L’inghippo nell’alcoltest: se la seconda prova è uguale alla prima non c’è reato lunedì, Lug 8 2013 

downloadTrib. Milano, sentenza pubblicata dall’ottava sezione penale il 5.07.2013

Anche l’alcoltest può fare cilecca ed è facile dimostrarlo: quando le due prove eseguite con lo strumento di controllo, ed effettuate in successione di diversi minuti di distanza l’una dall’altra (nel caso di specie, si è trattato di tredici minuti), mostrano lo stesso risultato, c’è qualcosa che non va.

Infatti, normalmente, il secondo test mostra sempre un tasso di alcol nel sangue più basso rispetto al primo, per via del processo fisiologico di assorbimento del liquido all’interno dell’organismo…continua a leggere

Da La Legge per Tutti

E’ vilipendio dire “Italia paese di merda” venerdì, Lug 5 2013 

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Cassazione, la manifestazione del pensiero non può trascendere nell’offesa.

Dire ”in questo schifo di Italia di merda” costituisce vilipendio alla nazione italiana. Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato la condanna a 1.000 euro di multa (pena condonata) inflitta ad un uomo di Campobasso che si era particolarmente arrabbiato con due carabinieri che lo avevano fermato perche’ viaggiava a bordo della sua auto con un solo faro acceso…continua a leggere

Da Ansa

Droga, sanzione amministrativa per il consumo di gruppo lunedì, Giu 24 2013 

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Il consumo di droga in gruppo non è reato. Anche dopo la modifica del 2006, a opera della legge Fini-Giovanardi, del cosiddetto Testo unico sugli stupefacenti, l’acquisto e la detenzione per uso personale, se avvenuto sin dall’inizio anche per altri soggetti, integra un illecito amministrativo.

Lo hanno ribadito le Sezioni unite della Cassazione, con la sentenza 25401/2013…continua a leggere

Da Il Sole 24 Ore

Il marito geloso taglia i capelli alla moglie: non è cortesia, ma violenza privata martedì, Giu 18 2013 

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La condotta del marito non era, come sostenuto dalla difesa, un aiuto alla moglie che cercava di tagliarsi i capelli da sé, ma l’imposizione di un comportamento in violazione della libertà morale della donna. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 10413/13.

Il caso
Un uomo è condannato in entrambi i gradi di merito per violenza privata aggravata (art. 610 c.p.), in quanto, per gelosia, ha imposto alla moglie, brandendo le forbici, di subire il taglio dei capelli. L’imputato fa ricorso, sostenendo che in realtà i fatti da lui compiuti integrerebbero i reati di ingiuria e minacce; queste ultime, inoltre, non sarebbero state finalizzate al taglio dei capelli, ma ad ottenere chiarimenti su un presunto tradimento della moglie: la donna, infatti, voleva tagliarsi i capelli da sé e il marito l’avrebbe semplicemente aiutata. Per la Cassazione il ricorso non è fondato: i giudici di merito hanno correttamente ricostruito la vicenda, concludendo che effettivamente l’imputato ha minacciato la moglie con le forbici per poi imporle il taglio dei capelli…continua a leggere

Da La Stampa

Guida in stato di ebrezza, assolto. giovedì, Giu 13 2013 

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La sentenza emessa dal Gup del Tribunale di Milano rischia di creare un precedente pericoloso che potrebbe azzerare tutti gli sforzi fatti in materia di prevenzione e di guida sotto l’effetto dell’alcol.

Mercoledì 5 giugno 2013 il Giudice dell’udienza preliminare ha assolto un ragazzo di 20 anni, in quanto nonostante sia stato trovato alla guida del proprio veicolo con un tasso alcolemico superiore al limite massimo consentito (0.5 g/litro), la pattuglia non lo aveva preventivamente avvisato della possibilità di nominare e di farsi assistere da un legale di fiducia durante l’esecuzione dell’etilometro.

Secondo quanto emerso, il giudicante ha ritenuto che tale mancanza sia motivo sufficiente per annullare l’accertamento e quindi non condannare il conducente di un veicolo che aveva chiaramente contravvenuto ad una norma del Codice della Strada. E’ evidente a chiunque che la sentenza emessa, oltre a creare un precedente molto pericoloso, annulla gli sforzi che ogni giorno le Forze dell’Ordine, associazioni di categoria, associazioni di vittime e professionisti del settore, fanno nel tentativo di informare i guidatori che l’assunzione di alcol aumenta in modo esponenziale la possibilità di avere incidenti anche molto gravi…continua qui

Da Jmorgan Brokers

E’ reato di maltrattamenti disprezzare e umiliare il coniuge mercoledì, Lug 7 2010 

Cass. Sez. pen. Sentenza n. 22740/2010

La Suprema Corte di Cassazione ha di recente stabilito che: “nella materialità del delitto di maltrattamenti rientrano percosse, minacce, ingiurie, privazioni imposte alla vittima e anche atti di scherno, disprezzo, umiliazione e di asservimento idonei a cagionare durevoli sofferenze fisiche e morali.

Ne consegue che, non risultando diversamente accertato dal giudice del merito e tenuto conto della coincidenza temporale dei delitti contestati ex art. 572, 610, 612, 594 cp, i singoli episodi vessatori rimangono assorbiti nel reato di maltrattamenti”.

Da Saranno Avvocati  la notizia qui

Frasi offensive su “Facebook”: corretto il risarcimento alla persona offesa martedì, Apr 6 2010 

Il Tribunale di Monza della Sezione IV Civile, con la recente sentenza 2 marzo 2010, n. 770, ha stabilito che colui il quale lede la reputazione, l’onore o il decoro di una persona tramite l’invio di un messaggio del social network “Facebook” è obbligato al risarcimento del danno.

Questa la vicenda sottoposta al Tribunale di Monza: una giovane donna, portatrice di una particolare tipologia di strabismo, definita “esotropia congenita”, entra in contatto con un giovane attraverso il più famoso social network “Facebook”.

I due intraprendono una relazione sentimentale, ma il giovane, stufo delle continue ed eccessive attenzioni della donna, decide di porre fine al rapporto con un messaggio, visibile da altri utenti, tramite “Facebook”.

Nel citato messaggio il ragazzo non solo la offende sull’aspetto fisico e sulla particolare tipologia di strabismo, ma ne rende noti i gusti sessuali, ledendo la sua reputazione, l’onore ed il decoro.

La donna decide di citare in giudizio il ragazzo, chiedendo il risarcimento del danno morale soggettivo o, comunque, del danno non patrimoniale, conseguente alla lesione subita…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Dare del gay a una persona è reato martedì, Mar 16 2010 

La suprema corte: basta alle denigrazioni nei confronti degli omosessuali. Si rischia una condanna per ingiuria.

MILANO – Dare del gay ad una persona è reato: la Cassazione dice basta alle denigrazioni nei confronti degli omosessuali e ricorda che tale condotta può sfociare in una condanna per ingiuria.

La Suprema Corte affronta l’argomento nell’ambito di un procedimento, aperto nei confronti di un 71enne che, in una lettera aveva offeso un uomo ricordandone «il suo essere gay» in riferimento a una vacanza che il destinatario della missiva aveva fatto in montagna con un marinaio e il suo allontanamento da un club sportivo frequentato da ragazzini.

Il tribunale di Ancona, in sede di rinvio (durante il primo processo d’appello l’imputato era stato assolto, ma il verdetto era stato annullato dalla Cassazione), aveva condannato il 71enne a 400 euro di multa per il reato di ingiuria, rilevando che le espressioni usate dall’imputato nella lettera «esprimevano riprovazione per le tendenze omosessuali del contraddittorie e un inequivoco ed intrinseco intento denigratorio riferito all’allontanamento da un luogo frequentato da minori.

La prima sezione penale della Suprema Corte, con la sentenza 10248 ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato contro la sentenza di appello bis, rilevando che «correttamente» il tribunale di Ancona ha «svolto la sua funzione inquadrando per un verso il termine ‘gay’ utilizzato nella lettera agli episodi che la sentenza annullata aveva omesso di considerare, la vacanza con il marinaio e l’allontanamento dal club frequentato da minori e valutando le ulteriori accuse, presenti nella missiva ritenuta offensiva, come denigratorie, con giudizio di merito, logicamente motivato»…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

Cassazione, il genitore irregolare va espulso anche se in Italia ha figli che vanno a scuola venerdì, Mar 12 2010 

La Corte smentisce una propria precedente sentenza che bocciava l’espulsione di un padre perché avrebbe provocato per i bambini traumi affettivi e un calo nel rendimento scolastico.

“L’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sul diritto allo studio dei minori”.

ROMA – Marcia indietro della Cassazione in tema di immigrazione: gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma “affettivo” e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Infatti, secondo il nuovo orientamento della Suprema Corte che smentisce una precedente, recente sentenza, l’esigenza di garantire la tutela della legalità alle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.

La Cassazione – con la sentenza n. 5856 della I sezione civile – ha respinto così il ricorso di un immigrato irregolare albanese, con moglie in possesso di permesso di soggiorno, in attesa della cittadinanza italiana, e due figli minori. L’immigrato, residente a Busto Arsizio (VA), aveva chiesto l’autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto al “sano sviluppo psicofisico” dei suoi bambini, che sarebbe stato alterato dall’allontanamento del loro padre…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Violenza in coppia stabile è maltrattamento in famiglia lunedì, Nov 2 2009 

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Le vessazioni tra persone che hanno un rapporto consolidato equivalgono a quelle tra sposati.

Cassazione 40727/2009.

di Roberto Codini
Le vessazioni e le violenze sul partner sono sempre da considerarsi maltrattamenti in famiglia tutelati dalla legge penale purché si tratti di coppie stabili anche se non sposate o conviventi.
Lo ha stabilito la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando una sentenza della Corte di Appello di Cagliari che aveva condannato un signore per il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della compagna.

La Suprema Corte, respingendo il ricorso dell’imputato contro la sentenza di appello, ha affermato che “ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l’azione delittuosa sia commessa ai danni di una persona convivente “more uxorio”, atteso che il richiamo contenuto nell’art.572 del codice penale. alla “famiglia” deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo”.

La sentenza costituisce un ulteriore passo in avanti in materia di tutela della c.d. “famiglia di fatto”, cioè delle unioni tra soggetti non uniti dal vincolo del matrimonio. È utile ripercorrerne brevemente le tappe…[continua…]

Da Cittadino Lex   la notizia qui

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