Riforma penale, via l’ergastolo mercoledì, Giu 20 2007 

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Dalla bozza di riforma del codice penale scompare l’ergastolo (sostituito dalla pena massima di 38 anni) e viene introdotta la legittima difesa solo per la tutela della persona, non del patrimonio. Per ridurre in parte la discrezionalità dei giudici, prevista l’abolizione delle circostanze attenuanti generiche per introdurre così l’obbligo di indicare i criteri seguiti per la sentenza. Il giudice deciderà direttamente pene alternative al carcere.

Lo ha anticipato il giudice di Palermo Piergiorgio Morosini, uno dei componenti della commissione che ha iniziato i suoi lavori nel luglio scorso sotto la guida dell’ex parlamentare Giuliano Pisapia, e il risultato del cui lavoro è stato consegnato nei giorni scorsi al ministro della Giustizia Clemente Mastella.

Addio ergastolo
Il progetto prevede l’abolizione della prigione a vita, sulla base del dettato costituzionale, secondo cui la pena non è punitiva, ma deve servire a rieducare. Si prevede la sostituzione dell’ergastolo con la pena massima di 38 anni di carcere, anche se non è esclusa una “soluzione aperta”, ha spiegato Morosini, con trattamenti differenziati per i condannati per mafia e terrorismo. In passato l’abolizione dell’ergastolo era stata proposta da almeno un referendum, che però aveva incassato una maggioranza di “no”.

Legittima difesa
Tra le altre misure della riforma, che aggiorna il “Codice Rocco”, è previsto poi un ampliamento delle ragioni di legittima difesa, consentita in caso di pericolo di vita e per la difesa della libertà personale e sessuale, mentre viene abolita la norma che prevedeva la difesa del patrimonio, fortemente voluta dalla Lega Nord nella passata legislatura e fonte di forti polemiche tra schieramenti politici e tra magistratura e governo di centrodestra.   

La discrezionalità dei giudici
Vengono abolite le circostanze attenuanti generiche, introducendo così l’obbligo di indicare esattamente quali criteri si sono seguiti per quantificare la pena. Per il concorso in reato – per esempio, quello di concorso esterno in associazione mafiosa – deve essere indicato quale è il contributo “concreto” dato dall’imputato. Il giudice invece potrà decidere direttamente pene alternative al carcere per certi reati, disposizione che oggi viene assunta dal Tribunale di sorveglianza, anche perché la riforma punta ad ampliare il ricorso alle sanzioni interdittive, riparatorie e pecuniarie, con l’idea di riservare il carcere solo ai condannati per reati più gravi.

Da Tgcom. it  la notizia qui
 

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Omicidi Donegani, ergastolo per Gatti giovedì, Mag 17 2007 

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I giudici hanno confermato la richiesta del pm: Guglielmo Gatti dovrà scontare il carcere a vita con isolamento diurno per 3 anni.

BRESCIA – Guglielmo Gatti, accusato di avere ucciso nel luglio di due anni fa gli zii e di averne fatto a pezzi i corpi disperdendone le parti in montagna, è stato condannato all’ ergastolo con isolamento diurno per tre anni dalla Corte d’Assise di Brescia. I giudici Enrico Fischietti e Annamaria Dalla Libera, affiancati dai 6 giudici popolari, hanno così accolto la richiesta del pubblico ministero Claudia Meregola che, parlando di un «diluvio di prove» a carico dell’uomo, aveva caldeggiato durante la sua requisitoria in aula il massimo della pena. Gatti era accusato di omicidio volontario e premeditato, vilipendio, soppressione e occultamento di cadavere.

SENTENZA IN SEI ORE – La Camera di consiglio ha impiegato oltre sei ore per la sentenza e ha confermato le richieste dell’accusa. E’ stata disposta per Gatti anche l’intedizione da pubblici uffici e decretata l’affissione della sentenza sui muri di Brescia oltre alla pubblicazione su quotidiani nazionali. L’uomo dovrà anche rimborsare i parenti delle vittime, quattro fratelli e un nipote di Luisa De Leo, corrispondendo 80mila euro a ciascuno. L’avvocato di parte civile ne aveva chiesti 150mila a testa. I giudici hanno infine dato il nulla osta per la sepoltura e i funerali dei coniugi. ………[continua…..]

Da Il Corriere Della Sera   la notizia qui

Bestie di Satana, ergastolo per Sapone e Leoni mercoledì, Mag 16 2007 

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MILANO – Anche la seconda corte d’Assise d’Appello di Milano condanna a vita le Bestie di Satana. Confermati i due ergastoli a Nicola Sapone e l’ergastolo con isolamento diurno per nove mesi Paolo Leoni. Pene inasprite per Marco Zampollo, condannato a 29 anni e tre mesi e per Eros Monterosso, condannato a 27 anni e tre mesi (in primo grado ai due erano stati inflitti rispettivamente a 24 e 26 anni di reclusione).

“Tutto sommato è stata una sentenza equilibrata”, ha detto il sostituto procuratore generale, Paola Capobianco, dopo la lettura del dispositivo della sentenza. Il pg ha inoltre osservato che la Corte “ha accolto in gran parte le richieste dell’accusa, soprattutto per quanto riguarda il riconoscimento dei due tentati omicidi”. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la condanna all’ergastolo per tutti, ad eccezione della Elisabetta Ballarin, per la quale l’accusa ha ottenuto uno sconto di pena dai 24 anni e 3 mesi inflitti in primo grado a 23 anni.

Il verdetto della Corte d’Appello di Milano per gli altri due membri della setta era arrivato il 16 giugno dello scorso anno: vent’anni per Andrea Volpe e 12 anni e 8 mesi per Pietro Guerrieri. Anche loro erano accusati dell’omicidio di Chiara Marino e di Fabio Tollis.

L’accusa. I cinque, per i quali si è pronunciato oggi il tribunale, sono stati accusati dell’omicidio e dell’occultamento di cadavere di Mariangela Pezzotta, Fabio Tollis e Chiara Marino, nel gennaio del 1998, poi sepolti nel bosco di Somma Lombardi. E dell’induzione al suicidio di Andrea Bontade: il giovane anche lui del gruppo che il 21 settembre del ’98 andò a schiantarsi contro un muro con la sua macchina lanciata ad alta velocità a Gallarate.


Le reazioni. “Provo soddisfazione come cittadino perché è stata fatta giustizia – ha spiegato Michele Tollis, padre di una delle vittime – Ma provo rabbia come padre di Fabio, perché queste persone, con i loro crimini, hanno gettato nella disperazione me, mia moglie e anche le loro famiglie”.

“Giustizia vera. Giusto quello che hanno detto i giudici. Va bene così”. Questo il commento dei genitori di Chiara Marino, anche lei vittima delle Bestie di Satana.

Il difensore. “Elisabetta è scoppiata in lacrime,
al momento della lettura della sentenza, ho paura per lei, della sua reazione, le sue erano lacrime di disperazione”, ha raccontato Francesca Cramis, legale di Elisabetta Ballarin. “La corte ha abbracciato piattamente la tesi dell’accusa – ha detto il legale – Elisabetta ha una patologia mentale, come ha acclarato una perizia dell’accusa, ma i giudici hanno ignorato la possibilità di concederle le attenuanti”. Ora, l’avvocato teme per il futuro della giovane: “Ha solo 21 anni, deve ritrovare uno scopo nella vita, ma oggi mi è parsa demotivata”. Riguardo a Sapone il difensore ha detto che “è più razionale” rispetto a Elisabetta. Ora “aspetterà il giudizio della Cassazione come in questi giorni aspettava il giudizio d’appello”.

La sentenza sarà pubblicata.
Disposta anche la pubblicazione della sentenza di condanna tramite l’affissione nei Comuni di Busto Arsizio, Somma Lombardo e Corsico. I giudici della seconda corte d’assise d’appello hanno stabilito inoltre la pubblicazione una sola volta e per estratto sui quotidiani Prealpina, la Repubblica, Corriere della Sera. da Repubblica.it

Bestie di Satana: chiesti cinque ergastoli mercoledì, Mag 9 2007 

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Il sostituto procuratore generale di Milano: ««Uccidevano per riempire il vuoto pneumatico delle loro vite»

MILANO – Il sostituto procuratore generale di Milano, Paola Capobianco, ha chiesto cinque ergastoli per quattro degli imputati del gruppo delle cosiddette “Bestie di Satana”, ritenuti responsabili a vario titolo di tre omicidi, due tentati omicidi, una induzione al suicidio, rapine e porto illegali di armi. «Uccidevano per riempire il vuotopneumatico delle loro vite – ha detto la rappresentante dell’accusa – agirono con spregiudicatezza, cinismo e sadismo. Non meritano nessun attenuante perché non ci sono elementi in grado di bilanciare le tragedie che hanno provocato».

LE PENE – Nei confronti dei cinque imputati, il magistrato ha chiesto pene diverse rispetto a quelle a loro inflitte in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio: doppio ergastolo a Nicola Sapone, (l’unico per cui la condanna sollecitata è rimasta invariata rispetto al primo grado ); 23 anni per Elisabetta Ballarin (24 anni e 3 mesi era la pena in primo grado); ergastolo per Eros Monterosso (24 anni), Marco Zampollo e Paolo Leoni (26 anni). Agli imputati sono contestati due tentati omicidi, il duplice omicidio di Fabio Marino e Chiara Tollis (del quale l’esecutore materiale sarebbe stato Sapone, mentre avrebbero dato il concorso morale Monterosso, Zampollo e Leoni, l’omicidio di Mariangela Pezzotta (gli accusati sono Ballarin e Sapone) e induzione al suicidio di Andrea Bontade (solo Sapone).

LA RICOSTRUZIONE – Secondo la ricostruzione del Pg, gli imputati avrebbero fatto parte di un gruppo in cui vigevano due principi cardine: «La solidarietà» e «l’omerta»: la prima necessaria per compattare gli intenti criminali, la seconda che, a detta della Capobianco, spiega il concorso morale di chi non partecipò all’esecuzione materiale dei delitti. Il magistrato si è poi soffermato sulla suddivisione del ruolo all’interno di un gruppo «compatto», soffermandosi sulla figura di leader che avrebbe avuto Leoni, il quale «non si sporcava le mani da vero capo, ma si serviva di altre persone». Per questo, non ci sono dubbi da parte del Pg nell’attribuirgli il concorso morale. «Nel rilevare questo atteggiamento di omertà, decisive sono anche le intercettazioni telefoniche nelle quali gli imputati usano un linguaggio criptico».

Da Il Corriere Della Sera   la notizia qui

L’interdizione legale mercoledì, Mag 9 2007 

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L’interdizione legale è istituto diverso da quella giudiziale che, come visto nei nostri articoli in materia di interdizione all’interno di questo blog, consegue sempre ad un accertamento di tipo giudiziale relativo alla diminuita capacità di agire del soggetto o a casi di infermità più o meno grave.

L’interdizione legale è invece disposta dal legislatore al ricorrere di alcuni particolari casi:

il fallimento, che produce la perdita della capacità di agire del fallito. Questi perde il diritto all’amministrazione dei propri beni, la capacità processuale, il diritto all’elettorato attivo e passivo, ecc. Al fallito si sostituisce nel compimento di taluni atti, il curatore fallimentare

le condanne penali a pena dell’ergastolo o della reclusione superiore a 5 anni. In tal caso, l’interdizione è pena accessoria e la sua durata è la medesima della pena principale.