Droga, sanzione amministrativa per il consumo di gruppo lunedì, Giu 24 2013 

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Il consumo di droga in gruppo non è reato. Anche dopo la modifica del 2006, a opera della legge Fini-Giovanardi, del cosiddetto Testo unico sugli stupefacenti, l’acquisto e la detenzione per uso personale, se avvenuto sin dall’inizio anche per altri soggetti, integra un illecito amministrativo.

Lo hanno ribadito le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 25401/2013…continua a leggere

Da Il Sole 24 Ore

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Violazione degli obblighi familiari anche nelle coppie di fatto venerdì, Giu 21 2013 

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Cassazione n. 15481 del 20 giugno 2013

La donna non spostata, abbandonata dal convivente con un figlio da assistere, ha diritto a chiedere tutela al tribunale e ottenere, eventualmente, il risarcimento del danno da violazione degli obblighi familiari. E questo, appunto, anche se manca una famiglia in senso stretto.

A dirlo, è la Suprema Corte in una sentenza pubblicata ieri che apre ulteriormente le porte alle coppie conviventi “more uxorio”, in linea con le recenti scelte del legislatore…continua a leggere

Da La Legge per tutti

Casa assegnata solo a uno dei figli: gli altri hanno diritto all’indennizzo venerdì, Giu 21 2013 

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l bene assegnato ad un erede si considera come entrato nel suo patrimonio sin dall’inizio, ma c’è il diritto degli altri condividenti a vedersi indennizzati della mancata disponibilità dello stesso. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 5768/13.

Il caso
Una donna, con testamento olografo, nomina unico erede il figlio convivente, stabilendo l’obbligo per quest’ultimo di dare ai fratelli ed alle sorelle la loro “giusta parte”, previo il recupero delle spese da lui sostenute per l’assistenza della testatrice. Fratelli e sorelle ricorrono al tribunale, che assegna in quote indivise la casa (quale bene caduto in successione): condanna l’uomo a rilasciare l’immobile ed a versare oltre 22mila euro a titolo di indennizzo per l’occupazione esclusiva del bene e condanna gli assegnatari a corrispondere al convenuto oltre 149mila euro a titolo di conguaglio.

Le cose cambiano dopo il giudizio di appello, dove l’immobile viene assegnato all’unico erede designato, condannandolo al pagamento dei conguagli in favore degli altri condividenti. Questi fa ricorso per cassazione…continua a leggere

Da La Stampa

Licenziamento per superamento del periodo di comporto e mobbing giovedì, Giu 20 2013 

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Con sentenza n. 14643 del 11 giugno 2013, la Cassazione ha affermato che è illegittimo il licenziamento del dipendente per il superamento del periodo di comporto se la malattia (frequenti stati depressivi, ansie e crisi di panico) è dipeso dal mobbing subìto all’interno dell’azienda…la sentenza integrale la trovi qui

Da Dpl Modena

Il mobbing è una condotta persecutoria lesiva della salute e della personalità del dipendente giovedì, Giu 20 2013 

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Cassazione dell’11 giugno 2013

Per mobbing si intende comunemente una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità…continua a leggere

Da Legge e Giustizia

 

Il marito geloso taglia i capelli alla moglie: non è cortesia, ma violenza privata martedì, Giu 18 2013 

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La condotta del marito non era, come sostenuto dalla difesa, un aiuto alla moglie che cercava di tagliarsi i capelli da sé, ma l’imposizione di un comportamento in violazione della libertà morale della donna. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 10413/13.

Il caso
Un uomo è condannato in entrambi i gradi di merito per violenza privata aggravata (art. 610 c.p.), in quanto, per gelosia, ha imposto alla moglie, brandendo le forbici, di subire il taglio dei capelli. L’imputato fa ricorso, sostenendo che in realtà i fatti da lui compiuti integrerebbero i reati di ingiuria e minacce; queste ultime, inoltre, non sarebbero state finalizzate al taglio dei capelli, ma ad ottenere chiarimenti su un presunto tradimento della moglie: la donna, infatti, voleva tagliarsi i capelli da sé e il marito l’avrebbe semplicemente aiutata. Per la Cassazione il ricorso non è fondato: i giudici di merito hanno correttamente ricostruito la vicenda, concludendo che effettivamente l’imputato ha minacciato la moglie con le forbici per poi imporle il taglio dei capelli…continua a leggere

Da La Stampa

No al licenziamento del lavoratore infortunato che supera il comporto giovedì, Giu 13 2013 

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Cassazione sent. n. 14756 del 12.06.13

Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore che ha superato il periodo di comporto se l’infortunio è avvenuto per cause di lavoro o – similmente – si tratti di infortunio “in itinere”. Pertanto ha diritto alla conservazione del posto l’infortunato che, in tali casi, abbia superato il tetto massimo consentito di assenze per malattia (cosiddetto “comporto”).

A stabilirlo è la Cassazione, con una recente sentenza. Secondo la Suprema Corte non può ritorcersi contro il dipendente la patologia che egli abbia contratto per essere alle dipendenze del datore di lavoro. La regola vale anche per il lavoratore vittima dell’infortunio in itinere, ossia l’evento (quello cioè capitato al lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro).

Licenziamento: non vale il giustificato motivo per la mancata assunzione di altri dipendenti dello stesso ramo martedì, Lug 19 2011 

Cassazione civile sez. lav. 24 maggio 2011 n. 11356.

Con sentenza del 20 – 27/9/07 la Corte d’Appello di Milano accolse l’appello principale proposto il 23/12/05 dalla società P. s.p.a avverso la sentenza n. 249/05 del Tribunale di Como, che aveva annullato i licenziamenti intimati da quest’ultima in data 26/7/04 ai dipendenti B.M.C. E da U.M., mentre rigettò l’appello incidentale dei lavoratori diretto alla verifica del rispetto dell’obbligo datoriale di repechage, e di conseguenza riformò la sentenza impugnata, rigettando le domande di reintegra dei lavoratori.

La Corte milanese addivenne a tale decisione ritenendo che era stata provata la legittimità dei licenziamenti dovuti al motivo oggettivo della soppressione del posto di lavoro dei suddetti dipendenti con redistribuzione delle loro mansioni ad altri lavoratori; inoltre, la Corte rilevò che la B., impiegata presso l’ufficio servizi, aveva solo allegato, senza provarlo, di aver dato la sua disponibilità a svolgere mansioni di linea, mentre per lo U., impiegato di sesto livello, era emerso che nel ramo tecnico, dal medesimo indicato come reparto di suo gradimento per un impiego alternativo, nessuno era stato assunto dalla società….

Da La Previdenza   la notizia qui

Cassazione, “Ai profughi permessi triennali” Le misure sussidiarie per i richiedenti asilo giovedì, Mar 24 2011 

Suprema Corte afferma il principio secondo il quale quando non esistono tutte le prerogative per il riconoscimento dello status di rifugiato, resta comunque possibile una soluzione temporanea di protezione di tre anni. Previsti i diritti per l’accesso al lavoro, allo studio e alle prestazioni sanitarie.

ROMA – Una sentenza della Cassazione introduce una nuova “misura sussidiaria” da applicare ai richiedenti asilo, che consente loro di ottenere un permesso temporaneo di tre anni di soggiorno, oltre che “un complesso quadro di diritti e facoltà”, tra i quali l’accesso al lavoro, allo studio e alle prestazioni sanitarie.

Si ribadisce, dunque, un “No” alla concessione generalizzata della protezione internazionale nei confronti degli immigrati, ma si fissano criteri in base ai quali va riconosciuto comunque all’immigrato il diritto alla protezione, anche quando – sebbene in un quadro definito – non esistono tutte le prerogative per il riconoscimento dello status di protezione internazionale. In particolare, la sesta Sezione civile chiarisce che per ottenere una protezione di questo tipo non bastino “problemi locali”, ma devono essere ricollegati “ad una situazione generale” di disordini in un determinato paese…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Se si cade sul bus, si è sempre risarciti anche se l’autista non ha colpa martedì, Mar 1 2011 

La caduta sull’autobus va sempre risarcita anche se l’autista non ha colpa. Secondo la Cassazione (sentenza 4442/11) in caso di infortuni sul bus, il cittadino ha diritto all’indennità per i danni patiti, anche se non rilevanti.

Il caso

La Suprema Corte ha convalidato il modesto risarcimento accordato ad un cittadino caduto sul pavimento di un autobus a causa di una brusca frenata. Una caduta non da imputare al conducente dell’autobus che «non aveva la possibilità di tenere una condotta di guida diversa e che era stato costretto a frenare per l’improvvisa invasione della corsia di un motorino cui ha attribuito l’esclusiva responsabilità dell’evento».

La vittima si era vista riconoscere una modesta indennità dalla Corte d’appello di Catania, nel 2009, ma ha fatto ricorso in Cassazione per chiedere un risarcimento maggiore. Il ricorso è stato respinto…[continua…]

Da La Stampa    la notizia qui

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