Il marito geloso taglia i capelli alla moglie: non è cortesia, ma violenza privata martedì, Giu 18 2013 

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La condotta del marito non era, come sostenuto dalla difesa, un aiuto alla moglie che cercava di tagliarsi i capelli da sé, ma l’imposizione di un comportamento in violazione della libertà morale della donna. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 10413/13.

Il caso
Un uomo è condannato in entrambi i gradi di merito per violenza privata aggravata (art. 610 c.p.), in quanto, per gelosia, ha imposto alla moglie, brandendo le forbici, di subire il taglio dei capelli. L’imputato fa ricorso, sostenendo che in realtà i fatti da lui compiuti integrerebbero i reati di ingiuria e minacce; queste ultime, inoltre, non sarebbero state finalizzate al taglio dei capelli, ma ad ottenere chiarimenti su un presunto tradimento della moglie: la donna, infatti, voleva tagliarsi i capelli da sé e il marito l’avrebbe semplicemente aiutata. Per la Cassazione il ricorso non è fondato: i giudici di merito hanno correttamente ricostruito la vicenda, concludendo che effettivamente l’imputato ha minacciato la moglie con le forbici per poi imporle il taglio dei capelli…continua a leggere

Da La Stampa

Diritto del padre lavoratore dipendente ad usufruire dei risposi giornalieri qualora la madre non possa accudire la prole lunedì, Ott 19 2009 

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Inps, Circolare 15.10.2009 n. 112.

L’art. 40, lett. C, del d.lgs. 151/2001 (T.U. maternità/paternità) prevede che il padre lavoratore dipendente possa fruire dei riposi giornalieri “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.

In attuazione della citata disposizione, l’Inps, in varie circolari, aveva ritenuto che per madre “lavoratrice non dipendente” dovesse intendersi la madre “lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell’Istituto o di altro ente previdenziale” e non anche la madre casalinga, con conseguente esclusione, in tale ultima ipotesi, del diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri salvi, ovviamente, i casi di morte o grave infermità della madre (vedi circolari n. 109/2000, 8/2003 e 95 bis 2006).

Con sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha dedotto, in via estensiva, che la ratio della norma in esame, “volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio”, induca a ritenere ammissibile la fruizione dei riposi giornalieri da parte del padre anche nel caso in cui la madre casalinga, considerata alla stregua della “lavoratrice non dipendente”, possa essere tuttavia “impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato”…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Maternità, l’indennità spetta anche a chi perde il posto mercoledì, Ott 14 2009 

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Cassazione civile, sentenza n. 21121 del 2 ottobre 2009.
Le lavoratrici gestanti le quali si trovino, all’inizio del periodo di congedo per maternità, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione ovvero disoccupate, sono ammesse al godimento dell’indennità giornaliera di maternità, purché tra l’inizio della sospensione, assenza o disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni.

Qualora il congedo per maternità abbia inizio trascorsi sessanta giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si trovi, all’inizio del periodo di congedo, disoccupata e in godimento dell’indennità di disoccupazione, ha diritto all’indennità giornaliera di maternità anziché all’indennità ordinaria di disoccupazione.

Lo stesso beneficio è previsto in favore della lavoratrice che non è in godimento dell’indennità di disoccupazione perché non assicurata contro tale evento, purché all’inizio del congedo per maternità non siano decorsi più di 180 giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e purché nell’ultimo biennio risultino versati 26 contributi settimanali per l’assicurazione di maternità…[continua…]
Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Capo aggressivo,impiegata risarcita giovedì, Giu 11 2009 

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Cassazione: “Causato profondo stress”

Un dirigente di un ufficio giudiziario ligure è stato condannato dalla Cassazione a risarcire una sua dipendente. L’uomo aveva provocato, con il suo comportamento aggressivo e prevaricatore, stati ansiosi e depressivi. Ad avviso dei giudici non c’è dubbio che si tratti di mobbing. Il dirigente è colpevole di non aver frenato le sue intemperanze che ogni “uomo medio, dotato di comuni poteri percettivi e valutativi” deve fare.

I giudici, per prescrizione, hanno però cancellato la condanna a 20 giorni di reclusione per lesioni colpose. Il dirigente, a cui è stato contestato di aver offeso l’onore e il decoro dell’impiegata, era solito offenderla con frasi tipo “lei è una falsa, non finisce qui, gliela farò pagare, è una irresponsabile”.

Durante il processo i colleghi di lavoro avevano testimoniato che il dirigente aveva un “atteggiamento quotidiano violento, aggressivo, alimentato da intemperanze, gesti di violenza e prevaricazione”…[continua…]

Da Tgcom.it   la notizia qui

La Consigliera di parità potrà costituirsi parte civile martedì, Apr 28 2009 

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La Cassazione riconosce un ruolo più incisivo a chi può difendere le donne sul lavoro.

Anche la Consigliera di parità potrà costituirsi parte civile nei processi per molestie e discriminazioni nei confronti delle lavoratrici. Lo ha stabilito la Cassazione.

La figura con il compito di difendere le donne lavoratrici, sempre sottovalutata e misconosciuta, è stata delineata dal Codice delle Pari opportunità (decreto legislativo 198 del 2006): è la prima volta, e costituirà certamente un precedente, che la suprema corte riconosce il diritto di questo pubblico ufficiale a costituirsi in giudizio e ottenere un indennizzo come se si trattasse di una persona direttamente danneggiata.

I giudici hanno sentenziato che il nuovo contesto normativo “riconosce alla Consigliera di Parità un rafforzamento di strumenti per realizzare la pari dignità dei lavoratori negli ambienti di lavoro ed impedire che si crei un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo”…[continua…]

Da Azienda Lex   la notizia qui

Lontano dalla ex lo stalker già andato via di casa lunedì, Apr 20 2009 

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È legittima la misura dell’allontanamento definitivo dalla residenza della famiglia nei confronti di chi, pur avendo abbandonato formalmente la casa, continua a sottoporre a “stalking” l’ex.

Lo ha deciso la Cassazione che, con la sentenza n. 16658 del 17 aprile 2009, ha confermato la misura restrittiva nei confronti di un uomo, citando espressamente per la prima volta il fenomeno stalking, solo di recente recepito in una legge.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Pari opportunità risarcite per le discriminazioni contro le donne venerdì, Apr 17 2009 

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Duro affondo della Cassazione contro le discriminazioni e le molestie subite dalle donne sul posto di lavoro.

Possono costituirsi in giudizio come parte danneggiata e chiedere il risarcimento (iure proprio), insieme alla dipendente, gli organi delle pari opportunità e il sindacato di appartenenza. Ma non solo. Il molestatore risponde del reato di maltrattamenti…[continua…]

Da Cassazione.net   la notizia qui

Chi non fa realizzare il partner rischia l’addebito della separazione mercoledì, Apr 15 2009 

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Impedire alla moglie di realizzarsi professionalmente può essere causa di addebito della separazione.

Allo stesso tempo il coniuge insoddisfatto non può allontanarsi da casa, lasciando solo una lettera in cui dice di voler iniziare una nuova vita: rischia una condanna per abbandono del tetto coniugale.

Sono questi i principi affermati dalla Corte di cassazione con due sentenze, la n. 8124 depositata dalla prima sezione civile il 3 aprile scorso e la 14981 depositata dalla sesta sezione penale pochi giorni più tardi.

Due decisioni che chiariscono quali sono i confini dell’insoddisfazione che giustifica la separazione e poi l’abbandono della casa, per intraprendere una nuova vita.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Alla casalinga va riconosciuto anche il danno patrimoniale martedì, Mar 24 2009 

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Cass., III sez. CIVILE, sen. n. 6658 del 19 marzo 2009.

Il danno patito da una casalinga a seguito di un infortunio rientra, a pieno titolo, nell’ambito di un danno alla capacità lavorativa specifica.

La casalinga, infatti, “pur non percependo un reddito monetizzato, svolge un’attività suscettibile di valutazione economica, che non si esaurisce nell’espletamento delle sole faccende domestiche, ma si estende al coordinamento della vita familiare, per cui costituisce danno patrimoniale (come tale autonomamente risarcibile rispetto al danno biologico) quello che la predetta subisce in conseguenza della riduzione della propria capacità lavorativa.”.

Così la Cassazione accoglie il ricorso, presentato da una casalinga, avverso la decisione della Corte d’appello che aveva disattendendo le domande di risarcimento del danno patrimoniale da incapacità lavorativa specifica, riconoscendo il solo danno biologico e morale.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Aborti, aumentano le richieste – I medici: colpa della crisi giovedì, Mar 19 2009 

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Il dato riguarda le italiane. Tra le immigrate si diffonde il «fai-da-te».

Alla «Mangiagalli» di Milano si allungano le liste d’attesa. Un anno e mezzo fa era baby-boom.

MILANO — In aumento le richieste di abortire per difficoltà economiche. L’allarme arriva dalla clinica Mangiagalli di Milano che, con le sue 1.700 interruzioni di gravidanza all’anno, è il primo ospedale della Lombardia per numero di aborti. Il problema è stato evidenziato ieri dal direttore sanitario Basilio Tiso: «Mai come adesso la mancanza di soldi sta condizionando la decisione di tenere un bambino, anche e soprattutto tra le italiane — dice —. È uno degli effetti della crisi finanziaria». Inversione di rotta.

Un anno e mezzo fa proprio l’ospedale di via Commenda 12 era stato al centro di un baby boom sorprendente che aveva fatto parlare del ritorno della voglia di fare figli a Milano. Dati confermati. Ma adesso, nella metropoli dai 13 mila posti di lavoro a rischio solo tra gennaio e febbraio, con le donne sempre più in difficoltà a conciliare lavoro e famiglia (le dimissioni post parto sono in crescita del 4%), tira un’altra aria.

LISTE D’ATTESA – Il primo segnale tangibile è l’allungamento delle liste d’attesa per chi vuole interrompere la gravidanza. Dai sette giorni tradizionali, previsti dalla legge 194 sull’aborto, oggi in Mangiagalli si arriva anche a dieci/ dodici. «C’è un’ondata allarmante di richieste che facciamo fatica a soddisfare — dice Augusto Colombo, il ginecologo responsabile della 194 —. La prima ipotesi che ci viene in mente per giustificarla è la recessione…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

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