Il mobbing è una condotta persecutoria lesiva della salute e della personalità del dipendente giovedì, Giu 20 2013 

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Cassazione dell’11 giugno 2013

Per mobbing si intende comunemente una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell’ambiente di lavoro, che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l’emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità…continua a leggere

Da Legge e Giustizia

 

Mobbing: difficile nel pubblico impiego mercoledì, Apr 30 2008 

Non può dirsi demansionato o mobbizzato il capo-reparto  di un ufficio pubblico che viene sostiuito da un neo-assunto perchè l’ente ha cambiato l’organico e creato un nuovo posto sopra di lui. Ciò purchè abbia mantenuto incarichi congrui al suo inquadramento, anche se di fatto non è più il vertice del settore.

Sezioni unite civili, Corte di Cassazione sentenza n. 8740 del 4 aprile 2008.

Da Cassazione.net   la notizia qui

 

La mancata assegnazione delle mansioni superiori spettano a un lavoratore vincitore di un concorso comporta danno da dequalificazione mercoledì, Apr 16 2008 

LA MANCATA ASSEGNAZIONE DELLE MANSIONI SUPERIORI SPETTANTI A UN LAVORATORE VINCITORE DI UN CONCORSO COMPORTA DANNO DA DEQUALIFICAZIONE – Da risarcire in misura determinata equitativamente (Cassazione Sezione Lavoro n. 8439 del 1 aprile 2008, Pres. e Rel. Sciarelli).

Giuseppe D., dipendente dell’Azienda Municipale Trasporti di Catania con qualifica di impiegato di terza categoria ha partecipato, con successo, a un concorso interno per la promozione a impiegato di terzo livello, programmatore addetto al Centro elaborazione dati. L’amministrazione gli ha riconosciuto la qualifica superiore ma ha continuato a impiegarlo come impiegato di quarto livello, negandogli le mansioni superiori di programmatore. Egli ha chiesto al Tribunale di Catania di ordinare all’azienda  di assegnargli le mansioni di programmatore e di condannarla al risarcimento del danno da dequalificazione.

Il Tribunale ha accolto integralmente le domande, in quanto ha ritenuto che la mancata adibizione alle mansioni abbia causato una dequalificazione ed ha determinato il riconoscimento rapportandolo al 25% della retribuzione per i primi 12 mesi di inadempimento e al 40% per il periodo successivo, in considerazione dell’aggravamento progressivo della dequalificazione professionale per il protrarsi dell’inadempimento dell’azienda…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Il danno da dequalificazione può presumersi in base alla natura, all’entità e alla durata del demansionamento mercoledì, Apr 9 2008 

IL DANNO DA DEQUALIFICAZIONE PUO’ PRESUMERSI IN BASE ALLA NATURA, ALL’ENTITA’ E ALLA DURATA DEL DEMANSIONAMENTO – Secondo i principi affermati dalle Sezioni Unite (Cassazione Sezione Lavoro n. 7871 del 26 marzo 2008, Pres. De Luca, Rel. Maiorano).

Angelo V. dipendente della Denso Thermal Systems s.p.a. con mansioni di manutentore elettrico è stato destinato, per oltre un anno, a mansioni di collaudatore.

Egli si è rivolto al Tribunale di Torino sostenendo di aver subito una dequalificazione e di avere pertanto diritto al risarcimento del danno, in quanto le mansioni di collaudatore, collocate dal contratto collettivo nazionale nel 3° livello, erano notevolmente inferiori a quelle di manutentore, collocate nel 5° livello e richiedenti autonomia e discrezionalità esecutiva.

L’azienda si è difesa affermando, tra l’altro, di aver dovuto modificare le mansioni del dipendente in quanto il suo posto era stato soppresso e rilevando la mancanza della prova del danno…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Vietnam, la marcia degli operai – “Noi, sfruttati dalla Nike” mercoledì, Apr 2 2008 

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In 20mila sfilano contro la multinazionale: stipendio inferiore a un paio di scarpe. La replica dell’azienda Usa: “È un salario superiore alla media del Paese”.

È il più grande sciopero nella storia del Vietnam riunificato sotto le bandiere del comunismo. E colpisce una marca-simbolo della globalizzazione: 20.000 operai e soprattutto giovani operaie hanno paralizzato uno dei più grossi stabilimenti della Nike. È un nuovo duro colpo per l’immagine della Nike, che è già stata il bersaglio di campagne delle associazioni umanitarie e dei consumatori americani per gli scandali del lavoro minorile e per lo sfruttamento sistematico della manodopera nei paesi più poveri.

I lavoratori della fabbrica di Ching Luh, nella provincia meridionale di Long An, da ieri sono scesi in lotta per ottenere aumenti salariali. La loro paga attuale non raggiunge i 40 euro mensili: meno del prezzo medio di un solo paio di scarpe sportive in un ipermercato occidentale. E anche se questo è un salario “superiore alla media degli operai vietnamiti”, come si è affrettata a precisare la multinazionale, le buste paga hanno visto il loro potere d’acquisto taglieggiato da un’inflazione galoppante, soprattutto per il genere alimentare più essenziale, il riso…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Il lavoratore può rifiutare il trasferimento se è accompagnato da un demansionamento mercoledì, Feb 27 2008 

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IL LAVORATORE PUO’ RIFIUTARE IL TRASFERIMENTO SE E’ ACCOMPAGNATO DA UN DEMANSIONAMENTO – In base all’art. 1460 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 4060 del 19 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile).

Guido A. dipendente della S.p.A. Imat Felco, azienda commerciale, ha svolto sino al luglio 2003 le mansioni di responsabile della filiale di Cantù con qualifica di secondo livello. Gli è stato poi comunicato il trasferimento a Como con assegnazione delle mansioni di commesso. Egli ha rifiutato di eseguire il trasferimento, sostenendo che esso avrebbe comportato un grave demansionamento, anche perché le mansioni di commesso erano proprie della qualifica di IV e V livello.

Nel settembre del 2003 l’azienda lo ha licenziato con motivazione riferita al mancato adempimento alla disposizione di trasferimento. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Como, sostenendo che l’azienda, trasferendolo a Como come commesso, si era resa inadempiente all’obbligo, derivante dall’art. 2103 cod. civ., di non modificare in peggio le sue mansioni e che pertanto il suo rifiuto di dar corso al provvedimento aziendale doveva ritenersi giustificato in base all’art. 1460 cod. civ..

Questa norma stabilisce che nei contratti con prestazione corrispettive ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere alla sua obbligazione, se l’altro non adempie…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Onere della prova nel danno da demansionamento mercoledì, Feb 20 2008 

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Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, Sentenza 29 gennaio 2008, n. 1974: Danno da demansionamento. 

Dall’inadempimento del datore di lavoro, che non può prescindere da una specifica allegazione nel ricorso introduttivo, non deriva automaticamente l’esistenza del danno, essendo necessario che si produca una lesione aggiuntiva ed autonoma rispetto alla perdita della retribuzione, con riflessi sulle aspettative di progressione professionale, sulle abitudini di vita del lavoratore e sulle relazioni da lui intrattenute.

Tali profili di danno peraltro possono essere dimostrati con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, ivi compresa la prova per presunzioni, la quale, con prudente apprezzamento del giudice dei precisi elementi dedotti, consente di risalire al fatto ignoto, con ricorso ex art. 115 C.P.C. a quelle nozioni generali derivanti dall’esperienza, delle quali ci si serve nel ragionamento presuntivo e nella valutazione delle prove”…[continua…]

Da Filodiritto  la notizia qui

Il nesso causale fra il demansionamento e la sindrome depressiva di tipo reattivo deve essere provato, anche in termini di probabilità mercoledì, Feb 13 2008 

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Il nesso causale fra il demansionamento e la sindrome depressiva di tipo reattivo deve essere provato, anche in termini di probabilità – Ai fini del risarcimento del danno.

Il lavoratore che richiede il risarcimento del danno alla salute sostenendo che il demansionamento subito gli abbia prodotto una sindrome depressiva di tipo reattivo deve produrre documentazione medica idonea a ricostruire un nesso di causalità tra la patologia riscontrata e la situazione determinatasi nell’ambito del rapporto di lavoro.

Nel caso di patologie, come la sindrome depressiva, riconducibile a diversi fattori, la dimostrazione di tale nesso causale può essere data anche in termini di probabilità, sulla base della particolarità della fattispecie, purché si tratti di una “probabilità qualificata” da verificarsi attraverso ulteriori elementi, specie in relazione alla mancanza di prova della preesistenza, concomitanza o sopravvenienza di altri fattori determinanti.

Un giudizio espresso in termini di mera ipotesi non è sufficiente (Cassazione Sezione Lavoro n. 2729 del 5 febbraio 2008, Pres. Mercurio, Rel. Miani Canevari).

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

In caso di riduzione del personale il passaggio di un lavoratore dalla categoria impiegatizia a quella operaia è legittimo venerdì, Dic 14 2007 

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IN CASO DI RIDUZIONE DEL PERSONALE IL PASSAGGIO DI UN LAVORATORE DALLA CATEGORIA IMPIEGATIZIA A QUELLA OPERAIA E’ LEGITTIMO – Se attuato per evitare il licenziamento (Cassazione Sezione Lavoro n. 25313 del 5 dicembre 2007, Pres. Sciarelli, Rel. De Matteis).

Nel corso di una procedura per riduzione di personale la s.p.a. I.C.I. ha concordato con le organizzazioni sindacali il passaggio di tre dipendenti dalla categoria impiegatizia a quella di operai in base all’art. 4, comma 11, della legge 23 luglio 1991 n. 223: “gli accordi sindacali stipulati nel corso della procedura di cui al presente articolo, che prevedono il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire, anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile, la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte”.

Uno dei tre dipendenti dequalificati, Giovanni E. addetto alla sede di Lecce ha rifiutato di svolgere le nuove mansioni di operaio ed ha offerto, presentandosi in azienda, di continuare a lavorare come impiegato. L’azienda lo ha licenziato. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Lecce sostenendo che egli non si era reso inadempiente, perché aveva offerto di continuare a lavorare con le mansioni per le quali era stato assunto e comunque aveva agito in buona fede. Il Tribunale ha annullato il licenziamento, ordinando la reintegrazione del lavoratore. Questa decisione è stata integralmente riformata dalla Corte d’Appello di Lecce la quale ha ritenuto che l’azienda si sia comportata legittimamente destinando il lavoratore alle mansioni di operaio in base all’accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali al fine di evitare il suo licenziamento e che il lavoratore si sia reso responsabile di grave insubordinazione. Giovanni E. ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Lecce per vizi di motivazione e violazione di legge….[continua…]

Da Legge e Giustizia  la notizia qui

Dequalificazione professionale del dirigente: il risarcimento senza la prova del danno subito martedì, Nov 20 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 23150 del 7 novembre 2007.

Deve essere preliminarmente fornita nel corso introduttivo.

Con la sentenza del 7 novembre 2007, n. 23150, la sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che, affinché il dirigente possa far valere davanti al giudice il proprio diritto al risarcimento del danno per aver subito un demansionamento, deve fornire tutte le prove già nel ricorso introduttivo.

Fatto e diritto – Un dirigente si era rivolto al Tribunale contro il demansionamento subito e contro il provvedimento di esclusione dal passivo della liquidazione coatta amministrativa della società con la quale aveva instaurato il rapporto di lavoro.
La società si era opposta alle pretese relative al risarcimento del danno e al pagamento dell’indennità supplementare, che il giudice aveva rigettato.
Il dirigente si era rivolto, allora, alla Corte di Appello, ma anche questa aveva rigettato tali pretese poiché nel ricorso il dirigente non era stato in grado di fornire prove che dimostrassero il demansionamento e poiché la normativa relativa alla rivendicazione della indennità supplementare era entrata in vigore in epoca successiva alla risoluzione del rapporto di lavoro.

La decisione della Corte di Cassazione  – Per la Cassazione, il demansionamento, la dequalificazione ed il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale che ne deriva non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo.
Infatti, per la Cassazione, mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all’esistenza di una lesione dell’integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale (ovvero ogni pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno) deve essere dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all’interno ed all’esterno del luogo di lavoro dell’operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti l’avvenuta lesione dell’interesse relazionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto).
In altre parole, la Corte di Cassazione ha accolto quanto disposto dalla Corte di Appello e respinto il ricorso del dirigente, stabilendo che non gli spettava il risarcimento per la dequalificazione subita nell’ultimo periodo del rapporto di lavoro, in quanto mancavano le prove che lo stesso lo avrebbe subito.

Da NewsFood   la notizia qui

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