Violazione degli obblighi familiari anche nelle coppie di fatto venerdì, Giu 21 2013 

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Cassazione n. 15481 del 20 giugno 2013

La donna non spostata, abbandonata dal convivente con un figlio da assistere, ha diritto a chiedere tutela al tribunale e ottenere, eventualmente, il risarcimento del danno da violazione degli obblighi familiari. E questo, appunto, anche se manca una famiglia in senso stretto.

A dirlo, è la Suprema Corte in una sentenza pubblicata ieri che apre ulteriormente le porte alle coppie conviventi “more uxorio”, in linea con le recenti scelte del legislatore…continua a leggere

Da La Legge per tutti

Obbligo di cura reciproca anche per chi convive mercoledì, Set 9 2009 

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La Corte d’Appello di Milano: stessi doveri degli sposati.

MILANO — Non soltanto il matrimonio tra marito e mo­glie, ma anche il rapporto di convivenza, se intenso e pro­tratto nel tempo, possono fare scaturire lo stesso «dovere di cura», gli stessi «reciproci obbli­ghi di assistenza morale e mate­riale » che la legge pone a carico dei soli coniugi e presidia con pene da 1 a 8 anni in caso di «abbandono di persona incapa­ce »: è l’innovativo principio prospettato dalla Corte d’Assise d’Appello di Milano nel proces­so a un uomo imputato di aver per due mesi abbandonato nel degrado e da sola sul letto di ca­sa la convivente, incapace di provvedere a se stessa a causa di una grave malattia, immobi­­lizzata da una frattura al femore ignorata, e infine morta prima di quanto sarebbe accaduto se fosse stata curata per tempo.

La 56enne ricoverata al Poli­clinico nel maggio 2002, trova­ta dai lettighieri «in condizioni d’igiene scadentissime» nella casa dove viveva con un uomo da 15 anni, appariva devastata dal progredire di un tumore non diagnosticato, bloccata a letto da una frattura al femore non trattata, immersa nelle pro­prie feci tra dolori atroci. Il gior­no seguente era morta. Ed era emerso uno spaccato domesti­co di sofferenza ai limiti del di­sagio mentale anche per il con­vivente («mi diceva che avreb­be chiamato lei il medico…»)…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

Suocera e nuora condannate a vivere insieme venerdì, Set 12 2008 

Quando la giustizia è paradossale.

ALESSANDRA CRISTOFANI

SPOLETO
Non avrebbe mai immaginato che un impeto di generosità compiuto dieci anni prima le sarebbe costato la casa della buon’anima del marito. Quando il figlio le aveva annunciato la lieta novella, svelandole la dolce attesa della compagna, il cuore di mamma non aveva resistito. In un atto d’altruismo aveva aperto ai due piccioncini, con prole in arrivo, le porte del suo appartamento di 8 stanze, diventato da quel momento il nido d’amore dei fidanzati. Non sapeva, l’incauta suocera, di aver appena firmato un contratto di comodato d’uso, gratuito e a tempo indeterminato, in favore della famigliola. Così quando tra i due le cose erano volte al peggio e il rampollo aveva pensato di andarsene, lasciando moglie e figlia, la nonna aveva invitato le ospiti a far fagotto, restituendole l’alloggio.

Deve aver pensato che, interrotta la liaison del figlio, non ci fosse più alcuna ragione per tenersi la sua compagna. Pur di non averla tra i piedi l’ex suocera ha offerto una permuta, proponendo all’ex nuora con nipote di trasferirsi in una dimora più piccola ma altrettanto confortevole. Certo più adatta alle mutate dimensioni del nucleo familiare. Avrebbe messo a disposizione un appartamento più modesto e lei, ospite della sorella, sarebbe tornata a casa sua.

La legge
Non aveva fatto i conti però con la legge che tutela i minori, siano nati da un’unione sancita dal vincolo coniugale o siano frutto di una convivenza more uxorio. Il ricorso al giudice di Spoleto si era concluso con un nulla di fatto. Era stato allora che la nonna aveva scoperto, non senza un pizzico di sbigottimento, d’aver sottoscritto, verbalmente e a sua insaputa, un contratto di comodato d’uso sine die.

Così come, del resto, aveva dovuto prendere atto, nella stessa sede, che il finito amore tra il figlio e la compagna non rappresentava motivo sufficiente per richiedere la restituzione dell’immobile. La legge la condannava a dividere la sua casa con l’ex del figlio e la bambina. A meno di non voler, lei, far le valigie e chiudersi alle spalle l’uscio di casa sua. Cosa che effettivamente è stata poi costretta a fare, visto che nemmeno in appello ha visto riconosciute le sue ragioni. L’ultimo tentativo era stato un atto notarile attraverso il quale la donna, disperando di poter tornare tra le mura domestiche, aveva proceduto alla divisione ereditaria dell’immobile, oggetto di una precedente comunione con il figlio, diventando quindi l’unica proprietaria dell’appartamento conteso. Niente da fare.

Tentativo vano
La sezione civile del tribunale di Spoleto non solo ha respinto il ricorso ma ha perfino eccepito la questione dello scioglimento della comunione ereditaria col figlio, in conseguenza del quale la donna era diventata proprietaria, in via esclusiva, dell’appartamento abitato dall’ex nuora. Un escamotage per rendere nullo il provvedimento del tribunale dei minori che aveva assegnato la casa alla madre della bambina, affidataria della piccola. Il principio è chiaro.

Non c’è il bisogno urgente e imprevedibile, requisito fondamentale per la restituzione del bene, essendo la donna al corrente, al momento del rogito, dello stato dell’immobile, occupato dall’ex nuora. Una Caporetto. Tanto da indurre l’altruista-pentita a levare le tende, abbandonando la sua città, l’amata Trevi, e piantando in asso amici, abitudini e ricordi.

Da La Stampa   la notizia qui

Dico, Brunetta e Rotondi preparano una loro legge sulle coppie di fatto lunedì, Set 8 2008 

Il ministro per l’Attuazione del programma: non impegniamo il governo. «Ci occupiamo anche di coppie gay».

MILANO – Il nome è ancora top secret. Ma che si chiamino Dico, Pacs o Cus, come nei vecchi ddl, poco importa, almeno per il momento. La notizia che due ministri del governo in carica, Renato Brunetta e Gianfranco Rotondi, stiano lavorando a una proposta di legge sulle unioni civili ha l’effetto di un masso lanciato nello stagno.

Nel giorno in cui Silvio Berlusconi incontra il Papa, a Cagliari, e il pontefice torna a dire no «ad ogni unione diversa dalla famiglia», Rotondi anticipa a Il Tempo il progetto che riguarderà tutte le coppie non legate da vincolo di matrimonio, anche quelle gay.

GOVERNO – Un’iniziativa personale, non una proposta di governo, perché, spiega il titolare dell’Attuazione del programma, «le unioni civili non fanno parte del programma di governo e non saranno realizzate da questo esecutivo». Ma per Rotondi c’è «da legiferare in ordine a un fenomeno che non è marginale e che riguarda le persone che a vario titolo convivono».

Renato Brunetta, da Cernobbio, per ora non parla. Rotondi anticipa le linee generali come «l’assistenza in caso di malattia, la successione, i diritti relativi all’alloggio, insomma tutti i diritti che rendono il convivente prioritario rispetto ai parenti e che per ora non esistono ». E ribadisce: «Ci occupiamo anche delle coppie gay»…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

Maltrattamenti, la Cassazione: “Conviventi equiparate a mogli” venerdì, Mag 23 2008 

«In caso di violenza le coppie di fatto considerate come una vera famiglia»

ROMA
Le coppie di fatto vanno considerate come una vera e propria famiglia quando si parla di maltrattamenti: non c’è alcuna differenza tra quelli posti in essere verso una convivente e quelli rivolti ad una moglie. In entrambi i casi, infatti, può essere configurato il reato di maltrattamenti in famiglia, previsto all’articolo 572 del codice penale, poichè questo comprende anche le situazioni delle «famiglie di fatto». Lo si evince da una sentenza della Cassazione, con la quale è stato confermato il carcere per un uomo indagato per aver sottoposto per anni la convivente a continue violenze fisiche e morali.

Contro la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal gip di Santa Maria Capua Vetere nei confronti dell’uomo, la difesa aveva presentato ricorso alla Suprema Corte, rilevando che non poteva configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia, dato che la persona offesa era una «semplice convivente».

Di tutt’altro avviso la quinta sezione penale della Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso: «Ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia – si legge nella sentenza n.20647 – non assume alcun rilievo la circostanza che l’azione delittuosa sia commessa ai dani di persona convivente more uxorio».

Infatti, spiegano i giudici di piazza Cavour, «il richiamo contenuto nell’art.572 c.p. alla famiglia deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la famiglia di fatto»…[continua…]

Da La Stampa    la notizia qui

Convivere senza sposarsi non è contrario all’etica mercoledì, Apr 16 2008 

La scelta di convivere non è contraria all’etica  e soprattutto non è sindacabile dalla famiglia.

Con  la sentenza n. 15543 del 15 aprile 2008, la Cassazione ha annoverato la convivenza fra i comportamenti “ormai comunemente accettati a tutti i livelli sociali che non possono ritenersi contrari a norme giuridiche o a regole, condivise dalla collettività, etiche, sociali o di costume”.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Coppie di fatto, Corte d’Appello di Roma omologa accordi di separazione lunedì, Lug 23 2007 

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La Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto per la prima ad una coppia di fatto non più convivente, il diritto ad omologare gli accordi di separazione consensuali presi nell’interesse dei figli minori.

Addio ai Dico, arrivano i Cus giovedì, Lug 12 2007 

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Il presidente della Commissione Giustizia del Senato presenta il nuovo testo. I diritti delle coppie di fatto saranno regolati dai Contratti di unione solidale.

ROMA – Si chiameranno Contratti di unione solidale, ovvero Cus, e non più Dico. Il nuovo testo sulle unioni civili è stato presentato dal presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi al comitato ristretto della commissione. E su questo si discuterà nelle prossime settimane.

Il contratto. Le unioni civili, secondo il testo presentato da Salvi, saranno possibili tra persone anche dello stesso sesso. I Cus saranno stipulati con una dichiarazione congiunta davanti a un notaio o al giudice di pace. Quest’ultimo dovrà inserire in un apposito registro sia gli atti firmati in sua presenza, sia quelli redatti dagli studi notarili. Per modificare il contratto sarà necessario seguire lo stesso iter. I Cus potranno essere sciolti sia con un accordo comune tra la coppia, sia per decisione unilaterale di uno dei due contraenti. Il contratto viene meno anche per il matrimonio di uno dei due o per la sua morte.

I diritti. I Cus accordano alle coppie una serie di diritti e benefici tipici dei coniugi. Se l’unione solidale è stata registrata da almeno nove anni, le coppie di fatto potranno ereditare i beni alla morte del convivente. Il testo Salvi introduce infatti una quota legittima: un quarto del totale se il convivente deceduto ha figli, fratelli e sorelle; la metà se ci sono parenti fino al sesto grado; l’intera somma negli altri casi. I contratti di unione solidale prevedono anche il diritto di successione nel contratto di locazione. Le coppie di fatto potranno avere l’assistenza sanitaria e penitenziaria, usufruiranno di facilitazioni nei trasferimenti di sede di lavoro e potranno decidere sulla donazione degli organi e sulle celebrazioni funerarie del convivente…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Disabilità, congedo con indennizzo anche al coniuge convivente giovedì, Mag 10 2007 

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È contrario alla norma costituzionale il comma 5 dell’art. 42 del decreto legislativo 151/01,che detta norme a tutela e sostegno della maternità e della paternità, nella parte in cui non prevede il diritto, in via prioritaria rispetto agli altri congiunti, del coniuge convivente con «soggetto con handicap in situazione di gravità »a fruire del congedo biennale indennizzato per l’assistenza del soggetto disabile.

Lo ha sancito la Corte costituzionale con sentenza n. 158 del 18 aprile scorso, decidendo il giudizio promosso con ordinanza del 10 luglio 2006 dal Tribunale di Cuneo in funzione di giudice del lavoro. Il rinvio è stato deciso dal Tribunale dopo il ricorso di un lavoratore nei confronti del ministero dell’Istruzione che, sulla base del disposto normativo,aveva respinto la richiesta di congedo straordinario indennizzato, motivato dall’esigenza di assistere la moglie in condizioni di disabilità grave, stante che nessun altro membro, né del nucleo familiare né della famiglia di origine, era in condizioni di farlo…..[continua…]

Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui

DICO – Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi martedì, Mar 20 2007 

DICO – Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi:

ne sono esclusi i condannati per omicidio del coniuge dell’altra e coloro legati da rapporti contrattuali. .

ARTICOLO 1 (Ambito e modalità di applicazione)

Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.2. La convivenza di cui al comma 1 è provata dalle risultanze anagrafiche in conformità agli articoli 4, 13 comma 1 lettera b), 21 e 33 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, secondo le modalità stabilite nel medesimo decreto per l’iscrizione, il mutamento o la cancellazione. È fatta salva la prova contraria sulla sussistenza degli elementi di cui al comma 1 e delle cause di esclusione di cui all’articolo 2. Chiunque ne abbia interesse può fornire la prova che la convivenza è iniziata successivamente o è terminata in data diversa rispetto alle risultanze anagrafiche.

3. Relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio di anagrafe di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.

4. L’esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dalla presente legge presuppone l’attualità della convivenza.

5. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche all’anagrafe degli italiani residenti all’estero. 6. Ai fini della presente legge i soggetti di cui al comma 1 sono definiti «conviventi».

ARTICOLO 2 (Esclusioni)

1. Le disposizioni della presente legge non si applicano alle persone: a) delle quali l’una sia stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra o sulla persona con la quale l’altra conviveva ai sensi dell’articolo 1, comma 1, ovvero sulla base di analoga disciplina prevista da altri ordinamenti; b) delle quali l’una sia stata rinviata a giudizio, ovvero sottoposta a misura cautelare, per i reati di cui alla lettera a); c) legate da rapporti contrattuali, anche lavorativi, che comportino necessariamente l’abitare in comune.

ARTICOLO 3 (Sanzioni)

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3.000 a euro 10.000.

2. La falsa dichiarazione di cui al comma 1 produce la nullità degli atti conseguenti; i pagamenti eseguiti sono ripetibili ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile.

ARTICOLO 4 (Assistenza per malattia o ricovero)

1. Le strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private disciplinano le modalità di esercizio del diritto di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza nel caso di malattia o ricovero dell’altro convivente.

ARTICOLO 5 (Decisioni in materia di salute e per il caso di morte)

1. Ciascun convivente può designare l’altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, al fine di concorrere alle decisioni in materia di salute, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti.

2. La designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono.

ARTICOLO 6 (Permesso di soggiorno)

1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.

2. Il cittadino dell’Unione europea, convivente con un cittadino italiano, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, ha diritto all’iscrizione anagrafica di cui all’articolo 9 del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2004/38/CE.

ARTICOLO 7 (Assegnazione di alloggi di edilizia pubblica)

1. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano tengono conto della convivenza di cui all’articolo 1 ai fini dell’assegnazione di alloggi di edilizia popolare o residenziale pubblica.

ARTICOLO 8 (Successione nel contratto di locazione)

1. In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.

ARTICOLO 9 (Agevolazioni e tutele in materie di lavoro)

1. La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza.

2. Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell’impresa di cui sia titolare l’altro convivente può chiedere, salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell’impresa, in proporzione dell’apporto fornito.

ARTICOLO 10 (Trattamenti previdenziali e pensionistici)

1. In sede di riordino della normativa previdenziale e pensionistica, la legge disciplina i trattamenti da attribuire al convivente, stabilendo un requisito di durata minima della convivenza, commisurando le prestazioni alla durata della medesima e tenendo conto delle condizioni economiche e patrimoniali del convivente superstite.

ARTICOLO 11 (Diritti successori)

1. Trascorsi nove anni dall’inizio della convivenza, il convivente concorre alla successione legittima dell’altro convivente, secondo le disposizioni dei commi 2 e 3.

2. Il convivente ha diritto a un terzo dell’eredità se alla successione concorre un solo figlio e ad un quarto se concorrono due o più figli. In caso di concorso con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali, ovvero con gli uni e con gli altri, al convivente è devoluta la metà dell’eredità.

3. In mancanza di figli, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al convivente si devolvono i due terzi dell’eredità, e, in assenza di altri parenti entro il secondo grado in linea collaterale, l’intera eredità.

4. Al convivente, trascorsi almeno nove anni dall’inizio della convivenza, e fatti salvi i diritti dei legittimari, spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Tali diritti gravano sulla quota spettante al convivente.

5. Quando i beni ereditari di un convivente vengono devoluti, per testamento o per legge, all’altro convivente, l’aliquota sul valore complessivo netto dei beni prevista dall’articolo 2, comma 48, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, è stabilita nella misura del cinque per cento sul valore complessivo netto eccedente i 100.000 euro.

ARTICOLO 12 (Obbligo alimentare)

1. Nell’ipotesi in cui uno dei conviventi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento, l’altro convivente è tenuto a prestare gli alimenti oltre la cessazione della convivenza, purché perdurante da almeno tre anni, con precedenza sugli altri obbligati, per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza. L’obbligo di prestare gli alimenti cessa qualora l’avente diritto contragga matrimonio o inizi una nuova convivenza ai sensi dell’articolo 1.

ARTICOLO 13 (Disposizioni transitorie e finali)

1. I conviventi sono titolari dei diritti e degli obblighi previsti da altre disposizioni vigenti per le situazioni di convivenza, salvi in ogni caso i presupposti e le modalità dalle stesse previste.

2. Entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, può essere fornita la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella delle certificazioni di cui all’articolo 1, comma 2. La disposizione di cui al presente comma non ha effetti relativamente ai diritti di cui all’articolo 10 della presente legge.

3. Il termine di cui al comma 2 viene computato escludendo i periodi in cui per uno o per entrambi i conviventi sussistevano i legami di cui all’articolo 1, comma 1, e le cause di esclusione di cui all’articolo 2.

4. In caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio può essere fornita, entro tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza, da parte di ciascuno dei conviventi o, in caso di morte intervenuta di un convivente, da parte del superstite, la prova di una data di inizio della convivenza anteriore a quella dell’iscrizione di cui all’articolo 1, comma 2, comunque successiva al triennio di separazione calcolato a far tempo dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale.

5. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalle disposizioni vigenti a favore dell’ex coniuge cessano quando questi risulti convivente ai sensi della presente legge. 6. I diritti patrimoniali, successori o previdenziali e le agevolazioni previsti dalla presente legge cessano qualora uno dei conviventi contragga matrimonio.

ARTICOLO 14 (Copertura finanziaria)

1. All’onere derivante dall’articolo 11, pari ad euro 4 milioni e 600 mila per l’anno 2008 ed euro 5milioni a decorrere dall’anno 2009 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma20, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, iscritta all’U.P.B. dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2007. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze è autorizzato ad apportare con propri decreti le occorrenti variazioni di bilancio.