La constatazione della patologia da causa di servizio deve avvenire, a pena di decadenza nel termine perentorio di 5 anni martedì, Lug 1 2008 

(Corte dei Conti, sez. giurisdizionale Campania, Sentenza 13.6.2008 n. 467)

Tanto premesso, il Giudice osserva, altresì, che il provvedimento impugnato costituisce l’esito di un procedimento avviato con domanda amministrativa dell’ottobre 1975, già nel vigore del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1092, ed è stato emesso dall’Amministrazione in data 21 aprile 1977, cioè nella vigenza di detto testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato.

Quindi, nessun accoglimento può trovare la censura, sottoposta dal ricorrente, circa l’illegittima applicazione, nel caso oggetto della controversia, della decadenza comminata dall’articolo 169 del detto decreto legislativo…[continua…]

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La sindrome dissociativa presuppone il requisito di inabilita’ a qualsiasi proficuo lavoro mercoledì, Mar 19 2008 

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(Corte dei conti Lazio, sentenza 4.3.2008 n. 458 – Giovanni Dami)

In tema di riconoscimento della pensione di reversibilita’ Inpdap all’ orfano maggiorenne segnaliamo questa sentenza della Corte dei Conti del Lazio. La corte, chiamata a decidere sul caso di un soggetto affetto da sindrome dissociativa sin dalla giovane eta’gli riconosce (post mortem) lo status di inabile a qualsiasi proficuo lavoro (e la concessione della pensione di reversibilita’) anche se svolgeva lavoretti saltuari…[continua…]

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Non esiste il diritto costituzionalmente garantito ad una buona pensione lunedì, Feb 4 2008 

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(Corte dei conti, sezione I^ giurisd. di appello, Sentenza 22.1.2008 n. 46)

Con l’entrata in vigore della legge 537/1993, per i dipendenti dello stato,  venivano previste decurtazioni dell’assegno pensionistico in percentuale agli anni mancanti al raggiungimento dei 35 anni di servizio. Gli effetti della legge, a fare data del 1.1.1994 comprendevano pure coloro che avevano dato le dimissioni dal servizio dopo il 15.10.1993.

E’ il caso della pensionata dell’IPOST che si è rivolta al giudice della Corte dei Conti in quanto “penalizzata” per aver dato le dimissioni dal servizio a fare data dal 16.12.1993. Dimissioni accettate dall’IPOST in data 20 ottobre 1993 che, a detta della ricorrente le hanno precluso qualsivoglia possibilità di riammissione in servizio o revoca delle dimissioni già presentate. Questo a causa di una presunta inerzia nell’accettazione delle dimissioni.

Con motivazioni dettagliate e prive da vizi interpretativi il collegio giudicante della prima sezione di appello respinge le tesi della ricorrente accogliendo l’appello avanzato dall’IPOST aggiungendo che non esiste un diritto costituzionalmente garantito all’ottenimento di una buona pensione.

Giovanni Dami

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Accredito contribuzione per maternità al di fuori del rapporto di lavoro: orientamento uniforme mercoledì, Ott 17 2007 

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(Corte dei Conti, sez. giurisd. Piemonte, sentenza 2.10.2007 n. 242 ).

In tema di legittimità del riconoscimento all”accredito della contribuzione figurativa per astensione obbligatoria per maternità intervenuta al di fuori del rapporto di lavoro, la Corte dei conti continua a pronunciarsi favorevolmente sulla scorta della sentenza n. 7/QM del 14 luglio 2006 che ha statuito: “sussiste il diritto al riconoscimento, ai fini pensionistici, dei periodi corrispondenti all’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità, verificatasi al di fuori del rapporto di lavoro, ai sensi dell’art. 25, co. 2, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in relazione a quanto disposto dagli artt. 16 e 17 dello stesso testo normativo i quali disciplinano diritti e doveri in occasione della maternità in ambito lavorativo, a domanda e con effetti a decorrere dalla stessa, ancorché la stessa sia avanzata non in costanza di attività lavorativa”.

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Somme percepite illegittimamente sul trattamento provvisorio di pensione lunedì, Ott 15 2007 

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Corte dei Conti, sezioni riunite, sentenza del 7 agosto 2007, n. 7.

Non dovranno essere restituite dopo la determinazione del trattamento definitivo.

Le sezioni della Corte dei Conti si sono riunite per decidere circa la ripetibilità o meno di indebito corrisposto a titolo di trattamento pensionistico provvisorio.
La Corte, infatti, ha dovuto al riguardo analizzare da una parte i problemi dell’indebito previdenziale prodotto a seguito del conguaglio e dall’altra la giusta aspettativa del neo pensionato ad avere il dovuto effettivo e le differenze non pagate per effetto del calcolo provvisorio.
Con la sentenza del 7 agosto 2007, n. 7, le Sezioni Riunite della Corte dei Conti sono dovute ritornare sulla precedente sentenza n. 1/99/QM della stessa Corte, che stabiliva all’art. 206 del D.P.R. n. 1092 del 1973, «non va riconosciuto carattere di principio generale all’irripetibilità delle somme indebitamente corrisposte ivi prevista per le sole ipotesi relative a provvedimenti di modifica o revoca di pensioni definitive», senza che il giudice possa «attribuire rilievo alla buona fede del percettore per somme erroneamente corrisposte su trattamenti provvisori».
Il collegio contabile, infatti, ha preso atto di quanto disposto dalla legge n. 241/90 e successive modificazioni, che impone la definizione del procedimento amministrativo entro precisi limiti inderogabili di tempo (fissati peraltro dalla normativa interna di ciascuna amministrazione), al di là dei quali il ritardo nel provvedere diviene intollerabile.

Fatto e diritto
Negli anni è stata riscontrata una prassi caratterizzata dall’adozione di un decreto definitivo a distanza di lungo tempo dalla data di cessazione dal servizio e dalla liquidazione del trattamento provvisorio.
La sentenza n. 1/99/QM della Corte dei Conti, in conformità all’art. 162, comma 7, del D.P.R. n. 1092/73, nella quale è previsto che, “ qualora l’importo della pensione definitiva diretta o di riversibilità risultante dal decreto di concessione registrato alla Corte dei conti non sia uguale a quello attribuito in via provvisoria, la direzione provinciale del tesoro provvede alle necessarie variazioni, facendo luogo al conguaglio a credito o a debito».
L’art. 206 del D.P.R. n. 1092/73 dispone che è possibile disporre il recupero solo se si verifichi che la revoca o la modifica del decreto definitivo di pensione «siano state disposte in seguito all’accertamento di fatto doloso dell’interessato.

La posizione dell’Inpdap
E per questo l’Inpdap si è sentito autorizzato e legittimato a disporre le trattenute in sede di conguaglio all’atto di liquidazione della pensione definitiva.
In precedenza spesso la Corte dei conti ha dovuto decidere sulla ripetibilità di somme corrisposte a titolo provvisorio per dieci e più anni dal collocamento a riposo.

Le ragioni dei pensionati
I pensionati della P.A. spesso hanno dovuto restituire l’indebito pur nell’ambito del quinto della pensione, per la norma che impone la restituzione degli emolumenti erogati in eccedenza a titolo provvisorio.

La decisione delle Sezioni riunite della Corte dei Conti
Secondo la Corte dei Conti, è intollerabile il ritardo con cui la PA continua a liquidare la pensione definitiva.
Il recupero dell’indebito formatosi su trattamento pensionistico provvisorio, secondo la più recente giurisprudenza, può effettuarsi, in base all’art. 162 del D.P.R. 29 dicembre 1973 n° 1092 e dell’art. 2, secondo comma, della L: 7 agosto 1990 n. 241, entro e non oltre il limite temporale stabilito con il regolamento ministeriale, ma dopo tale termine, il recupero non può più essere effettuato.

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Dipendenti pubblici: responsabilità nell’utilizzo personale di apparecchiature telefoniche di proprietà della P.A. lunedì, Mag 28 2007 

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Corte dei Conti, sentenza 26 aprile 2007, n. 61

Con sentenza del 26 aprile 2007, n. 61, la Corte dei Conti ha confermato il reato di peculato e la perpetrazione di un danno nei confronti della pubblica amministrazione da parte di due dipendenti pubblici impiegati di una  Regione ove prestavano servizio in qualità di centralinisti, che avevano utilizzato l’apparecchio telefonico in dotazione degli uffici per ragioni meramente ed esclusivamente personali, reato che era stato contestato dalla procura regionale della corte dei Conti.
La Corte di Conti centrale aveva confermato il reato dei due centralinisti ed aveva derubricato quello di favoreggiamento al dirigente dell’Ufficio Affari generali organizzativi della Regione stessa.
Tutti e due i centralinisti, ammettendo la propria responsabilità, erano pertanto stati chiamati anche al risarcimento del danno: uno dei due aveva risarcito la P.A., l’altro era stato ammesso al risarcimento in forma dilazionatoria.

Fatto e diritto
La vicenda di danno portata all’esame del Collegio reca indubbiamente i tratti di un malcostume alquanto diffuso nelle Amministrazioni Pubbliche, che si sostanzia nella impropria – ed indebita – utilizzazione di apparecchiature telefoniche ordinariamente strumentali all’esercizio dell’attività amministrativa, ed invece utilizzate per esaudire e soddisfare esigenze di carattere personale che, in quanto non correlate al conseguimento ottimale e “fisiologico” degli obbiettivi dell’Amministrazione, rivelano “ex se” la propria carica di illiceità dannosa…[continua…]

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