Il mobbing è una condotta persecutoria lesiva della salute e della personalità del dipendente giovedì, Giu 20 2013 

download

Cassazione dell’11 giugno 2013

Per mobbing si intende comunemente una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità…continua a leggere

Da Legge e Giustizia

 

Demansionamento e Risarcimento del Danno giovedì, Mag 20 2010 

La Corte di Cassazione con Sentenza n. 8893 del 14 Aprile 2010 ha stabilito che in caso di accertato demansionamento professionale del lavoratore, il giudice di merito può desumere l’esistenza del relativo danno, determinandone anche l’entità, con processo logico-giuridico attinente alle prove presentate, anche presuntive, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità dell’esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all’esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto.

Inoltre, la Corte ha specificato che costituisce credito di lavoro non solo quello retributivo, ma ogni credito che sia in diretta relazione causale con il rapporto di lavoro e, quindi, anche il credito per il risarcimento dei danni cagionati al lavoratore dall’inadempimento della società datrice di lavoro.

Infine, la Corte ha precisato che la nozione di giustificatezza del licenziamento si distingue da quella di giustificato motivo e consiste nell’assenza di arbitrarietà o, per controverso, nella ragionevolezza del provvedimento che lo dispone, da correlare alla presenza di valide ragioni di cessazione del rapporto.

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

Non può essere licenziato chi lascia il lavoro perché addetto a mansioni inferiori mercoledì, Gen 7 2009 

283311sdcCass. sez. lavoro sentenza n. 29832/08

La Cassazione ha stabilito che è illegittimo il licenziamento del lavoratore che avendo subito un demansionamento abbia deciso di non andare più al lavoro.

Infatti il demansionamento è vietato dall’art. 2103 del codice civile, poichè il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto “o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte”.

Da Saranno Avvocati  la notizia qui

Mobbing: difficile nel pubblico impiego mercoledì, Apr 30 2008 

Non può dirsi demansionato o mobbizzato il capo-reparto  di un ufficio pubblico che viene sostiuito da un neo-assunto perchè l’ente ha cambiato l’organico e creato un nuovo posto sopra di lui. Ciò purchè abbia mantenuto incarichi congrui al suo inquadramento, anche se di fatto non è più il vertice del settore.

Sezioni unite civili, Corte di Cassazione sentenza n. 8740 del 4 aprile 2008.

Da Cassazione.net   la notizia qui

 

La mancata assegnazione delle mansioni superiori spettano a un lavoratore vincitore di un concorso comporta danno da dequalificazione mercoledì, Apr 16 2008 

LA MANCATA ASSEGNAZIONE DELLE MANSIONI SUPERIORI SPETTANTI A UN LAVORATORE VINCITORE DI UN CONCORSO COMPORTA DANNO DA DEQUALIFICAZIONE – Da risarcire in misura determinata equitativamente (Cassazione Sezione Lavoro n. 8439 del 1 aprile 2008, Pres. e Rel. Sciarelli).

Giuseppe D., dipendente dell’Azienda Municipale Trasporti di Catania con qualifica di impiegato di terza categoria ha partecipato, con successo, a un concorso interno per la promozione a impiegato di terzo livello, programmatore addetto al Centro elaborazione dati. L’amministrazione gli ha riconosciuto la qualifica superiore ma ha continuato a impiegarlo come impiegato di quarto livello, negandogli le mansioni superiori di programmatore. Egli ha chiesto al Tribunale di Catania di ordinare all’azienda  di assegnargli le mansioni di programmatore e di condannarla al risarcimento del danno da dequalificazione.

Il Tribunale ha accolto integralmente le domande, in quanto ha ritenuto che la mancata adibizione alle mansioni abbia causato una dequalificazione ed ha determinato il riconoscimento rapportandolo al 25% della retribuzione per i primi 12 mesi di inadempimento e al 40% per il periodo successivo, in considerazione dell’aggravamento progressivo della dequalificazione professionale per il protrarsi dell’inadempimento dell’azienda…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Il danno da dequalificazione può presumersi in base alla natura, all’entità e alla durata del demansionamento mercoledì, Apr 9 2008 

IL DANNO DA DEQUALIFICAZIONE PUO’ PRESUMERSI IN BASE ALLA NATURA, ALL’ENTITA’ E ALLA DURATA DEL DEMANSIONAMENTO – Secondo i principi affermati dalle Sezioni Unite (Cassazione Sezione Lavoro n. 7871 del 26 marzo 2008, Pres. De Luca, Rel. Maiorano).

Angelo V. dipendente della Denso Thermal Systems s.p.a. con mansioni di manutentore elettrico è stato destinato, per oltre un anno, a mansioni di collaudatore.

Egli si è rivolto al Tribunale di Torino sostenendo di aver subito una dequalificazione e di avere pertanto diritto al risarcimento del danno, in quanto le mansioni di collaudatore, collocate dal contratto collettivo nazionale nel 3° livello, erano notevolmente inferiori a quelle di manutentore, collocate nel 5° livello e richiedenti autonomia e discrezionalità esecutiva.

L’azienda si è difesa affermando, tra l’altro, di aver dovuto modificare le mansioni del dipendente in quanto il suo posto era stato soppresso e rilevando la mancanza della prova del danno…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Legittimità del rifiuto del lavoratore di prestare mansioni inferiori lunedì, Mar 17 2008 

slbw0243.jpg

(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 3304 del 12 febbraio 2008 – Bellini Gesuele).

Il lavoratore può legittimamente rifiutarsi di svolgere mansioni non rientranti nella propria qualifica di appartenenza, ma in quella inferiore? La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza 12 febbraio 2008, n. 3304, ha risposto positivamente al suddetto quesito.

La questione ha riguardato un lavoratore, impiegato direttivo, a cui sarebbe stato affidato un incarico “non rispondente alla sua pregressa professionalità” che lo stesso si è rifiutato di svolgere, conducendo alla conseguenza di un licenziamento disciplinare nei suoi confronti.

L’interessato propose ricorso al giudice del lavoro per vedersi riconoscere l’accertamento del suo diritto all’inquadramento nella categoria dei dirigenti ovvero nella superiore qualifica di fatto posseduta, la reintegra nelle mansioni svolte prima dell’intervenuto demansionamento e la declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare, che gli era stato intimato a distanza di oltre 10 anni. La domanda dell’interessato fu respinta in primo grado e accolta in appello e, avverso quest’ultima decisione, il datore di lavoro propose ricorso per cassazione.

La Corte, nel richiamare un proprio recente orientamento (Cass. 26 giugno 1999 n. 6663; Cass. 1° marzo 2001 n. 2948; Cass. 7 novembre 2005 n. 21479; Cass. 8 giugno 2006 n. 13365; Cass. 27 aprile 2007 n. 10086), ha affermato che il rifiuto da parte del lavoratore subordinato di svolgere mansioni non spettanti è legittimo, in base al principio di autotutela nel contratto a prestazioni corrispettive enunciato dall’art. 1460 c.c., nella condizione in cui il rifiuto sia proporzionato all’illegittimo comportamento del datore di lavoro e conforme a buona fede…[continua…]

Da La Previdenza     la notizia qui

Il lavoratore può rifiutare il trasferimento se è accompagnato da un demansionamento mercoledì, Feb 27 2008 

trasferimento-demansionamento.jpg

IL LAVORATORE PUO’ RIFIUTARE IL TRASFERIMENTO SE E’ ACCOMPAGNATO DA UN DEMANSIONAMENTO – In base all’art. 1460 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 4060 del 19 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile).

Guido A. dipendente della S.p.A. Imat Felco, azienda commerciale, ha svolto sino al luglio 2003 le mansioni di responsabile della filiale di Cantù con qualifica di secondo livello. Gli è stato poi comunicato il trasferimento a Como con assegnazione delle mansioni di commesso. Egli ha rifiutato di eseguire il trasferimento, sostenendo che esso avrebbe comportato un grave demansionamento, anche perché le mansioni di commesso erano proprie della qualifica di IV e V livello.

Nel settembre del 2003 l’azienda lo ha licenziato con motivazione riferita al mancato adempimento alla disposizione di trasferimento. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Como, sostenendo che l’azienda, trasferendolo a Como come commesso, si era resa inadempiente all’obbligo, derivante dall’art. 2103 cod. civ., di non modificare in peggio le sue mansioni e che pertanto il suo rifiuto di dar corso al provvedimento aziendale doveva ritenersi giustificato in base all’art. 1460 cod. civ..

Questa norma stabilisce che nei contratti con prestazione corrispettive ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere alla sua obbligazione, se l’altro non adempie…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Onere della prova nel danno da demansionamento mercoledì, Feb 20 2008 

onere-della-rpova9.jpg

Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, Sentenza 29 gennaio 2008, n. 1974: Danno da demansionamento. 

Dall’inadempimento del datore di lavoro, che non può prescindere da una specifica allegazione nel ricorso introduttivo, non deriva automaticamente l’esistenza del danno, essendo necessario che si produca una lesione aggiuntiva ed autonoma rispetto alla perdita della retribuzione, con riflessi sulle aspettative di progressione professionale, sulle abitudini di vita del lavoratore e sulle relazioni da lui intrattenute.

Tali profili di danno peraltro possono essere dimostrati con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, ivi compresa la prova per presunzioni, la quale, con prudente apprezzamento del giudice dei precisi elementi dedotti, consente di risalire al fatto ignoto, con ricorso ex art. 115 C.P.C. a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove”…[continua…]

Da Filodiritto  la notizia qui

Il nesso causale fra il demansionamento e la sindrome depressiva di tipo reattivo deve essere provato, anche in termini di probabilità mercoledì, Feb 13 2008 

22222.jpg

Il nesso causale fra il demansionamento e la sindrome depressiva di tipo reattivo deve essere provato, anche in termini di probabilità – Ai fini del risarcimento del danno.

Il lavoratore che richiede il risarcimento del danno alla salute sostenendo che il demansionamento subito gli abbia prodotto una sindrome depressiva di tipo reattivo deve produrre documentazione medica idonea a ricostruire un nesso di causalità tra la patologia riscontrata e la situazione determinatasi nell’ambito del rapporto di lavoro.

Nel caso di patologie, come la sindrome depressiva, riconducibile a diversi fattori, la dimostrazione di tale nesso causale può essere data anche in termini di probabilità, sulla base della particolarità della fattispecie, purché si tratti di una “probabilità qualificata” da verificarsi attraverso ulteriori elementi, specie in relazione alla mancanza di prova della preesistenza, concomitanza o sopravvenienza di altri fattori determinanti.

Un giudizio espresso in termini di mera ipotesi non è sufficiente (Cassazione Sezione Lavoro n. 2729 del 5 febbraio 2008, Pres. Mercurio, Rel. Miani Canevari).

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Pagina successiva »