Processo civile – interruzione del processo relativo a cause scindibilità – divisibilità lunedì, Lug 16 2007 

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Componendo un contrasto di giurisprudenza, le Sezioni Unite hanno statuito che, nel caso di trattazione unitaria o di riunione di più procedimenti relativi a cause connesse e scindibili, che comporta di regola un litisconsorzio facoltativo tra le parti dei singoli procedimenti confluiti in un unico processo, qualora si verifichi un evento interruttivo che riguardi una delle parti di una o più delle cause connesse, l’interruzione opera di regola solo in riferimento al procedimento di cui è parte il soggetto colpito dall’evento. Nel caso, non è necessaria o automatica la separazione del processo interrotto dagli altri riuniti o trattati unitariamente, che non devono subire una stasi temporanea; salvo sempre il potere attribuito al giudice dall’art. 103, secondo comma, cod. proc. civ., per il quale, in caso di mancata tempestiva riassunzione ovvero quando questa o la ripresa del procedimento interrotto siano avvenute nei termini dell’art. 305 cod. proc. civ., ma vi sia stata, nelle more della quiescenza da interruzione, attività istruttoria rilevante anche per la causa de qua, detto giudice potrà disporre la separazione dagli altri procedimenti di quello colpito da evento interruttivo, per il quale potranno eventualmente rinnovarsi tutti gli atti istruttori assunti senza la partecipazione della parte colpita dalla perdita di capacità processuale.

Sentenza n. 15142 del 5 luglio 2007

(Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore F. Forte)
Documenti:  

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Se il consulente tecnico tiene conto di documenti non ritualmente prodotti, la sua attività è viziata da nullità relativa lunedì, Lug 16 2007 

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Che deve essere tempestivamente eccepita

Ove il consulente tecnico di ufficio, nel corso dell’indagine a lui affidata, tenga conto di documenti non ritualmente prodotti in causa dalle parti e senza il loro consenso, e ponga a base del suo parere le risultanze così acquisite, tale attività dà luogo a nullità relativa soggetta al regime dell’art. 157 cod. proc. civ. Tale nullità deve ritenersi sanata se non è fatta valere nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione peritale.
Cassazione Sezione Lavoro n. 14478 del 21 giugno 2007, Pres. De Luca, Rel. Lamorgese

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Necessaria l’escussione dei testi: non basta l’esame delle loro dichiarazioni mercoledì, Giu 20 2007 

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Giovanni S., dipendente della S.p.A. Radio Dimensione Suono, è stato licenziato con motivazione riferita ad un litigio da lui avuto con un collega in ufficio. Egli ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Roma, sostenendo che il litigio non era stato di gravità tale da giustificare il licenziamento. A sostegno delle sue difese egli ha prodotto dichiarazioni scritte spontaneamente rese da alcuni dipendenti presenti al fatto, attestanti che il litigio non si era svolto con le modalità ritenute dall’azienda. La R.D.S. ha contestato la veridicità del contenuto delle dichiarazioni scritte ed ha chiesto che fosse ammessa la prova testimoniale da lei offerta sulle circostanze dell’accaduto. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello di Roma non hanno ammesso la prova testimoniale e, basandosi sulle dichiarazioni scritte prodotte dal lavoratore, hanno escluso che il comportamento tenuto da Giovanni S. fosse stato di gravità tale da meritare la sanzione applicata. Pertanto hanno dichiarato l’illegittimità del licenziamento. L’azienda ha proposto ricorso per cassazione, censurando la sentenza della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 11746 del 21 maggio 2007, Pres. Mercurio, Rel. D’Agostino) ha accolto il ricorso. La Corte di Appello – ha osservato la Cassazione –  ha fondato il suo giudizio – di sproporzione della sanzione in rapporto alla gravità dei fatti addebitati – su dichiarazioni scritte rese al di fuori del processo e non ha ammesso, senza motivazione alcuna, la prova testimoniale articolata dalla società in primo grado e riproposta nell’atto di appello. Il contenuto di tale prova, il cui capitolato è stato riprodotto dalla società nel ricorso per cassazione, – ha osservato la Corte – è senza dubbio rilevante ai fini della decisione, ragione per cui la Corte territoriale non poteva disattendere la richiesta istruttoria senza dare adeguata ragione di tale decisione; se è vero, infatti, che le dichiarazioni rese da terzi al di fuori del processo possono assumere valore di meri indizi comunque utilizzabili dal giudice di merito, non è men vero che le prove devono di norma raccogliersi nel processo nel contradditorio delle parti e con le garanzie derivanti dalla responsabilità penale connessa alla falsa testimonianza, sicché l’utilizzazione di fonti probatorie estranee al processo e con meno valore indiziario non può prevalere sulle richieste di prove testimoniali da acquisire nel processo, senza che il giudice di merito dia adeguata ragione della non necessità dell’acquisizione.

Da Legge e Giustizia    la notizia qui

La procedura esecutiva dello sfratto martedì, Mag 22 2007 

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Di seguito pubblichiamo una breve descrizione sulla procedura esecutiva dello sfratto 

La procedura di sfratto, che si deve iniziare solo dopo la scadenza della data fissata per l’esecuzione dal Giudice che ha convalidato lo sfratto, si principia con la notifica di un atto di precetto unitamente al titolo esecutivo con il quale si invita il conduttore a rilasciare l’immobile entro 10 giorni, avvertendolo che in caso contrario si provvederà all’esecuzione forzata.

Successivamente alla notifica dell’atto di precetto, lo stesso ufficiale giudiziario constatata la regolarità del titolo esecutivo e della notifica del medesimo, nonchè del’atto di precetto, avverte il conduttore, con almeno 3 giorni di anticipo, che procederà all’accesso in loco per eseguire materialmente lo sfratto.

La procedura per l’esecuzione dello sfratto ha inizio con la notifica dell’avviso di sloggio ex artt. 608 e 611 c.p.c. da parte dell’ufficiale giudiziario.

Il conduttore può proporre opposizione agli atti esecutivi entro 5 giorni ex art 617 c.p.c. dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto.

La decisione del Giudice che definisca un procedimento instaurato ex art. 617 c.p.c. e che abbia confermato la regolarità del titolo esecutivo, è impugnabile solo con ricorso in Cassazione.

Vedi anche…..Sfratto per morosità: procedura

Vedi anche….La richiesta di ingiunzione nella procedura di sfratto

Vedi anche….Esecuzione per rilascio di immobile – rimborso spese

Giudizio di separazione dei coniugi: le parti personalmente con o senza avvocato ? lunedì, Apr 23 2007 

separazione.jpg   Una norma che sembra sfuggita.

Art. 707. Comparizione personale delle parti I coniugi debbono comparire personalmente davanti al presidente con l’assistenza del difensore. Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda non ha effetto.Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente puo’ fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che lanotificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata

Il testo previgente 

Art. 707. COMPARIZIONE PERSONALE DELLE PARTI I coniugi debbono comparire personalmente davanti al presidente senza assistenza di difensore.

Se il ricorrente non si presenta, la domanda non ha effetto.

Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente puo` fissare un nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del ricorso e del decreto gli sia rinnovata. ——- (1) La Corte Costituzionale, con sentenza n. 151 del 18-30 giugno1971, ha dichiarato l’incostituzionalita` parziale

Nonostante le modifiche apportate al codice di procedura civile, non sembra vi sia orientamento univoco da parte dei tribunali. Ciò si evince chiaramente dall’analisi di diversi siti on line, che registrano prassi diverse a seconda dei fori competenti, peraltro indicando la nuova procedura a volte solo per le separazioni, altre solo per i divorzi.

Dal sito civile.it