Il lavoratore demansionato merita il risarcimento morale venerdì, Mar 5 2010 

Cass. Sez. Unite sentenza n. 4063/2010.

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato che i danni da demansionamento vanno risarciti infatti nella sentenza si legge:”l’esistenza del demansionamento e’ stata accertata dai giudici di merito in base ad una ricostruzione puntuale dei compiti affidati al dipendente dopo la sua assegnazione alla sede della direzione provinciale sino alla cessazione del rapporto per pensionamento”.

Sarebbe oltretutto emersa la “sostanziale privazione di mansioni” ai danni del lavoratore che, per “caratteristiche, durata, gravità e frustrazione professionale”, e’ stata esattamente identificata “negli aspetti di vissuta e credibile mortificazione derivanti dalla situazione lavorativa in cui si trovò ad operare”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

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Per la morte del nipote sul lavoro danno morale anche agli zii lunedì, Nov 30 2009 

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 19 novembre 2009 n. 24435.

Anche gli zii della persona deceduta per incidente sul lavoro possono ottenere il risarcimento del danno morale se legati alla vittima da un legame affettivo di particolare intensità.

Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 24435/2009 che ha respinto il ricorso di un datore di lavoro condannato a risarcire il danno morale non solo ai genitori e ai fratelli della vittima ma anche ai suoi zii non conviventi.

I giudici di legittimità hanno affermato che il riconoscimento del danno non patrimoniale, da liquidarsi in via equitativa, può avvenire anche in favore dei parenti prossimi della vittima in virtù del legame affettivo e che la mancanza di convivenza del soggetto danneggiato con il congiunto deceduto può rappresentare solo un idoneo elemento indiziario da cui desumere un danno morale più contenuto rispetto a quello riconosciuto a genitori e fratelli…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

In caso di incidente stradale la riduzione della capacità lavorativa non scatta sempre martedì, Lug 7 2009 

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Cass. III sez. civ. sentenza n. 9553/09

La Cassazione ha di recente stabilito che per la vittima dell’incidente stradale che ha subito una lesione invalidante non scatta automaticamente il danno da riduzione della capacità lavorativa.

Nel caso di specie non spetta il risarcimento da riduzione della capacità lavorativa al terzo trasportato per il quale il consulente tecnico d’ufficio aveva accertato un’invalidità permanente causata dall’incidente in quanto il danno “micropermanente” riguardava il mignolo della mano destra e non risultava decisiva rispetto all’attività lavorativa svolta dal danneggiato.

Da Saranno Avvocati  la  notizia qui

Si al risarcimento per il patema d’animo subito per esposizione ad ambiente inquinato giovedì, Mag 21 2009 

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Cass. III sez. civ. sentenza n. 11059/09.

La Corte di Cassazione ha affermato che è giusto riconoscere il “danno non patrimoniale” per il “patema d’animo indotto in ognuno dalla preoccupazione per il proprio stato di salute”.

Infatti, “è del tutto conforme a diritto dove afferma che il danno non patrimoniale consistente nel patema d’animo e nella sofferenza interna buon può essere provato per presunzioni e che la prova per inferenza induttiva non postula che il fatto ignoto da dimostrare sia l’unico riflesso possibile di un fatto noto, essendo sufficiente la rilevante probabilita’ del determinarsi dell’uno in dipendenza del verificarsi dell’altro secondo criteri di regolarità causale”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Amianto: sanatoria per i benefici ottenuti sulle pensioni liquidate prima del 12.4.2009 mercoledì, Mag 6 2009 

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Inps, Circolare 5.5.2009 n. 68.

L’articolo 7 ter, comma 14 della citata legge prevede: “Restano validi ed efficaci i trattamenti pensionistici erogati antecedentemente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto a seguito degli accertamenti compiuti dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, ai fini del conseguimento dei benefici di cui all’articolo 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992, n. 257 e successive modificazioni, sulla base dei curricula presentati dal datore di lavoro e della documentazione integrativa, salvo il caso di dolo dell’interessato che sia accertato in via giudiziale con sentenza definitiva.

All’onere derivante dal presente comma, valutato in 700.000 euro per ciascuno degli anni 2009, 2010e 2011, in 600.000 euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014, in 500.000 euro per l’anno 2015, in 400.000 euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017 e in 200.000 euro annui a decorrere dall’anno 2018, si provvede a valere sul Fondo per l’occupazione di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, con pari riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 6, comma 4, della legge 8 marzo 2000, n. 53.”

Da La Previdenza    la notizia qui

Sentenza Cassazione n.7875/09 – Fumo passivo venerdì, Apr 3 2009 

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Cassazione – Troppi fumatori al bar: titolare condannato a risarcire i vicini giovedì, Apr 2 2009 

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La Cassazione ha confermato 10.000 euro di risarcimento in favore di una famiglia fiorentina che abitava sopra un bar frequentato da persone che fumavano molte sigarette fuori dal locale impedendo alla famiglia di aprire le finestre di casa e di vivere liberamente nel loro appartamento.

In sostanza la Suprema Corte – respingendo il ricorso del ‘Il Piccolo Caffe” – ha convalidato il diritto, per la famiglia in questione composta da padre, madre e una figlia, ad ottenere il risarcimento per “danni esistenziali determinati da immissioni moleste di fumo di sigarette”.

In particolare i giudici della Cassazione (con la sentenza 7875) hanno reso definitiva la decisione emessa il 10 luglio 2007 dalla Corte d’Appello di Firenze con la quale il risarcimento era stato decretato a causa delle “conseguenze delle immissioni del fumo delle sigarette sul modo di vivere la casa della famiglia danneggiata”.

Da Irpinia nel Mondo   la notizia qui

Vedi anche: Sentenza Cassazione n.7875/09 – Fumo passivo

Troppi rimproveri sono mobbing – Reintegrata un’impiegata licenziata mercoledì, Mar 25 2009 

Una sentenza della Cassazione dà ragione a una lavoratrice di milano.

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Alla dipendente è stato anche riconosciuto un danno “biologico” pari a 9.500 euro.

ROMA – Anche ai rimproveri ci deve essere un limite. Almeno a quelli sul lavoro. Infatti, se si eccede sempre contro lo lo stesso dipendente, sul posto di lavoro, costituiscono mobbing e come tale devono essere risarciti. Parola di Cassazione che ha confermato il risarcimento per danno biologico pari a 9.500 euro, a una impiegata milanese che per nove mesi, dal gennaio al settembre 1999, era stata sottoposta dal datore di lavoro a «ripetuti rimproveri orali» davanti ai colleghi di lavoro, fino ad essere pure licenziata.

LA VITTIMA REINTEGRATA SUL POSTO DI LAVORO – Secondo la Sezione Lavoro della Suprema Corte, che ha respinto il ricorso della società Ivm. srl, legittimamente la Corte d’Appello di Milano, ha ordinato la reintegrazione nel posto di lavoro di Anna D., oltre al riconoscimento dei danni da mobbing sulla base «dei rimproveri orali da parte dei superiori che venivano effettuati adottando toni pesanti e in modo tale che potessero essere uditi dagli altri colleghi di lavoro»…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

Alla casalinga va riconosciuto anche il danno patrimoniale martedì, Mar 24 2009 

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Cass., III sez. CIVILE, sen. n. 6658 del 19 marzo 2009.

Il danno patito da una casalinga a seguito di un infortunio rientra, a pieno titolo, nell’ambito di un danno alla capacità lavorativa specifica.

La casalinga, infatti, “pur non percependo un reddito monetizzato, svolge un’attività suscettibile di valutazione economica, che non si esaurisce nell’espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estende al coordinamento della vita familiare, per cui costituisce danno patrimoniale (come tale autonomamente risarcibile rispetto al danno biologico) quello che la predetta subisce in conseguenza della riduzione della propria capacità lavorativa.”.

Così la Cassazione accoglie il ricorso, presentato da una casalinga, avverso la decisione della Corte d’appello che aveva disattendendo le domande di risarcimento del danno patrimoniale da incapacità lavorativa specifica, riconoscendo il solo danno biologico e morale.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Il giudice di pace può disporre anche del risarcimento del danno non patrimoniale giovedì, Mar 12 2009 

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Cass. III sez. civ. Sentenza n. 4493/09.

La Corte di Cassazione ha affermato che:“quanto alla risarcibilità del danno morale, va ribadito che nel giudizio di equità del giudice di pace, venendo in rilievo l’equità cd. formativa o sostitutiva della norma di diritto sostanziale, non opera la limitazione del risarcimento del danno non patrimoniale ai soli casi determinati dalla legge, fissata dall’art. 2059 che sia pure nell’interpretazione costituzionalmente corretta di tale disposizione”.

Da Saranno Avvocati    la notizia qui

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