Licenziamento per giustificato motivo oggettivo venerdì, Giu 14 2013 

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Con sentenza n. 299/13 il Tribunale di Milano, Giudice Dott.ssa Eleonora Porcelli, ha stabilito che “il ricorso è fondato e merita accoglimento. Il ricorrente è stato licenziato per giustificato motivo oggettivo, consistente nella pretesa perdita dell’appalto presso il quale il lavoratore era addetto. E’ noto che l’onere della prova relativa alla sussistenza del giustificato motivo addotto a fondamento del licenziamento, nonchè relativa all’impossibilità di ricollocare utilmente il lavoratore in azienda incombe sul datore di lavoro. Nel caso di specie il ricorrente ha contestato l’impossibilità di essere ricollocato presso uno degli altri appalti della società convenuta.

La convenuta, non costituitasi nel presente giudizio nonostante la rituale instaurazione del contraddittorio, non ha assolto all’onere probatorio che le incombeva, con la conseguenza che il licenziamento intimato al ricorrente deve essere dichiarato illegittimo”.

Studio Legale Associato Mei & Calcaterra

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Più tutele nei call center venerdì, Giu 14 2013 

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Nei call center outbound, dove sono gli operatori a effettuare le chiamate a potenziali clienti, il contratto di collaborazione a progetto, in base alla riforma del 2012, ha come presupposto il «corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento».

In attesa della contrattazione collettiva, il ministero del Lavoro con la circolare 14/2013 chiarisce che il compenso non potrà essere inferiore, a parità di tempo della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi applicati a figure analoghe, per competenza ed esperienza, al collaboratore a progetto…

Da Il Sole 24 Ore

“Liberare la Domenica” diventa progetto di legge venerdì, Giu 14 2013 

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Liberare la Domenica, ovvero essere liberi di passare del tempo con le proprie famiglie e passare una giornata di tranquillità, come accadeva una volta.

Appoggiato dalla Comunione episcopale italiana(Cei), in tutta Italia è partita l’iniziativa popolare, con tanto di raccolta firme, che ha l’obiettivo di contrastare gli eccessi delle liberalizzazioniche, a detta di molti commercianti, penalizzerebbero i piccoli negozi a favore dei centri commerciali e della Grande Distribuzione.

Il 14 maggio infatti una delegazione di Confesercenti ha depositato presso la Camera dei Deputati la proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare la normativa sulle liberalizzazioni e riportare nell’ambito delle competenze delle Regioni le decisioni sulle aperture degli esercizi commerciali.

Fino ad ora sono state raccolte più di 50 mila firme, il minimo per promuovere una legge. Secondo i promotori di questa iniziativa: “con il fatto di tenere sempre aperto non sono aumentati i consumi, ne’ il Pil, ne’ tantomeno l’occupazione e senza una nuova legge nei prossimi 5 anni, più 80 mila negozi saranno costretti a chiudere”.

“Perché a trarne vantaggio da questa situazione, è solo la Grande Distribuzione”.

Da Wallstreetitalia.com

Licenziamento: non vale il giustificato motivo per la mancata assunzione di altri dipendenti dello stesso ramo martedì, Lug 19 2011 

Cassazione civile sez. lav. 24 maggio 2011 n. 11356.

Con sentenza del 20 – 27/9/07 la Corte d’Appello di Milano accolse l’appello principale proposto il 23/12/05 dalla società P. s.p.a avverso la sentenza n. 249/05 del Tribunale di Como, che aveva annullato i licenziamenti intimati da quest’ultima in data 26/7/04 ai dipendenti B.M.C. E da U.M., mentre rigettò l’appello incidentale dei lavoratori diretto alla verifica del rispetto dell’obbligo datoriale di repechage, e di conseguenza riformò la sentenza impugnata, rigettando le domande di reintegra dei lavoratori.

La Corte milanese addivenne a tale decisione ritenendo che era stata provata la legittimità dei licenziamenti dovuti al motivo oggettivo della soppressione del posto di lavoro dei suddetti dipendenti con redistribuzione delle loro mansioni ad altri lavoratori; inoltre, la Corte rilevò che la B., impiegata presso l’ufficio servizi, aveva solo allegato, senza provarlo, di aver dato la sua disponibilità a svolgere mansioni di linea, mentre per lo U., impiegato di sesto livello, era emerso che nel ramo tecnico, dal medesimo indicato come reparto di suo gradimento per un impiego alternativo, nessuno era stato assunto dalla società….

Da La Previdenza   la notizia qui

Congedo obbligatorio: due settimane ai padri giovedì, Ott 21 2010 

L’Europarlamento: neomamme a casa per cinque mesi. Costi, scettiche Germania, Francia e Gran Bretagna.

STRASBURGOL’Europarlamento apre per l’Italia la possibilità di non discriminare più gli uomini nella concessione dei congedi parentali. Nell’aula di Strasburgo è stata approvata una proposta legislativa, orientata principalmente a migliorare le condizioni delle lavoratrici incinte, che introduce anche «almeno due settimane» di assenza dal lavoro a paga completa per il padre naturale del neonato anche se l’unione non è formalizzata dal matrimonio. «Già 19 Paesi Ue prevedono varie forme di congedo parentale per il genitore maschio e l’Italia non è tra questi», ha dichiarato al Corriere la relatrice del rapporto, la socialista portoghese Edite Estrela, che si è detta orgogliosa di aver aperto la strada alla cancellazione di questa «discriminazione contro gli uomini».

L’intervento principale dell’Europarlamento, che ha aumentato le settimane minime di congedo di maternità per le madri da 14 a 20, non avrà invece impatto in Italia, dove è già un diritto acquisito. Viene però aumentato al 100% della retribuzione il contributo attualmente limitato all’80% (la copertura totale è stata finora ottenuta solo attraverso gli integrativi aziendali). «Non è accettabile che le famiglie vengano penalizzate per il fatto cha abbiano dei bambini – ha continuato la Estrela -. I figli sono una ricchezza per l’Europa, che ha un problema di diminuzione del tasso di natalità».

Gli eurodeputati, pur introducendo delle flessibilità per i Paesi dove esiste un regime di congedo parentale, hanno migliorato il testo rispetto alla proposta della Commissione europea (concedeva solo 18 settimane e solo sei al 100% della retribuzione)…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

Il licenziamento del dirigente è sempre legittimo se non arbitrario o pretestuoso venerdì, Set 24 2010 

Basta poco a incrinare il rapporto preferenziale, cioè quell’investimento di fiducia che il datore ha fatto nei confronti del dirigente rispetto alle mansioni affidate e agli obiettivi da raggiungere.

Basta poco, quindi, a far scattare il licenziamento. È sufficiente, infatti, la cosiddetta «giustificatezza» contrattuale del recesso: ossia quel criterio di valutazione più ampio della giusta causa o del giustificato motivo che la legge pone come condizione di un licenziamento legittimo. In pratica, si tratta di un principio che esclude ovviamente il licenziamento arbitrario o pretestuoso ma afferma la sufficienza di un motivo ragionevole.
Così la Cassazione con la sentenza 18998/10 ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di un dirigente, dopo che era stata correttamente accertata sia la natura dirigenziale delle sue mansioni che il requisito della “giustificatezza” del recesso, cioè la non arbitrarietà.

Sul punto, infatti, la sezione lavoro ha richiamato un importante precedente di legittimità (la sentenza 15496/08) secondo cui «la nozione di giustificatezza del licenziamento del dirigente, per la particolare configurazione del rapporto di lavoro dirigenziale, non si identifica con quella di giusta causa o giustificato motivo ex articolo 1 della legge 604/66, potendo rilevare qualsiasi motivo, purché apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di fiducia con il datore».

In pratica, si tratta di ragioni che non richiedono l’analitica verifica di specifiche condizioni ma una globale valutazione che esclude l’arbitrarietà e la pretestuosità del licenziamento.

Da La Stampa    la notizia qui

Infortunio in itinere e uso del mezzo proprio giovedì, Set 9 2010 

La Corte di Cassazione con Sentenza n. 17752 del 29 Luglio 2010 ha stabilito che, ai fini del riconoscimento dell’infortunio in itinere, è necessario che l’uso del mezzo proprio sia strettamente necessario, cioè senza un’alternativa reale di mezzi pubblici.

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

Demansionamento e Risarcimento del Danno giovedì, Mag 20 2010 

La Corte di Cassazione con Sentenza n. 8893 del 14 Aprile 2010 ha stabilito che in caso di accertato demansionamento professionale del lavoratore, il giudice di merito può desumere l’esistenza del relativo danno, determinandone anche l’entità, con processo logico-giuridico attinente alle prove presentate, anche presuntive, in base agli elementi di fatto relativi alla qualità e quantità dell’esperienza lavorativa pregressa, al tipo di professionalità colpita, alla durata del demansionamento, all’esito finale della dequalificazione e alle altre circostanze del caso concreto.

Inoltre, la Corte ha specificato che costituisce credito di lavoro non solo quello retributivo, ma ogni credito che sia in diretta relazione causale con il rapporto di lavoro e, quindi, anche il credito per il risarcimento dei danni cagionati al lavoratore dall’inadempimento della società datrice di lavoro.

Infine, la Corte ha precisato che la nozione di giustificatezza del licenziamento si distingue da quella di giustificato motivo e consiste nell’assenza di arbitrarietà o, per controverso, nella ragionevolezza del provvedimento che lo dispone, da correlare alla presenza di valide ragioni di cessazione del rapporto.

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

Verbali di Ispezione lunedì, Apr 26 2010 

La Corte di Cassazione con Sentenza n. 8335 del 8 Aprile 2010 ha stabilito che il verbale redatto dall’ispettore del lavoro o dal funzionario dell’Istituto Previdenziale, econtenente i fatti che sono avvenuti in sua presenza, fanno prova fino a querela di falso.

Mentre, le circostanze apprese in conseguenza di acquisizione di documenti saranno valutate dal giudice che può considerarle prove sufficienti dei fatti riportati nel verbale nel caso in cui sia convinto dell’effettiva sussistenza degli addebiti mossi dall’ispettore.

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

Non si può licenziare il lavoratore che per scioperare non fa lavorare i colleghi giovedì, Apr 8 2010 

Cass. Sez. lavoro sentenza n. 7518/20210

La Cassazione ha spiegato che non va licenziato il lavoratore in sciopero che impedisce ai colleghi non scioperanti di andare al lavoro.

Infatti anche se tale comportamento compromette l’altrui diritto all’espletamento della prestazione lavorativa, non lede il rapporto fiduciario che lega il lavoratore all’azienda e la sanzione del licenziamento risulta eccessiva.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

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