Appalto di Mano d’Opera lunedì, Apr 27 2009 

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La Corte di Cassazione con Sentenza n. 4656 del 26 Febbraio 2009 si è pronunciata in merito alle condizioni e ai limiti degli appalti di mano d’ opera.

La Sentenza afferma che l’ intermediazione di manodopera presuppone che la ditta appaltatrice si limiti a fornire le prestazioni di lavoro del personale dipendente e che sia priva di reale autonomia, di una struttura propria e di un’effettiva organizzazione imprenditoriale.

Inoltre, l’utilizzo da parte dell’appaltatore di mezzi dell’appaltante deve essere significativo e riferirsi al rapporto di appalto una volta che l’esecuzione di questo sia operativa.

In relazione al divieto di intermediazione ed interposizione nelle prestazioni di lavoro sancito dalla legge, la Corte ha stabilito che occorre accertare:

– se l’impresa appaltatrice, assumendo su di sé il rischio economico dell’impresa, operi concretamente in condizioni di autonomia organizzativa e gestionale rispetto alla committente;
– se l’impresa appaltatrice è provvista di una propria organizzazione di impresa;
– se i lavoratori sono effettivamente diretti dall’appaltatore e agiscono alle sue dipendenze e nel suo interesse…[continua…]

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

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Appalti pilotati, si rischia meno per i raggiri prima del bando mercoledì, Mar 25 2009 

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Condanne meno severe per gli appalti pilotati. Infatti i giri di mazzette avvenuti prima della pubblicazione del bando di gara non integrano il reato di turbata libertà degli incanti.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 11005 del 12 marzo 2009, ha annullato nei confronti di un provveditore delle opere pubbliche di Napoli la custodia cautelare disposta in relazione al reato di turbata libertà degli incanti e confermato l’accusa per corruzione.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Nelle gare legittimo chiedere più garanzie di quelle di legge venerdì, Feb 13 2009 

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Le stazioni appaltanti possono esigere dalle imprese in gara requisiti più rigorosi.

Consiglio di Stato 525/2009.

E’ legittimo richiedere alle imprese che partecipano alle gare di appalto requisiti di capacità economica e finanziaria più rigorosi e superiori rispetto a quelli minimi previsti dalla legge.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale ha così accolto il ricorso di una società che si era vista annullare l’aggiudicazione dell’appalto per la gestione dei servizi di pulizia e sanificazione presso le strutture di un’azienda sanitaria poiché le condizioni di gara erano state ritenute non adeguate dai giudici amministrativi di primo grado dietro ricorso di un’altra impresa concorrente. Infatti la disciplina di gara non appariva ragionevole, in particolare nella parte in cui prevedeva, quale requisito di partecipazione, il possesso di un patrimonio netto pari ad almeno due milioni di euro e nella parte in cui stabiliva che, qualora le imprese avessero dato vita ad una associazione temporanea di imprese (ATI) per poter partecipare, il patrimonio doveva essere posseduto almeno per il 60% dall’impresa mandataria e per almeno il 40% dalle imprese mandanti…[continua…]

Da Azienda Lex    la notizia qui

In caso di appalti illeciti il profitto del reato è l’immediato vantaggio dell’azienda venerdì, Gen 16 2009 

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Cass. pen., Sez. VI, Sentenza 13 Novembre 2008, n. 42300

La Cassazione ha spiegato che in caso di sequestro preventivo funzionale alla confisca ex articoli 19 e 53 del D.Lgs 231/01 il profitto del reato va inteso soltanto come l’immediato vantaggio che deriva direttamente dall’illecito.

Il profitto confiscabile va quantificato soltanto in ciò che risulta direttamente derivato dall’illecito penale da cui scaturì il conseguimento dell’appalto.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Cassazione Civile: presunzione assoluta di difetto grave nell’appalto per violazioni norme antisismiche mercoledì, Lug 23 2008 

(Corte di Cassazione – Sezione Seconda Civile, Sentenza 4 giugno 2008, n.14812: Appalto – Prescrizioni antisismiche – Gravi difetti – Presunzione assoluta).

La Cassazione ha elaborato il seguente principio di diritto: “le violazioni delle prescrizioni dettate per la progettazione e l’esecuzione delle costruzioni soggette ad azione sismica integrano i gravi difetti, di cui l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente ai sensi dell’articolo 1669, Codice Civile, incidendo esse sulla sostanza e stabilità degli edifici o delle altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, e non potendo essere sovrapposte alle prescrizioni normative una diversa individuazione degli stati limite delle strutture e diversi modelli di calcolo delle azioni sismiche e degli loro effetti”.

Secondo la Cassazione, infatti: “La responsabilità dell’appaltatore per la rovina ed i difetti degli edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, sancita dall’articolo 1669 Codice Civile, nell’interesse generale alla solidità ed utilità delle costruzioni ed all’incolumità personale dei cittadini, distingue l’ipotesi di gravi difetti di costruzione comportanti l’evidente pericolo di rovina, nella quale ha riguardo alla stabilità attuale dell’ opera, da quella di gravi difetti, che, come evidenziato nei lavori preparatori del Codice Civile, pur non determinando minaccia di crollo immediato o evidente pericolo di rovina, incidono sulla sostanza e sulla stabilità dell’opera.

Tra questi ultimi difetti rientra anche l’assenza nelle costruzioni dei livelli prestabiliti di sicurezza garantiti dal rispetto nell’attività edilizia di prescrizioni tecniche uniformi e, in particolare, per le costruzioni nelle zone sismiche, di quelle dettate in forza degli articoli 1, 1° comma, e 3, 1° comma, legge 2 febbraio 1974, n. 643 (vedi ora d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380), la cui osservanza è assicurata dalla sottoposizione della progettazione ed esecuzione degli edifici ad uno speciale regime autorizzatorio e repressivo, diretto a preservare, con riguardo sia ai singoli fabbricati che all’ambito territoriale nei quali essi vengono realizzati, l’integrità degli abitanti e la conservazione e continuità di uso degli immobili…[continua…]

Da Filodiritto   la notizia qui

I dipendenti dell’appaltatore fallito possono agire nei confronti del committente per ottenere il pagamento dei loro crediti di lavoro mercoledì, Ott 31 2007 

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I DIPENDENTI DELL’APPALTATORE FALLITO POSSONO AGIRE NEI CONFRONTI DEL COMMITTENTE PER OTTENERE IL PAGAMENTO DEI LORO CREDITI DI LAVORO – In base all’art. 1676 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 22304 del 24 ottobre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Renzis).

Paola A. ed altri dipendenti della s.p.a. Italpulimento hanno lavorato come addetti alle pulizie presso gli uffici della s.p.a. Alenia. Cessati i rapporti di lavoro, essi sono rimasti creditori verso la s.p.a. Italpulimento per differenze retributive e spettanze di fine rapporto. Nel gennaio del 1996 essi hanno iniziato davanti al Pretore di Roma un giudizio nei confronti della s.p.a. Italpulimento e della s.p.a. Alenia chiedendo la condanna di entrambe le società al pagamento di quanto loro dovuto. Essi hanno agito nei confronti della Alenia s.p.a. in base all’art. 1676 cod. civ. secondo cui coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente, per conseguire quanto loro è dovuto fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono domanda. Dopo il deposito del ricorso dei lavoratori, la s.p.a. Italpulimento è fallita. Davanti al Pretore si sono costituiti l’Alenia s.p.a. che ha chiesto l’accertamento delle somme dovute ai lavoratori e il Fallimento della s.p.a. Italpulimento che ha chiesto al Giudice di dichiarare l’improcedibilità della domanda sia nei propri confronti che verso l’Alenia s.p.a.

Il Fallimento ha sostenuto che dovessero ritenersi confluite nell’alveo della procedura concorsuale tutte le posizioni attive e passive della società fallita, con conseguente impossibilità per i lavoratori di agire direttamente verso un debitore della Italpulimento. Il Pretore ha dichiarato improcedibile solo la domanda proposta nei confronti del fallimento dichiarando che i lavoratori restavano legittimati a far valere il loro credito verso la Alenia; questa decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Roma. Il Fallimento ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione del Tribunale di Roma per violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 22304 del 24 ottobre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Renzis) ha rigettato il ricorso. In materia di appalto – ha osservato la Corte – l’apertura del procedimento fallimentare nei confronti dell’appaltatore non comporta l’improcedibilità dell’azione precedentemente esperita dai dipendenti nei confronti del committente, ai sensi dell’art. 1676 cod. civ., per il recupero dei loro crediti verso l’appaltatore – datore di lavoro, atteso che la previsione normativa di una tale azione risponde proprio all’esigenza di sottrarre il soddisfacimento dei crediti retributivi al rischio dell’insolvenza del debitore e che, d’altra parte, si tratta di un’azione “diretta”, incidente, in quanto tale, direttamente sul patrimonio di un terzo (il committente) e solo indirettamente su un credito del debitore fallito; deve pertanto escludersi che il conseguimento di una somma, non facente parte del patrimonio del fallito, possa comportare un danno delle ragioni degli altri dipendenti dell’appaltatore che fanno affidamento sulle somme dovute (ma non ancora corrisposte) dal committente per l’esecuzione dell’opera appaltata.

La ratio dell’art. 1676 cod. civ. – ha concluso la Corte – va individuata nell’esigenza di garantire agli ausiliari dell’appaltatore – proprio in relazione ad una attività lavorativa prestata per l’esecuzione dell’opera o del servizio appaltati al loro datore di lavoro – il pagamento della retribuzione dovuta per quella determinata attività, in modo da sottrarre il soddisfacimento del relativo diritto al rischio dell’insolvenza del debitore, dando la possibilità di agire direttamente nei confronti del committente.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Appalti e subbappalti “sorvegliati speciali” dopo la manovra d’estate martedì, Set 25 2007 

Legge n. 123 del 3 agosto 2007.

L’art. 1655 c.c. definisce il contratto di appalto come quel contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’ opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro mentre l’articolo 1656 c.c. dispone che “l’appaltatore non può dare in subappalto l’esecuzione dell’opera o del servizio, se non è stato autorizzato dal committente”.

Dunque, nel contratto di appalto operano più figure : il committente (o appaltante), l’appaltatore ed eventualmente il subappaltatore. Tutte le norme introdotte in materia di appalti e subappalti, dal 2003 ad oggi, sono da un lato volte a migliorare la tutela della sicurezza e salute dei lavoratori e dall’altro ad agevolare il corretto adempimento degli obblighi previdenziali, assicurativi, retributivi e fiscali.

Con la Manovra d’estate (legge n. 123 del 3 agosto 2007 in vigore dal 25 agosto 2007) si sono voluti mettere sotto stretta sorveglianza gli appalti e i subappalti sotto il profilo della sicurezza ma non solo.

Unico documento di valutazione dei rischi
L’articolo 7 del D.lgs 626/94 titolato “Contratto di appalto o contratto d’opera” così come modificato dalla legge n. 123/2007 dispone che il datore di lavoro, in caso di affidamento dei lavori ad imprese appaltatrici o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda, o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima deve :
a) verificare, anche attraverso l’iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato, l’idoneità tecnico-professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi in relazione ai lavori da affidare in appalto o contratto d’opera;
b) fornire agli stessi soggetti dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.
Inoltre, i datori di lavoro hanno obbligo di:
– cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto;
– coordinare gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.
La novità consiste nel fatto che il datore di lavoro committente deve promuovere la cooperazione ed il coordinamento elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare le interferenze. Tale documento deve essere allegato al contratto di appalto o d’opera. Le presenti disposizioni non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi….[continua…]

Da NewsFood  la notizia qui

Cooperative edilizie responsabili dei lavori appaltati venerdì, Lug 27 2007 

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Le cooperative edilizie sono responsabili dei lavori che hanno appaltato a una ditta di costruzione se hanno partecipato alla realizzazione del progetto. Tale responsabilità sussiste anche se manca il fine di lucro nell’assegnazione delle case ai soci.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 16202 del 23 luglio 2007, ha accolto il ricorso di un condominio.

Da Cassazione.net  la notizia qui