Vendita annullabile senza informazione sul diritto di recesso lunedì, Mar 8 2010 

La direttiva 85/577/CEE non vieta che un giudice nazionale dichiari nullo il contratto porta a porta.

Corte di giustizia europea 18.12.2009.

In tutt’Europa un giudice può annullare un contratto commerciale porta a porta se il consumatore non era stato informato del suo diritto di recesso. La Corte di giustizia europea ieri ha deciso che la direttiva 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, non vieta affatto che, a certe condizioni, l’impegno a comprare non possa essere annullato.

Il rischio era che la direttiva, pensata per proteggere i consumatori, costituisse un limite alla loro difesa da venditori disinvolti.

Come si sa, la direttiva 85/577/CEE, per la tutela dei consumatori in caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali stabilisce che il consumatore ha il diritto di rescindere il proprio impegno indirizzando una comunicazione entro un termine di almeno 7 giorni dal momento in cui ha ricevuto l’informazione sul suo diritto di rescindere il contratto e secondo le modalità e condizioni prescritte dalla legislazione nazionale...[continua…]

Da Azienda Lex   la notizia qui

Thyssen: “Buonuscita premio a chi rinuncia alla causa” mercoledì, Apr 9 2008 

La denuncia dei sindacati: operai costretti a firmare. L’azienda: stesse clausole da anni.

TORINO– La scoperta è di venerdì sera quando un lavoratore si è presentato alla riunione dei dipendenti Thyssen che intendono costituirsi parte civile contro l’azienda per il rogo del 6 dicembre: “Io sono d’accordo a presentarmi in tribunale – ha detto ai legali del sindacato – ma ho firmato un verbale che mi impedisce di fare causa”.

Ci sono volute poche ore per ricostruire l’accaduto: nel verbale di conciliazione sottoscritto dai dipendenti che concordano la buonuscita con l’azienda è scritto chiaramente che il lavoratore accetta l’incentivo alle dimissioni “a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio” e che “rinuncia pertanto” “a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo… 2043, 2059, 2087… del codice civile”.

I tre articoli del codice citati sono quelli del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall’azienda) e della messa a repentaglio dell’integrità fisica dei lavoratori. Proprio le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Raffaele Guariniello. In sostanza l’alternativa è secca: o accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale o pretendere giustizia perdendo l’incentivo. Gli ultimi lavoratori che hanno firmato la buonuscita hanno ottenuto dalla Thyssen cifre intorno ai 30 mila euro…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Il mancato superamento del periodo di prova costituisce un giustificato motivo di licenziamento giovedì, Mar 20 2008 

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Il mancato superamento del periodo di prova costituisce un giustificato motivo di licenziamento – Che deve essere esplicitato

L’intimazione di un licenziamento è necessariamente un atto formale, che come tale non solo deve essere motivato, ma deve contenere una motivazione completa e non equivoca. In ogni caso, di fronte alla richiesta dei motivi effettuata dal lavoratore nelle lettera di contestazione del recesso, il datore di lavoro ha l’obbligo di esplicitarne i motivi in maniera completa.

Il mancato superamento del periodo di prova costituisce un giustificato motivo di recesso, che deve essere espressamente indicato come tale. Un recesso intimato nel corso del periodo di prova, ma per altri motivi, non equivale affatto ad un licenziamento in prova (Cassazione Sezione Lavoro n. 5103 del 27 febbraio 2008, Pres. Senese, Rel. Monaci).

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Il cliente può recedere dall’incarico conferito a un professionista anche senza giusto motivo venerdì, Lug 13 2007 

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Per il carattere fiduciario del rapporto

L’art. 2237 cod. civ. consente al cliente di recedere dal contratto di prestazione di opera intellettuale concluso con un professionista. La facoltà di recesso può essere esercitata indipendentemente da quello che è stato il comportamento del prestatore d’opera intellettuale, ossia prescindendo dalla presenza o meno di giusti motivi a carico di quest’ultimo. Tale amplissima facoltà – che trova la sua ragione d’essere nel preponderante rilievo attribuito al carattere fiduciario del rapporto nei confronti del cliente – ha come contropartita l’imposizione a carico di quest’ultimo dell’obbligo di rimborsare il prestatore delle spese sostenute e di corrispondergli il compenso per l’opera da lui svolta, mentre nessuna indennità è prevista (a differenza di quanto prescritto dall’art. 2227 cit.) per il mancato guadagno. Ciò non esclude, tuttavia, che, ove si inseriscano nel contratto clausole estranee al suo contenuto tipico, allo stesso possano applicarsi, in mancanza di più specifiche determinazioni, le normali regole relative all’inadempimento (Cassazione Sezione Lavoro n. 14702 del 25 giugno 2007, Pres. De Luca, Rel. Vidiri).

Da Legge e giustizia  la notizia qui
            

Saldi estivi: come comportarsi durante e dopo l’acquisto venerdì, Lug 13 2007 

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Vista la frenesia che spesso attanaglia il consumatore desideroso di “fare l’affare”, l’ADUC anche quest’anno fornisce tutta una serie di accorgimenti e di consigli utili per evitare spiacevoli sorprese. Il tutto in vista dei saldi che a Roma, e in altre citta’, prenderanno il via nella giornata di domani.

Prima di tutto, durante l’acquisto, l’ADUC raccomanda di diffidare da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o bancomat. Per quanto riguarda l’abbigliamento, è necessario guardare le etichette che riportano la composizione dei tessuti: i prodotti naturali costano infatti di piu’, quelli sintetici meno.

E dopo l’acquisto, rimarca l’Associazione, il consumatore deve tenere a mente il fatto che non esiste il diritto di recesso negli acquisti fatti in un esercizio commerciale: per cui se si e’ sbagliata la taglia o si e’ semplicemente cambiato idea, e’ solo la disponibilita’ del commerciante che puo’ ovviare al problema, ma non c’e’ un diritto del consumatore.

 Da Vostri Soldi  la notizia qui

I TERMINI DEI “RIPENSAMENTI” venerdì, Giu 1 2007 

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Stranamente la legge italiana non prevede il diritto del consumatore ad avere una copia dei contratti che firma: deve ricordarsi di chiederla, a volte con insistenza.

Tale diritto è previsto soltanto per i contratti di somministrazione come quelli dell’energia elettrica, del gas, del telefono o dell’acqua, che in base alla legge n. 142/1992 devono essere consegnati contestualmente in copia al consumatore, altrimenti sono soggetti alle norme sul credito al consumo, che ne prevedono perfino la nullità.
Per quanto riguarda tutti gli altri contratti, se non ne ha copia il consumatore neanche sa che, spesso, ha la possibilità di “ripensarci” e di dare disdetta senza oneri entro certi termini che dall’ottobre scorso sono stati ridefiniti dal Codice del consumo (decreto legislativo n. 206/2005)
Questi sono i termini attuali per i ripensamenti, alcuni dei quali, peraltro, sono previsti da altre norme.

10 giorni lavorativi per i contratti firmati fuori dai locali commerciali, ovvero a casa, in ufficio, per strada, in un albergo, eccetera.
10 giorni lavorativi per i contratti a distanza, ovvero le vendite televisive, per corrispondenza, via Internet, telefoniche, per fax, eccetera.
14 giorni per gli acquisti di servizi finanziari, bancari e assicurativi a distanza.
30 giorni per le polizze vita acquistate sempre a distanza.
10 giorni lavorativi per i contratti di multiproprietà, anche se firmati nella sede della ditta.
7 giorni per i valori mobiliari come azioni, obbligazioni, titoli di Stato, fondi di investimento aperti, eccetera, venduti fuori dai locali commerciali della ditta o a distanza.
5 giorni per i fondi di investimento chiusi.
7 giorni per i contratti di qualunque tipo stipulati per via telematica mediante l’uso della firma digitale.
15 giorni per la disdetta di un contratto bancario di deposito qualora la banca decida una diminuzione del tasso di interesse corrisposto al depositante. In questo caso la banca non può pretendere le spese di chiusura conto.

Da Consumatori.it   la notizia qui