Il dirigente mal valutato va risarcito venerdì, Ott 3 2008 

Esiste il danno da erronea valutazione delle prestazioni – Tribunale di Roma 8338/2008

Il processo ha coinvolto un dirigente che ha lamentato, tra l’altro, di avere subito una erronea valutazione delle prestazioni di lavoro che l’aveva privato della possibilità di godere degli incentivi economici previsti in azienda per i lavoratori meritevoli oltreché di ambire ad avanzamenti di carriera.

Il Tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance per i possibili, mancati, guadagni a titolo di premi e incentivi ed ha, inoltre, riconosciuto il diritto al risarcimento del danno alla professionalità per il totale esautoramento dalle mansioni operato dall’azienda da una certa fase del rapporto di lavoro e per la durata di ventisette mesi.

Il Tribunale ha, infine, accertato che il licenziamento che l’azienda aveva motivato sulla base di una riorganizzazione interna era, in realtà, per definizione privo di giustificazione avendo colpito un dipendente costretto da tempo alla integrale inattività.

La sentenza che segue è suscettibile di impugnazione in conformità ai principi del vigente sistema processuale…[continua…]

Da Azienda Lex  la notizia qui

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Dequalificazione professionale del dirigente: il risarcimento senza la prova del danno subito martedì, Nov 20 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza n. 23150 del 7 novembre 2007.

Deve essere preliminarmente fornita nel corso introduttivo.

Con la sentenza del 7 novembre 2007, n. 23150, la sezione lavoro della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che, affinché il dirigente possa far valere davanti al giudice il proprio diritto al risarcimento del danno per aver subito un demansionamento, deve fornire tutte le prove già nel ricorso introduttivo.

Fatto e diritto – Un dirigente si era rivolto al Tribunale contro il demansionamento subito e contro il provvedimento di esclusione dal passivo della liquidazione coatta amministrativa della società con la quale aveva instaurato il rapporto di lavoro.
La società si era opposta alle pretese relative al risarcimento del danno e al pagamento dell’indennità supplementare, che il giudice aveva rigettato.
Il dirigente si era rivolto, allora, alla Corte di Appello, ma anche questa aveva rigettato tali pretese poiché nel ricorso il dirigente non era stato in grado di fornire prove che dimostrassero il demansionamento e poiché la normativa relativa alla rivendicazione della indennità supplementare era entrata in vigore in epoca successiva alla risoluzione del rapporto di lavoro.

La decisione della Corte di Cassazione  – Per la Cassazione, il demansionamento, la dequalificazione ed il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale che ne deriva non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo.
Infatti, per la Cassazione, mentre il risarcimento del danno biologico è subordinato all’esistenza di una lesione dell’integrità psico-fisica medicalmente accertabile, il danno esistenziale (ovvero ogni pregiudizio di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno) deve essere dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall’ordinamento, assumendo peraltro precipuo rilievo la prova per presunzioni, per cui dalla complessiva valutazione di precisi elementi dedotti (caratteristiche, durata, gravità, conoscibilità all’interno ed all’esterno del luogo di lavoro dell’operata dequalificazione, frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative di progressione professionale, eventuali reazioni poste in essere nei confronti del datore comprovanti l’avvenuta lesione dell’interesse relazionale, effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita del soggetto).
In altre parole, la Corte di Cassazione ha accolto quanto disposto dalla Corte di Appello e respinto il ricorso del dirigente, stabilendo che non gli spettava il risarcimento per la dequalificazione subita nell’ultimo periodo del rapporto di lavoro, in quanto mancavano le prove che lo stesso lo avrebbe subito.

Da NewsFood   la notizia qui

Il bonus corrisposto annualmente al dirigente in base ai suoi meriti va calcolato nell’indennità sostitutiva del preavviso mercoledì, Nov 7 2007 

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Non si tratta di erogazione discrezionale (Cassazione Sezione Lavoro n. 22504 del 26 ottobre 2007, Pres. Mattone, Rel. Maiorano).

Renzo T., dirigente della s.p.a. Gruppo Pam, è stato licenziato con motivazione riferita alla “radicale riorganizzazione della Direzione Acquisti Food”. Egli ha chiesto al Tribunale di Venezia di condannare l’azienda al pagamento dell’indennità supplementare prevista dal contratto collettivo per il licenziamento ingiustificato. Inoltre egli ha fatto presente di avere percepito, nell’ultimo decennio, un “bonus” annuale correlato al raggiungimento di obiettivi fissati dall’azienda ed ha chiesto l’inclusione del relativo importo nell’indennità supplementare e in quella di preavviso. Il Tribunale, dopo aver sentito alcuni testimoni, ha accolto la domanda determinando l’indennità supplementare in 23 mensilità e includendo nel calcolo di tale indennità e di quella sostitutiva del preavviso il bonus annuale, in misura pari alla media dell’ultimo triennio.

Questa decisione è stata in parte riformata dalla Corte d’Appello di Venezia, che ha escluso la computabilità del “bonus” nell’indennità supplementare e di preavviso. Per  quanto concerne il licenziamento la Corte ha confermato la decisione del Tribunale secondo cui dalla prova era emersa la minima portata delle modifiche organizzative attuate dall’azienda e pertanto la mancanza di giustificazione per il licenziamento. Il dirigente ha proposto ricorso per cassazione censurando la sentenza della Corte di Venezia nella parte relativa alle modalità di calcolo delle indennità. L’azienda ha proposto ricorso incidentale sostenendo che la Corte di Venezia era incorsa in vizi di motivazione nell’affermare la mancanza di giustificazioni per il licenziamento.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 22504 del 26 ottobre 2007, Pres. Mattone, Rel. Maiorano) ha rigettato il ricorso della Pam in quanto ha ritenuto che la Corte di Venezia abbia correttamente motivato la mancanza di giustificazione del licenziamento in base alla prova testimoniale, dalla quale era risultata la modesta portata delle misure organizzative attuate dall’azienda. La Corte ha invece accolto il ricorso del dirigente, in quanto ha ritenuto che la Corte di Venezia sia incorsa in errore escludendo la computabilità del bonus, in quanto corrisposto in base al raggiungimento di obiettivi fissati annualmente dall’azienda e in misura variabile…[continua…]

Da Legge e Giustizia  la notizia qui

Gli amministratori di società sono lavoratori parasubordinati lunedì, Ott 8 2007 

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Gli amministratori di società sono lavoratori parasubordinati – Ai quali si applicano gli articoli 409 e 429 cod. proc. civ. in materia di interessi e rivalutazione monetaria.

Il giudice che accoglie la domanda, proposta dall’amministratore di una società, del compenso relativo alla carica svolta, deve condannare l’azienda anche al pagamento degli interessi legali e della rivalutazione monetaria con effetto dalla data di maturazione del credito. Gli amministratori di società rientrano infatti tra i lavoratori parasubordinati ai quali si applicano gli articoli 409 e 429 cod. proc. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 19697 del 24 settembre 2007, Pres. Mattone, Rel. Celentano).

Da Legge e Giustizia     la notizia qui

Indennità sostitutiva di preavviso per licenziamento di lavoratore subordinato venerdì, Giu 15 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 15 maggio 2007, n. 11094.

E’ soggetta agli incrementi salariali stabiliti dal CCNL.

La Suprema Corte di Cassazione, sezione lavoro, con la sentenza 15 maggio 2007, n. 11094, ha accolto il ricorso di un ingegnere licenziato dalla Spa i cui aveva il ruolo di dirigente.
Il ricorrente, infatti, riteneva che l’indennità supplementare prevista dal contratto collettivo dirigenti industriali dovesse essere liquidata tenendo conto degli aumenti retributivi stabiliti dal CCNL stipulato in data successiva al licenziamento, ma avente efficacia retroattiva anteriore.
La Corte d’Appello di Napoli aveva rigettato l’appello principale della società e quello incidentale del lavoratore, adducendo che le disposizioni transitorie dell’art. 3 del suddetto CCNL stabiliscono che “gli aumenti retributivi trovano applicazione nei confronti dei dirigenti in servizio alla data del 23 maggio 2000”, mentre il rapporto di lavoro del ricorrente si era concluso nel febbraio del 2000.
L’ingegnere, invece, aveva proposto ricordo in Cassazione, affermando che la decorrenza contrattuale degli aumenti retributivi ricadeva nel periodo di preavviso che avrebbe dovuto lavorare.
La Cassazione, dunque,  ha ricordato che entrambe le parti del rapporto di lavoro possono recedere dal contratto a tempo indeterminato dando il preavviso nel tempo fissato dal CCNL e che il diritto a lavorare in tale periodo può venir meno in seguito alla corresponsione dell’indennità sostitutiva di preavviso, che equivale al pagamento della retribuzione che sarebbe spettata per detto periodo.
Ciò, secondo la Cassazione, comporta l’obbligo di salvaguardare tutti i diritti retributivi che sarebbero maturati nel periodo di preavviso, anche ai fini dell’indennità supplementare e afferma “Il contenuto dell’obbligazione prevista per la parte recedente dall’art. 2218 codice civile di pagare, in mancanza di preavviso lavorato, un’indennità equivalente all’importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso, attribuisce rilevanza agli aumenti retributivi intervenuti nel corso del preavviso, sia dell’indennità supplementare per i dirigenti”.

Da Consulenza Del Lavoro    la notizia qui

Le critiche professionali possono essere diffamazione martedì, Giu 12 2007 

Rischia una condanna per diffamazione il dirigente che usa delle espressioni offensive della professionalità e della reputazione nei confronti di un sottoposto, scrivendo direttamente ai vertici aziendali senza usare “gli strumenti formali di contestazione”.

È quanto ha stabilito la sesta sezione penale della Corte di cassazione con la sentenza 22702 dell’11 giugno 2007.

Da Cassazione.net

Licenziamento disciplinare: garanzie anche per i dirigenti d’azienda giovedì, Apr 5 2007 

manager.jpg Anche ai top manager devono essere applicate le garanzie procedimentali in caso di licenziamento disciplinare.  Deve essere contestata loro, la violazione e quindi garantito il diritto di difesa. In caso di licenziamento senza garanzia, le conseguenze, per il datore di lavoro, sono quelle fissate dal contratto collettivo.

A questa conclusione sono pervenute le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione che, con la sentenza n. 7880 del 30 marzo 2007, hanno accolto il ricorso di un dirigente dell’acquedotto pugliese.