanze attenuanti comuni
Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, le circostanze seguenti:
1) l’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale;
2) l’aver agito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;
3) l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’Autorita’, e il colpevole non e’ delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza;
4) l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuita’, ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuita’, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuita’ (1);
5) l’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o l’omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa;
6) l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.

Art. 62bis, codice penale, Attenuanti generiche
Il giudice, indipendentemente dalle circostanze prevedute nell’art. 62, puo’ prendere in considerazione altre circostanze diverse, qualora le ritenga tali da giustificare una diminuzione della pena. Esse sono considerate, in ogni caso, ai fini della applicazione di questo capo, come una sola circostanza, la quale puo’ anche concorrere con una o piu’ delle circostanze indicate nel predetto articolo 62.

COMMENTO DELLO STUDIO LEGALE: Quali siano le attenuanti generiche applicate nel caso di specie, ovvero le circostanze diverse di cui si sia tenuto conto nella quantificazione della pena, potrà sapersi esclusivamente al momento del deposito della sentenza, cioè decorsi i 90 giorni dalla lettura del dispositivo in udienza. Soltanto da tale momento, peraltro, la difesa della Franzoni potrà presentare ricorso per Cassazione, disponendo di tutti gli elementi per poter impugnare la sentenza.

Franzoni, oggi la sentenza d’Appello venerdì, Apr 27 2007 

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La Corte in Camera di Consiglio, oggi la sentenza d’Appello.

L’accusa chiede la conferma di 30 anni di carcere. La difesa: «L’assassino non indossava gli zoccoli di Annamaria»

TORINO – Poche parole, un appello ai giudici, tra le lacrime, per ribadire ancora una volta che non ha ucciso Samuele. Anna Maria Franzoni accoglie l’invito del presidente della Corte, Romano Pettenati, che al termine della contro replica dell’avvocato difensore Paola Savio ricorda ad Anna Maria che se vuole può dire qualcosa. «Volevo dire, spero che siate giusti nel giudicare. Non ho ucciso mio figlio – assicura – non gli ho fatto niente».

 Subito dopo la Corte si è riunita in camera di consiglio. Salvo colpi di scena, ormai peraltro improbabili, la sentenza è attesa per oggi e sarà letta in aula forse già nel tardo pomeriggio.

La donna accusata di aver ucciso il figlio Samuele il 30 gennaio 2002 ha assistito in aula alle controrepliche del suo avvocato, Paola Savio, e adesso attenderà la sentenza. Nelle scorse udienze, in sede di requisitoria e di replica, l’accusa tenuta dal Pg Vittorio Corsi ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni del primo grado di giudizio mentre il difensore, nell’arringa e nelle repliche che si sono chiuse proprio oggi, ha chiesto l’assoluzione…[continua]

Da Il Corriere Della Sera  la notizia