Cassazione, il genitore irregolare va espulso anche se in Italia ha figli che vanno a scuola venerdì, Mar 12 2010 

La Corte smentisce una propria precedente sentenza che bocciava l’espulsione di un padre perché avrebbe provocato per i bambini traumi affettivi e un calo nel rendimento scolastico.

“L’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori”.

ROMA – Marcia indietro della Cassazione in tema di immigrazione: gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma “affettivo” e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Infatti, secondo il nuovo orientamento della Suprema Corte che smentisce una precedente, recente sentenza, l’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.

La Cassazione – con la sentenza n. 5856 della I sezione civile – ha respinto così il ricorso di un immigrato irregolare albanese, con moglie in possesso di permesso di soggiorno, in attesa della cittadinanza italiana, e due figli minori. L’immigrato, residente a Busto Arsizio (VA), aveva chiesto l’autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto al “sano sviluppo psicofisico” dei suoi bambini, che sarebbe stato alterato dall’allontanamento del loro padre…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

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Diritto del padre lavoratore dipendente ad usufruire dei risposi giornalieri qualora la madre non possa accudire la prole lunedì, Ott 19 2009 

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Inps, Circolare 15.10.2009 n. 112.

L’art. 40, lett. C, del d.lgs. 151/2001 (T.U. maternità/paternità) prevede che il padre lavoratore dipendente possa fruire dei riposi giornalieri “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.

In attuazione della citata disposizione, l’Inps, in varie circolari, aveva ritenuto che per madre “lavoratrice non dipendente” dovesse intendersi la madre “lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell’Istituto o di altro ente previdenziale” e non anche la madre casalinga, con conseguente esclusione, in tale ultima ipotesi, del diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri salvi, ovviamente, i casi di morte o grave infermità della madre (vedi circolari n. 109/2000, 8/2003 e 95 bis 2006).

Con sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha dedotto, in via estensiva, che la ratio della norma in esame, “volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio”, induca a ritenere ammissibile la fruizione dei riposi giornalieri da parte del padre anche nel caso in cui la madre casalinga, considerata alla stregua della “lavoratrice non dipendente”, possa essere tuttavia “impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato”…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Congedi parentali anche al figlio convivente. Via libera dalla Consulta venerdì, Feb 6 2009 

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Corte Costituzionale, Sentenza 30.1.2009 n. 19.

In punto di non manifesta infondatezza, il Tribunale rimettente osserva che questa Corte, con le sentenze n. 233 del 2005 e n. 158 del 2007, ha esteso il beneficio in esame; con la prima pronuncia, ai fratelli o alle sorelle conviventi nell’ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio in situazione di disabilità grave perché totalmente inabili; con la seconda pronuncia, al coniuge convivente del disabile.

In particolare, ad avviso del giudice a quo, rileverebbe nel caso di specie l’affermazione di questa Corte secondo la quale la «ratio legis della disposizione normativa in esame consiste nel favorire l’assistenza al soggetto con handicap grave mediante la previsione del diritto ad un congedo straordinario − rimunerato in misura corrispondente all’ultima retribuzione e coperto da contribuzione figurativa − che, all’evidente fine di assicurare continuità nelle cure e nell’assistenza ed evitare vuoti pregiudizievoli alla salute psicofisica del soggetto diversamente abile, è riconosciuto non solo in capo alla lavoratrice madre o in alternativa al lavoratore padre ma anche, dopo la loro scomparsa , a favore di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi» (sentenza n. 233 del 2005)…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Cassazione Lavoro: licenziamento per abuso del congedo parentale lunedì, Giu 23 2008 

(Corte di Cassazione – Sezione Lavoro, Sentenza 16 giugno 2008, n. 16207: Licenziamento per abuso congedo parentale – Legittimità).

“L’articolo 32 comma 1, lettera b) del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n.151, nel prevedere – in attuazione della legge delega 8 marzo 2000 n.53 – che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi otto anni di vita del figlio, percependo dall’ente previdenziale un’indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il padre lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell’ente tenuto all’erogazione dell’indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia; pertanto, ove si accerti che il periodo di concedo viene utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa si configura un abuso per sviamento della funzione propria del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, non assumendo rilievo che lo svolgimento di tale attività (nella specie, presso una pizzeria di proprietà della moglie) contribuisca ad una migliore organizzazione della famiglia”.

Da Filodiritto   la notizia qui

Diritto familiare convivente con una persona disabile a scegliere la sede lavorativa più vicina lunedì, Mag 5 2008 

(Corte di Cassazione, Sentenza 27 marzo 2008, n.7945)

Il diritto del genitore o del familiare convivente con una persona disabile di scegliere la sede lavorativa più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza consenso non è un diritto assoluto ed incondizionato, in quanto non può essere esercitato ove finisca per comprimere in maniera irragionevole le esigenze economiche, produttive ed organizzative del datore di lavoro.

Con questa decisione la Cassazione afferma la necessità di un bilanciamento tra l’interesse del familiare all’assistenza continua alla persona portatrice di handicap ed altri interessi di rilevanza costituzionale sicchè il riconoscimento del diritto del lavoratore familiare può, a seconda delle situazioni fattuali a fronte delle quali si intenda farlo valere, cedere a rilevanti esigenze economiche, organizzative e produttive dell’impresa.

Tale necessario bilanciamento d’interessi era stato già affermato dalla decisione della Cassazione n.12692 del 29 settembre del 2002 dove, in un passo della motivazione, si sottolineava che la stessa lettera dell’art.33 della legge 104/92 stabilisce che la scelta prioritaria della sede di lavoro non è assoluta ma solo “ove possibile”.

Da Filodiritto    la notizia qui

Le nozze non salvano i clandestini dall’espulsione mercoledì, Apr 9 2008 

(Cassazione n. 6605/2008)

Solo in casi di discriminazione si può disobbedire all’ordine di allontanamento del Questore.

Le nozze non salvano l’immigrato clandestino dall’espulsione intimata dal questore in quanto il matrimonio non rientra tra i motivi di discriminazione razziale che giustificano l’inosservanza dell’ordine di esplusione. Lo ha stabilito la Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione annullando l’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Bergamo nei confronti di un immigrato clandestino che, dopo essere stato raggiunto da un ordine di allontanamento del Questore di Rimini, si era sposato.

Il Tribunale, nonostante l’immigrato non avesse ottemperato all’ordine di allontanamento, lo aveva assolto sulla base del fatto che, quasi a distanza di sei mesi, si era effettivamente sposato…[continua…]

Da Cittadinolex   la notizia qui

Nelle more del rinnovo del permesso di soggiorno : datori salvi o sanzionabili? lunedì, Set 3 2007 

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Rischia la sanzione penale il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze un lavoratore extracomunitario con un permesso di soggiorno scaduto per il quale sia stato richiesto il rinnovo entro i 60 giorni successivi alla sua scadenza. Infatti, recentemente la DPL di Brescia ha reso noto il suo orientamento in base al quale il datore di lavoro in questo caso può essere sanzionato.

Inoltre, l’impiego di un extracomunitario, che si venga a trovare nella situazione predetta, potrebbe essere costituire illecito in una provincia ma non in un’altra provincia, magari attigua, a seconda dei vari orientamenti delle DPL competenti per territorio.

Presupposto della situazione attuale sono le istruzioni fornite dal Ministero del Lavoro con lettera circolare 5 dicembre 2006 prot. n. 25/I/0006919 : gli ispettori sono stati invitati ad uniformarsi alla direttiva del Ministero dell’Interno (5/08/2006 prot. 11050/M) e a non procedere alla comunicazione di notizia di reato all’Autorità Giudiziaria, tranne nel caso in cui la stessa Autorità non sia di avviso contrario. Al riguardo il Ministero, con la medesima lettera circolare, ha invitato i Direttori delle DPL a contattare gli uffici della Repubblica territorialmente competenti al fine di “rappresentare ai medesimi l’orientamento assunto in ottemperanza alla Direttiva del Ministero dell’Interno” e di acquisire il loro parere.

Alle locali Procure della Repubblica spetta dunque il compito di stabilire se l’impiego di uno straniero durante la fase di rinnovo del permesso di soggiorno sia lecito oppure illecito e, quindi, passibile di sanzione. Per questo motivo è opportuno rivolgersi presso la Direzione provinciale del Lavoro nel cui ambito territoriale si svolge la propria attività per conoscere l’orientamento adottato in merito…[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro    la notizia qui

Diritto dei fratelli di persona con handicap ai permessi in caso di inabilità dei genitori lunedì, Mag 21 2007 

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Con sentenza n. 233/2005, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 42, c. V, del decreto legislativo n. 151/2001, nella parte in cui non prevede il diritto di uno dei fratelli o sorelle conviventi con soggetto portatore di handicap grave a fruire dei congedi, nell’ipotesi in cui entrambi i genitori siano nell’impossibilità di provvedere all’assistenza del figlio handicappato perché totalmente inabili.