Congedo obbligatorio: due settimane ai padri giovedì, Ott 21 2010 

L’Europarlamento: neomamme a casa per cinque mesi. Costi, scettiche Germania, Francia e Gran Bretagna.

STRASBURGOL’Europarlamento apre per l’Italia la possibilità di non discriminare più gli uomini nella concessione dei congedi parentali. Nell’aula di Strasburgo è stata approvata una proposta legislativa, orientata principalmente a migliorare le condizioni delle lavoratrici incinte, che introduce anche «almeno due settimane» di assenza dal lavoro a paga completa per il padre naturale del neonato anche se l’unione non è formalizzata dal matrimonio. «Già 19 Paesi Ue prevedono varie forme di congedo parentale per il genitore maschio e l’Italia non è tra questi», ha dichiarato al Corriere la relatrice del rapporto, la socialista portoghese Edite Estrela, che si è detta orgogliosa di aver aperto la strada alla cancellazione di questa «discriminazione contro gli uomini».

L’intervento principale dell’Europarlamento, che ha aumentato le settimane minime di congedo di maternità per le madri da 14 a 20, non avrà invece impatto in Italia, dove è già un diritto acquisito. Viene però aumentato al 100% della retribuzione il contributo attualmente limitato all’80% (la copertura totale è stata finora ottenuta solo attraverso gli integrativi aziendali). «Non è accettabile che le famiglie vengano penalizzate per il fatto cha abbiano dei bambini – ha continuato la Estrela -. I figli sono una ricchezza per l’Europa, che ha un problema di diminuzione del tasso di natalità».

Gli eurodeputati, pur introducendo delle flessibilità per i Paesi dove esiste un regime di congedo parentale, hanno migliorato il testo rispetto alla proposta della Commissione europea (concedeva solo 18 settimane e solo sei al 100% della retribuzione)…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

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Vanno risarciti i danni per il mancato matrimonio martedì, Mag 11 2010 

Cass. sez. civ. sentenza n. 9052/2010.

La Corte di Cassazione ha stabilito che “lo scioglimento di una promessa di matrimonio” è una ”espressione del diritto fondamentale della libertà di contrarre matrimonio con la conseguenza che il recesso, anche senza giustificato motivo, non potrà mai considerarsi condotta antigiuridica”

Tuttavia rompere il matrimonio senza giusto motivo comporta che: ”la promessa di matrimonio obbliga il promettente che senza giusto motivo ricusi di eseguirla a risarcire il danno cagionato all’altra parte”. 

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Obbligo di cura reciproca anche per chi convive mercoledì, Set 9 2009 

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La Corte d’Appello di Milano: stessi doveri degli sposati.

MILANO — Non soltanto il matrimonio tra marito e mo­glie, ma anche il rapporto di convivenza, se intenso e pro­tratto nel tempo, possono fare scaturire lo stesso «dovere di cura», gli stessi «reciproci obbli­ghi di assistenza morale e mate­riale » che la legge pone a carico dei soli coniugi e presidia con pene da 1 a 8 anni in caso di «abbandono di persona incapa­ce »: è l’innovativo principio prospettato dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano nel proces­so a un uomo imputato di aver per due mesi abbandonato nel degrado e da sola sul letto di ca­sa la convivente, incapace di provvedere a se stessa a causa di una grave malattia, immobi­­lizzata da una frattura al femore ignorata, e infine morta prima di quanto sarebbe accaduto se fosse stata curata per tempo.

La 56enne ricoverata al Poli­clinico nel maggio 2002, trova­ta dai lettighieri «in condizioni d’igiene scadentissime» nella casa dove viveva con un uomo da 15 anni, appariva devastata dal progredire di un tumore non diagnosticato, bloccata a letto da una frattura al femore non trattata, immersa nelle pro­prie feci tra dolori atroci. Il gior­no seguente era morta. Ed era emerso uno spaccato domesti­co di sofferenza ai limiti del di­sagio mentale anche per il con­vivente («mi diceva che avreb­be chiamato lei il medico…»)…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

Se i suoceri mettono in difficoltà la coppia è lecito andarsene giovedì, Mag 28 2009 

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Il rapporto con i suoceri che “mettono in difficoltà la coppia” e le “disarmonie familiari” possono giustificare l’abbandono della casa coniugale.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 11922 del 22 maggio 2009, ha implicitamente confermato, oltre alla separazione senza addebito, la decisione della Corte d’Appello di Roma di non imporre orari o giorni di visita a un padre che chiedeva di vedere il figlio adolescente senza limiti.

In particolare la prima sezione civile, sposando la decisione della Corte territoriale sul fronte addebito della separazione, ha messo nero su bianco che “i giudici, con accertamento in fatto e valutazione di merito non sindacabile, hanno affermato l’inesistenza di elementi dai quali poter desumere che l’allontanamento dalla casa coniugale possa essere stato determinato da ragioni contrarie agli obblighi inerenti il matrimonio ed ha conseguentemente interpretato il detto distacco come conseguenza del venir meno dell’affectio coniugalis, piuttosto che come causa del fallimento del matrimonio, valorizzando in particolare sotto tale aspetto i comportamenti dei suoceri di lei, che avrebbero indubbiamente messo in difficoltà l’armonia della coppia”.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Non è diseducativo dare troppi soldi ai figli per il mantenimento martedì, Mag 26 2009 

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Cass. sez. civ. sentenza n. 11538/09.

Secondo la Corte di Cassazione l’art. 147 del codice civile “obbliga i genitori a far fronte ad una molteplicita’ di esigenze, non riconducibili al solo obbligo alimentare, ma estese all’aspetto abitativo, culturale, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, all’assistenza morale e materiale”, in una parola: ”alla opportuna predisposizione, fin quando l’eta’ dei figli lo richieda, di una stabile organizzazione domestica, idonea a rispondere a tutte le necessita’ di cura e di educazione”.

Da Saranno Avvocati    la notizia qui

Aumentano i secondi matrimoni e anche i tradimenti giovedì, Apr 23 2009 

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Quello del matrimonio è un istituto in crisi. Gli italiani si sposano spesso dopo pochi mesi di fidanzamento e se qualcosa non va interrompono l’unione altrettanto in fretta. E’ nero il quadro tracciato dal presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani (Ami), Gian Ettore Gassani,

Secondo i dati dell’istituto di statistica nel 2007 sono stati celebrati 250.360 matrimoni (4,2 ogni mille abitanti), 4.368 in più rispetto al 2006. Le prime nozze, però, risultano in diminuzione mentre aumentano le seconde e quelle successive. Le nozze tra celibi e nubili sono dimezzate in 35 anni, passando da quasi 392mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a poco più di 217mila nel 2007 (l’86,7% del totale), i secondi matrimoni e quelli successivi sono invece in aumento: nel 2007 sono stati 33.070 (contro i 31.846 nel 2006) e rappresentano il 13,2% del totale.

Inoltre sono in continuo aumento delle separazioni. “Oggi – sottolinea l’esperto – ci si lascia in qualsiasi momento: dopo un mese, dopo un anno o dopo 30 anni. Non c’è più un periodo critico in particolare: c’è l’80enne che si separa per scappare con la giovane dall’est e la donna che tradisce a 50 o 60 anni. Il tradimento è un fenomeno che riguarda una coppia su due, è in corso un cambiamento radicale del costume”.

Il rovescio della medaglia è che gli italiani stanno diventando più tolleranti: “Parlando con i clienti ci accorgiamo che non esiste più il tabù dell’omosessualità. Non abbiamo più remore a dire in aula che la moglie o il marito è gay per ottenere il riconoscimento della separazione. Il tradimento omosessuale viene visto al pari di quello etero, non è più considerato una perversione”, spiega Gassani.

Gli italiani, poi, preferiscono sempre più spesso il rito civile: sono state 86.639 nel 2007 le nozze celebrate in questo modo (contro le 83.628 nel 2006). Sono aumentate del 50% in 15 anni e rappresentano attualmente il 34,6% del totale delle unioni. “Una scelta che dipende anche dal fatto – precisa Gassani – che per sciogliere un matrimonio religioso spesso non sono sufficienti dieci anni di pratiche. E sono diventati troppi per gli italiani”…[continua…]

Da Tiscali   la notizia qui

Danni morali in caso di mancata assistenza dei figli martedì, Feb 24 2009 

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Giro di vite sul mantenimento dei figli. Il genitore che non provvede facendo mancare i mezzi di sussistenza al minore, oltre a rischiare il carcere, deve alla ex anche i danni morali. Ma non basta.

Le accuse non cadono anche se ha versato, in seguito a un provvedimento di esecuzione disposto dal giudice, delle forti somme di denaro.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6575 del 16 febbraio 2009, ha reso definitiva la condanna nei confronti di un ex marito che non aveva versato alla moglie, in modo costante, il mantenimento per il figlio adolescente ma si era limitato, dopo il giudizio di esecuzione, a darle delle forti somme di denaro stabilite dal giudice.

Da Cassazione.net    la notizia qui

Congedi parentali anche al figlio convivente. Via libera dalla Consulta venerdì, Feb 6 2009 

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Corte Costituzionale, Sentenza 30.1.2009 n. 19.

In punto di non manifesta infondatezza, il Tribunale rimettente osserva che questa Corte, con le sentenze n. 233 del 2005 e n. 158 del 2007, ha esteso il beneficio in esame; con la prima pronuncia, ai fratelli o alle sorelle conviventi nell’ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio in situazione di disabilità grave perché totalmente inabili; con la seconda pronuncia, al coniuge convivente del disabile.

In particolare, ad avviso del giudice a quo, rileverebbe nel caso di specie l’affermazione di questa Corte secondo la quale la «ratio legis della disposizione normativa in esame consiste nel favorire l’assistenza al soggetto con handicap grave mediante la previsione del diritto ad un congedo straordinario − rimunerato in misura corrispondente all’ultima retribuzione e coperto da contribuzione figurativa − che, all’evidente fine di assicurare continuità nelle cure e nell’assistenza ed evitare vuoti pregiudizievoli alla salute psicofisica del soggetto diversamente abile, è riconosciuto non solo in capo alla lavoratrice madre o in alternativa al lavoratore padre ma anche, dopo la loro scomparsa , a favore di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi» (sentenza n. 233 del 2005)…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Agevolazioni sulla prima casa in comunione anche se la residenza ce l’ha uno solo venerdì, Gen 30 2009 

images44444444444441Sì alle agevolazioni fiscali sulla prima casa in comunione, anche se la residenza ce l’ha uno solo dei coniugi.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 2109 del 28 gennaio 2009, ha respinto il ricorso del fisco .

Il requisito della residenza conta, ha spiegato la sezione tributaria, per ottenere i benefici fiscali soltanto se riferito alla famiglia. In poche parole il fatto che i coniugi abbiano scelto quell’abitazione per viverci supera l’empasse della residenza anagrafica che, per qualunque motivo, uno dei due ha in un altro comune…[continua…]

Da Cassazione.net   la notizia qui

Separazione addebitabile per effusioni in pubblico giovedì, Gen 22 2009 

imagesoooooooooooCassazione 29249/2008.

L’esistenza di una stabile relazione extraconiugale è contraria ai doveri del matrimonio.

Intrattenere una relazione extraconiugale con scambio di effusioni anche in pubblico con l’amante costituisce motivo di addebito della separazione. Lo ha stabilito la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione confermando una sentenza della Corte di Appello di Ancona che aveva pronunciato la separazione nei confronti di due coniugi addebitandola alla moglie a causa di una sua comprovata e consolidata relazione extraconiugale.

L’addebito era stato pronunciato in quanto il comportamento della moglie era tale da evidenziare agli occhi dei terzi l’esistenza di una stabile relazione extraconiugale, e rappresentava di per sé, quand’anche non tradottosi in effettivo adulterio, una violazione particolarmente grave dell’obbligo di fedeltà coniugale, la quale, determinando normalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, e, quindi, una circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che se ne era reso responsabile, a meno che non fosse risultata la preesistenza di una crisi coniugale già irrimediabilmente in atto in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Dal complesso delle prove espletate in primo grado risultava indubbiamente intrattenuta dalla moglie una relazione con altro uomo, coltivata con aspetti esteriori, come manifestazioni affettive anche in pubblico, tali da ingenerare più che plausibili sospetti di infedeltà, così da comportare offesa alla sensibilità e al decoro del marito…[continua…]

Da Cittadino Lex   la notizia qui

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