Per la morte del nipote sul lavoro danno morale anche agli zii lunedì, Nov 30 2009 

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 19 novembre 2009 n. 24435.

Anche gli zii della persona deceduta per incidente sul lavoro possono ottenere il risarcimento del danno morale se legati alla vittima da un legame affettivo di particolare intensità.

Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 24435/2009 che ha respinto il ricorso di un datore di lavoro condannato a risarcire il danno morale non solo ai genitori e ai fratelli della vittima ma anche ai suoi zii non conviventi.

I giudici di legittimità hanno affermato che il riconoscimento del danno non patrimoniale, da liquidarsi in via equitativa, può avvenire anche in favore dei parenti prossimi della vittima in virtù del legame affettivo e che la mancanza di convivenza del soggetto danneggiato con il congiunto deceduto può rappresentare solo un idoneo elemento indiziario da cui desumere un danno morale più contenuto rispetto a quello riconosciuto a genitori e fratelli…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Annunci

Vanno risarciti anche i figli della vittima che sono autonomi venerdì, Ott 31 2008 

Cass. III sez. civ. sentenza n. 24802/08.

La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di incidente stradale mortale i figli di una vittima possono ottenere il risarcimento del danno patrimoniale anche in caso di maggiore età e di indipendenza economica.

Si configura la risarcibilità del danno patrimoniale rappresentato dalla perdita di provvidenze aggiuntive che il genitore deceduto a seguito dell’incidente avrebbe presumibilmente destinato ai figli, anche se maggiorenni e indipendenti.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Raddoppia il risarcimento delle famiglie delle vittime della strada martedì, Set 30 2008 

Le famiglie delle vittime della strada hanno diritto al risarcimento del danno morale “soggettivo” e parentale.

Sentenza della Corte di Cassazione n. 23725 del 16 settembre 2008.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Giudice di Pace: nei sinistri stradali il risarcimento diretto è una facoltà non un obbligo martedì, Lug 15 2008 

Giudice di Pace di Pozzuoli – Avv. Italo Bruno, Sentenza 14 luglio 2008

Il Giudice di Pace, ricorrendo a quanto recentemente stabilito dalla Corte Costituzionale con ordinanza 205/2008 secondo cui “Le norme di cui agli articoli 149 e 141 del D.L.vo 209/05 (Codice delle assicurazioni private) rafforzano la posizione del danneggiato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della propria compagnia di assicurazione o della compagnia assicuratrice del veicolo su cui era trasportato, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell’autore del fatto dannoso” ha rilevato che il principio ermeneutico da seguire è il rafforzamento della posizione del trasportato, (o del danneggiato in senso lato) che dev’essere considerato soggetto debole.

Pertanto, prosegue il Giudice di Pace, “E’ del tutto evidente, che ogni altra interpretazione della normativa di cui agli articoli 141 e 149 nel senso che tali norme, anziché limitarsi ad aggiungere nuove e semplificate azioni al danneggiato, lo avrebbero privato della generale azione diretta prevista in sede comunitaria come livello di tutela minimale, non pare abbia incontrato il favore della Corte”.

In definitiva “in assenza di espresse modifiche, non appare dubitabile che il danneggiato ha la facoltà di agire in giudizio nei soli confronti del danneggiante (avendolo, però, preventivamente messo in mora) o congiuntamente con la sua compagnia d’assicurazione, ai sensi degli articoli 2043 e 2054 c.c. (assicuratore già messo in mora ex articolo 149 e 145)”…[continua…]

Da Filodiritto   la notizia qui

Danno da cose in custodia: rilevanza del comportamento dello stesso danneggiato martedì, Feb 26 2008 

tuffo.jpg

Sentenza n. 4279 del 19 febbraio 2008 

In relazione ad una domanda di risarcimento danni per infortunio occorso a seguito di un tuffo nelle acque di un lago da un pontile di attracco per imbarcazioni, la S.C. ha ribadito che la responsabilità per il danno derivante da cose in custodia, ex art. 2051 cod.civ., ha natura oggettiva ed è tuttavia esclusa dal caso fortuito, da intendersi comprensivo del fatto dello stesso danneggiato, che in modo imprudente abbia utilizzato impropriamente la cosa, così da costituire la causa esclusiva del danno.

Da Corte di Cassazione   la notizia qui

Vittime della strada, tutela ampia venerdì, Set 7 2007 

vittime-delle-strade.jpg

La Cassazione estende la tutela in favore delle vittime della strada. Quando il sinistro è causato da un auto pirata, non identificata, possono ottenere il risarcimento del danno anche se non hanno fatto la denuncia contro ignoti.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 18532 del 3 settembre 2007.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Stress dal lavoro: il danno da incidente stradale può essere risarcito lunedì, Giu 18 2007 

stress-da-lavoro.jpg

La Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 7 giugno 2007, n. 13309, ha stabilito che il dipendente che abbia avuto un incidente stradale a causa di stress da lavoro può ottenere il risarcimento, previa dimostrazione della relazione tra lo stress e l’attività lavorativa.

Fatto e diritto
Un funzionario bancario era rimasto gravemente ferito in un incidente mentre era in trasferta e aveva chiesto al datore di lavoro un forte risarcimento per i danni subiti nello stesso incidente provocato, a suo dire, dallo «stress da continua trasferta».
Il giudice del lavoro ed il Tribunale avevano rigettato l’appello principale del lavoratore e quello incidentale del datore di lavoro, diretto ad ottenere la restituzione della retribuzione pagata durante la malattia conseguente all’infortunio.

Le osservazioni e le motivazioni dell’azienda
Per il datore di lavoro l’attività del dipendente constava della normale attività lavorativa svolta da tutti i lavoratori incaricati della promozione di affari per conto del datore di lavoro stesso.
Il datore di lavoro, inoltre, aveva sottolineato che l’incidente stradale era avvenuto quando non erano ancora trascorsi quattro giorni dall’inizio della missione e che tale missione era iniziata a distanza di 36 giorni dalla precedente. Ne consegue, secondo il datore di lavoro, che il lavoratore avesse usufruito di un periodo di tempo fra le due missioni sicuramente congruo per reintegrare le energie psico fisiche usurate dalla precedente missione.
Il mancato accoglimento della richiesta di essere destinato a diversa località, inoltre, non poteva costituire particolare aggravio, dato che solo nel primo giorno di missione era stato necessario un percorso più lungo di 300 chilometri, ma ciò risaliva a circa quattro giorni prima del sinistro.
Per il datore di lavoro le modalità dell’incidente stradale rilevavano che lo stesso si era verificato perché il dipendente, nonostante il fondo stradale umido, aveva imboccato una curva ad elevata velocità ed invaso l’opposta corsia, finendo contro un pesante automezzo che procedeva regolarmente nella direzione opposta. E il comportamento del guidatore non sarebbe stato imputabile a condizioni di stanchezza o di abbassamento della soglia di attenzione, ma ad un comportamento imprudente cosciente e volontario.

La decisione della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha riconosciuto il nesso di causalità tra la condotta tenuta dalla banca e l’evento dannoso da cui il ricorrente è rimasto leso.
La Corte, infatti, ha rilevato che la responsabilità dell’imprenditore è causata dalla dimensione inadeguata dell’organico, che costituiva una condizione lavorativa stressante, dalla quale poteva derivare una specifica responsabilità datoriale.
Infatti, sostiene la Cassazione, che il ricorrente era stato in missione per ben 407 giorni, percorrendo alla guida della propria auto 80.409 chilometri, oltre alla sua normale attività lavorativa.
In tale decisone la Corte di Cassazione aveva però escluso che tra le cause avessero potuto concorrere anche lo stato personale di stress, unito all’ansia e alla preoccupazione per le condizioni di salute dei familiari, nonchè lo stato di stress acuito ed aggravato dal profondo insoddisfacimento per una progressione di carriera ingiustamente negata…[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro    la notizia qui

Auto nel parcheggio? Il gestore è responsabile del furto venerdì, Mag 4 2007 

parcheggio.jpg

Finalmente un chiarimento in merito all’annosa questione della responsabilità del gestore del parcheggio nel caso di furto o danneggiamento del veicolo.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 5837/2007, ha chiarito che deve intendersi come clausola vessatoria, che, pertanto, necessita di approvazione specifica per iscritto, quella che esclude la responsabilità del gestore del parcheggio per il caso di furto o danneggiamento del veicolo lasciato in deposito.

In particolare, la Corte ha chiarito che l’offerta relativa al servizio di parcheggio, cui consegue l’accettazione per mezzo dell’immissione del veicolo nell’area, ingenera nell’utente l’affidamento che in essa sia compresa la custodia. Considerata l’immediatezza con cui si conclude il contratto (offerta – immissione del veicolo) è da ritenersi che le clausole relative all’esclusione di responsabilità non vengano a conoscenza dell’utente.